Archive for the ‘Istituto Europa Asia’ category

Banca d’Italia Bankitalia Milano – Libro “Germania/Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca” di Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca – Donzelli Editore – Presentazione.

dicembre 15, 2017

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In Banca d’Italia, sede di Milano, presentazione del libro di Bolaffi e Ciocca

GERMANIA ED EUROPA, OPPORTUNITA’ E RISCHI

Faville – di falò o di stelline di Natale – alla presentazione alla Banca d’Italia di  Milano del libro “Germania/Europa”.

Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca” di Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca, Donzelli Editore. A innescarle con la franchezza di una discussione tra amici il console generale aggiunto di Germania Peter von Wesendonk il cui esordio (sintetizziamo) “Voi italiani non soltanto difendete i vostri difetti ma pretendete che gli altri Paesi li accettino” ha vivacizzato non poco il dibattito fino ad allora parecchio interessante, ma obbediente ai crismi di ogni simile evento. Trasformandolo in un confronto tra nord e sud del Continente, con rispettivi portavoce Italia e Germania, appunto.

Dice Angelo Bolaffi : ”Il vero segreto dell’odierna leadership tedesca, quello che potremmo chiamare il fondamento della sua capacità egemonica, non è di natura economica, come molti ritengono, ma è in primo luogo di natura spirituale e culturale: consiste in una trasformazione epocale, in una sorta di miracolo etico-politico, un “miracolo democratico””.

Aggiunge Pierluigi Ciocca: “Sul piano geopolitico la Germania ha rilievo se inscritta nell’Euroarea e nell’ Unione Europea. Ha bisogno dell’Europa non meno di quanto ne abbia l’Europa della Germania. La condizione affinché trovi negli altri Paesi europei piena cooperazione è che sappia comprendere i loro problemi, non ne ostacoli il superamento, contribuisca a risolverli senza imporre le soluzioni”.

La Germania rappresenta, in questo difficile passaggio storico, disseminato di sfide inedite del mondo globale, il baricentro di una Europa sempre più fragile nei suoi equilibri e nella sua stessa esistenza: è innegabile che le sorti di un’unione faticosamente raggiunta dipendano fortemente dagli orientamenti e dalle scelte che è chiamata a compiere, nel prossimo futuro, la nazione tedesca.

È una verità di cui spesso i suoi vicini europei stentano a prendere coscienza, manifestando atteggiamenti di aperta insofferenza e incomprensione nei confronti di un paese la cui storia ha dolorosamente pesato sui destini dell’intero Vecchio continente. Cos’è, dunque, la Germania di oggi? È in grado di esercitare quella leadership all’interno dell’Unione che oggettivamente le spetta? Le sue scelte di politica economica, improntate all’austerità e al rispetto dell’ortodossia delle regole di bilancio comunitarie, sono un modello o un intralcio per la costruzione di una politica economica comune?

Partendo da punti di vista autonomi e non sempre convergenti, Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca affrontano in questo volume i nodi più intricati della vicenda tedesca, e insieme di quella europea, in un confronto serrato su una questione ineludibile per tutti noi europei: cosa ne sarà dell’Europa se la Germania non riuscirà a interpretare con responsabilità e saggezza il suo ruolo di cuore federativo?

A questi interrogativi, che sottintendono di per se’ le risposte, si sono aggiunti, dopo l’articolata presentazione del direttore della Banca d’Italia di Milano Giuseppe Sopranzetti (citando Visco “l’Italia, vittima di un’amnesia collettiva, ha perso vent’anni”)  i pareri di Federico Carli, Associazione Guido Carli; dell’economista Giorgio La Malfa; di Giangiacomo Nardozzi, già professore di Economia politica nel Politecnico di Milano; moderati con la consueta pacata autorevolezza dall’editorialista del Corriere della Sera Federico Fubini.

Se, come afferma la saggezza del popolo “non c’è un fosso se non ci sono due rive” ovvero i torti e le ragioni non stanno mai da una parte sola, di particolare interesse è stata l’opinione di La Malfa: “La moneta unica, voluta da Mitterrand  per  “ingabbiare” lo strapotere del marco tedesco, si è rivelata un errore politico”. L’opinione più diffusa è che i capitali siano affluiti in misura ancora maggiore verso il “centro forte” del Continente, la Germania appunto, la quale continua ad accumulare surplus commerciale. Ma se la Germania che, secondo Fubini, vede aumentare costantemente la presenza di giovani italiani,  intende – e ne avrebbe l’obbligo morale e culturale – guidare in tali termini l’Unione Europea, deve aiutare i Paesi meno abbienti (o anche, diciamolo pure, meno virtuosi), non limitarsi a imporre vincoli di austerità. Se ciò continuerà a verificarsi, la situazione diverrà insostenibile. Ci rimetteremmo tutti: Paesi come l’Italia, ma anche la stessa Germania. E alla fine tutta la costruzione dell’Unione Europea.

 

Foto: Il Console generale aggiunto di Germania a Milano, Peter Von Wesendonk  con il presidente IEA Achille Colombo Clerici

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Inaugurazione del “Teatrino” di Villa Medici Giulini a Briosco – Fernanda Giulini – IEA informa

dicembre 6, 2017

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Terzo concerto del ciclo inaugurale del Teatrino di Villa Medici-Giulini

Serata di classe per gli amanti del belcanto a Villa Medici Giulini di Briosco

CONCERTO FINALE DEGLI ALLIEVI DI MARIELLA DEVIA

Nel “Teatrino” di Villa Medici-Giulini a Briosco ha avuto luogo il Concerto prenatalizio degli allievi della Masterclass di canto tenuta da Mariella Devia.

Eseguiti brani di Handel. Massenet, Puccini, Verdi, Mozart.

Si tratta del terzo di una serie di concerti, che ha concluso le cerimonie di inaugurazione del teatrino, i cui lavori sono stati ultimati alla fine dell’estate.

Il teatrino richiama nell’idea e nella impronta, informata al primo neoclassicismo, quella del “Teatro di Corte” realizzato su progetto del Piermarini nella Villa Reale di Monza, poco distante da Briosco. L’inaugurazione ufficiale, ha avuto luogo alla presenza del Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, ed è stata preceduta da un concerto privato nel quale si esibiva il violino di Wolfang Amadeus Mozart, costruito da Pietro Antonio Dalla Costa nel 1764.

“I suoni di Mozart”. Questo il tema ispiratore del concerto, conseguito con l’uso degli strumenti musicali originali usati da Wolfang Amadeus: un fortepiano Anton Walter della collezione di Villa Giulini ed appunto il violino Costa appartenuto al genio musicale salisburghese.

Il violino era stato recato a Briosco per il concerto, con ogni cautela, direttamente dalla curatrice dello strumento, accompagnata da una delegazione di presidenza della Fondazione Mozarteum, invitata per la cerimonia di inaugurazione del teatro dalla padrona di casa Fernanda Giulini.
La cornice della seletta platea di ospiti era quella di gala.
Il violinista austriaco Franz Stadler eseguiva brani del repertorio mozartiano.

A fine novembre, concerto di chiusura della Masterclass-flauto di sir James Galway. Il Maestro irlandese,  accompagnato dal pianista Mirko Maltoni, si è esibito con la consorte lady Jeanne, anch’ella flautista, in una divertentissima esecuzione della marcia turca trascritta per i due flauti. Il concerto ha visto la partecipazione, come special guest artist, del solista della Orchestra del Piccolo Maggio Fiorentino, Nicola Mazzanti.

Foto:
Un momento della serata: il Presidente del Conservatorio di Milano Ralph Alexandre Fassey, Fernanda Giulini, Laura Perego di Cremnago, Achille Colombo Clerici

Flautisti: Sir James Galway e Lady Jane, con  Nicola Mazzanti

 

 

Riforma delle Banche Popolari – Dibattito nella sede di ABI in via Olona a Milano in occasione della Presentazione del libro di Corrado Sforza Fogliani

dicembre 4, 2017

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Presentato nella sede dell’ABI a Milano il libro-denuncia di Corrado Sforza Fogliani

BANCHE POPOLARI E IL RISCHIO DI UN OLIGOPOLIO BANCARIO

La riforma delle Banche Popolari ha colpito un sistema che per centocinquant’anni ha finanziato la crescita delle piccole e medie imprese che rappresentano il tessuto connettivo del Paese.

Perché questo sistema è stato colpito in Italia e mantenuto altrove? A chi faceva comodo – magari in Europa – indebolire il nostro apparato finanziario già messo a dura prova da dieci anni di crisi economica e dalla moneta unica?

E’ un documentato atto di denuncia quello contenuto nel libro “Siamo molto popolari” che il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani ha scritto per l’editore Rubbettino, riassunto nel sottotitolo “Controstoria di una riforma che arriva da lontano e porta all’oligopolio bancario”. Il libro è stato presentato nella sede dell’ABI-Associazione Bancaria Italiana di Milano, con interventi di Fausto Capelli, Giovanni Ferri, Carlo Fratta Pasini, Andrea Greco, Pierluigi Magnaschi, Nicola Porro, Nicola Saldutti, Giulio Tremonti, coordinati da Nino Sunseri.

La riforma Renzi del 2015, sostiene Sforza Fogliani, ha eliminato un sistema di credito nei mercati legati al territorio che faceva concorrenza alle grandi banche i cui maggiori azionisti, alla fin fine, sono i fondi di investimento speculativi europei e statunitensi, come dimostra la documentazione in appendice al libro stesso.

La riforma delle banche popolari è stata fatta attraverso la decretazione. Una procedura certamente anomala e frettolosa. E la scelta del governo Renzi è intervenuta a poche settimane di distanza dalla svolta della Bce che ha avviato il programma di acquisto di titoli di Stato in Europa (il c.d. Quantitative easing).
Un piano che ha messo in sicurezza il debito pubblico italiano e consentito allo Stato di risparmiare circa venti miliardi di interessi. Ma la coincidenza è alquanto sospetta.

Secondo Tremonti, che affronta il discorso generale del rapporto banche-risparmiatori nel nostro Paese, siamo passati negli anni da un opposto all’altro.
Dalla sacralità della moneta e dunque per traslato del soggetto che la emetteva, anche per quanto concerne la responsabilità nei controlli dallo stesso compiuti (che un tempo erano più blandi) e dalla Sacralità del risparmio, la cui tutela discende dall’art. 47 della Carta Costituzionale, nientemeno che al bail in.

Pochissimi ricordano l’esempio limite in tema di tutela del risparmio. Il cosiddetto decreto Sindona. Che prevedeva addirittura la possibilità di un prestito dalla Banca d’Italia alle Banche in liquidazione coatta ad un tasso dell’ 1% e per un importo pari all’ammontare dei titoli di Stato depositati presso la Banca d’Italia stessa, in modo tale da permettere la tutela dei risparmiatori attraverso il meccanismo del positivo spread fra i tassi.

Ora, la normativa europea sul bail-in (con il suo limite quantitativo uniforme dei 100mila euro) non tiene conto nemmeno delle differenze economiche e sociali tra gli Stati e della loro cultura del risparmio, e addirittura è assurdamente retroattiva.

Non sono mancate le motivate critiche alla gestione di molte banche popolari precedute da una lapidaria considerazione di Magnaschi che ha ricordato una celebre frase di Luigi Einaudi: il capitalismo possiede in sé un cancro che deve essere scoperto e reciso prima che si trasformi in oligopolio o in monopolio.

Ora che le principali banche popolari non sono più popolari, il credito al territorio come potrà essere assicurato? Le banche possedute dai grandi fondi punteranno tutto sul risparmio gestito, senza rischi. E le imprese che vorranno finanziarsi dovranno ricorrere al capitale di rischio. Chi potrà lo farà, ma ai piccoli imprenditori cosa resta? Lo ha ripetuto, in chiusura l’autore del libro, sottolineando come la riforma abbia colpito in Italia  un sistema creditizio che pure rimane fortissimo in altri Paesi: oggi nel mondo sono attivi oltre 200.000 istituti con 435 milioni di soci, 700 milioni di clienti, 9 .000 miliardi di euro di raccolta.

Una domanda alla quale nessuno sa dare risposta, a cominciare dai grandi soloni della finanza.

Foto di archivio:
Corrado Sforza Fogliani, Giorgio Spaziani Testa, Achille Colombo Clerici

 

Benito Perrone IL CIBO: RESPIRO DELL’ANIMA, ENERGIA PER LA VITA, NUTRIMENTO DELLA PACE libro 2017 – IEA informa

dicembre 4, 2017

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I lasciti di Expo 2015 nel volume di Benito Perrone, avvocato umanista

IL CIBO: RESPIRO DELL’ANIMA, ENERGIA PER LA VITA, NUTRIMENTO DELLA PACE

Il cibo è una necessità vitale della persona ed è un fondamento del vivere liberi. Inscindibile dal diritto alla vita, il diritto al cibo è, quindi, un aspetto decisivo del patrimonio giuridico di ogni persona. In questa prospettiva, il volume di Benito Perrone “Il cibo. Respiro dell’anima, energia per la vita, nutrimento della pace” (Rubbettino editore) indaga le attuali politiche sull’alimentazione, food safety e food security e la possibilità di configurare un diritto al cibo. Per ragioni di giustizia e come “nutrimento della pace”. A fronte dei numeri assurdi della fame, della malnutrizione e dello spreco stimato dalla FAO in un terzo dell’intera produzione mondiale pari a 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti inutilizzati e distrutti, sufficienti per i 2 miliardi di persone non nutrite a sufficienza, inclusi 800 milioni di persone, moltissimi i bambini, che soffrono e muoiono di fame. Lo spreco alimentare in Italia è stimato in 8 miliardi di euro all’anno.

Expo 2015 aveva quale messaggio due finalità: Nutrire il pianeta ed Energie per la vita, sviluppate nella mirabile Carta di Milano, vero lascito dell’Esposizione Universale, cui si è affiancato il Manifesto dell’Avvocatura sottoscritto da centinaia di avvocati italiani e stranieri; mentre i sindaci di 137 grandi città del mondo hanno sostenuto il Milan Urban food policy pact promosso dal Comune di Milano, un vero e proprio patto sulle politiche alimentari urbane:  tutti percorsi di condivisione e di sensibilizzazione. Perrone, nella sua opera – scrive nella prefazione Remo Danovi, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano – ne analizza i temi in modo sistematico, a partire dal punto di vista giuridico fino alle conseguenze pratiche ed economiche, ricucendo simbolicamente l’Italia citando alcune iniziative locali, da Milano a Bergamo, dall’Abruzzo alla Basilicata.

Livia Pomodoro, presidente del Milan Center for Food Law and Policy impegnato in numerose iniziative nazionali e internazionali per la tutela del diritto al cibo ed al cibo adeguato, nella postfazione del volume sottolinea la straordinarietà dei risultati raggiunti da Expo con Milano destinata a rimanere capitale mondiale della nutrizione e di tutti i diritti umani ad essa connessi

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano” è stato l’accorato grido di Papa Francesco in occasione di Expo: perché essa non si limiti ad essere un ”tema” ma sia accompagnata dalla “coscienza dei volti”  di milioni di persone che oggi hanno fame. Perché tutti vengano coinvolti in un grande progetto di solidarietà. Aggiungendo: Dio chiama l’umanità perché smetta finalmente di abusare del giardino che Egli ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino.

La spinta di Expo prosegue ben oltre il semestre espositivo e alimenta gli obiettivi e l’azione dell’Onu. L’affermazione dei diritti e il mantenimento degli impegni trovano, si sa, molti ostacoli. Ma la storia insegna che la comunità umana pur tra contraddizioni, arretramenti, guerre economiche o di sterminio, progredisce.

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Benito Perrone, avvocato a Milano e già parlamentare della Lombardia, dal 2005 dirige Iustitia, la rivista dei Giuristi Cattolici Italiani. Nel 2014 l’Ordine degli Avvocati di Milano lo ha insignito con la medaglia d’oro “per avere affrontato in questi 50 anni le proprie cause con la dedizione e con l’entusiasmo che lo accompagnano nel lavoro come nella vita”.

Foto:
Benito e Andrea Perrone, Mariapia Garavaglia, Achille Colombo Clerici pres IEA

Carlo Ramous Spazio – Iniziativa commemorativa della Famiglia Patscheider – IEA informa

novembre 30, 2017

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Iniziativa della famiglia Patscheider per ricordare il grande artista milanese

APERTO A MILANO SPAZIO RAMOUS

Il milanese Carlo Ramous (1926-2003), protagonista trascurato della scultura e della pittura italiana del secondo Novecento, finalmente rivalutato con la mostra tenutasi alla Triennale (più di 12.500 visitatori in due mesi) si ripropone ai concittadini nel nuovo e accogliente Spazio Ramous di via Tiziano 11. Spazio Ramous  è stato realizzato  da Walter Patscheider, architetto e ingegnere milanese, dalla sorella Peg e dal figlio Gunther. Qui hanno incontrato, in una serata dedicata, numerosi appassionati d’arte, tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici e Franco De Angelis, già assessore comunale e successivamente della Provincia di Milano, figura storica del mondo politico meneghino, con il collezionista d’arte Daniele Crippa.

Come scritto nello stupendo volume “Carlo Ramous. Scultura, architettura, città”, a cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti, Silvana Editoriale, l’artista ha attraversato in pieno le fasi cruciali dell’arte moderna approdando, all’inizio degli anni Settanta, alla dimensione dell’opera d’arte ambientale.  Fin da giovanissimo aveva stretto un proficuo sodalizio con architetti e progettisti, che gli consentirono di realizzare, già nella seconda metà degli anni Cinquanta, alcuni significativi interventi scultorei applicati all’architettura religiosa e industriale: le facciate delle chiese alla periferia di Milano, o gli stabilimenti di nuova costruzione in Italia e all’estero, diventano il campo di grandi decorazioni istoriate o ornamentali che fanno tutt’uno con l’edificio. È negli anni Settanta, però, che Ramous arriva a una articolata concezione ambientale della scultura, che abbandona le precedenti ricerche sul segno e sulla materia per dare respiro a forme geometriche dai profili nitidi che si articolano nello spazio con ardito calcolo degli equilibri. Riflettendo sui volumi plastici secondo idee già futuriste, Ramous aveva da subito concepito la scultura come forma pronta a staccarsi da terra per librarsi nello spazio.

Patscheider ha ereditato dal padre una vasta collezione di sculture e di bozzetti di Carlo Ramous. Lui stesso conosceva molto bene l’artista, amico di famiglia da lunga data. Dopo la scomparsa dello scultore, Patscheider ha deciso di tutelare e promuovere la sua opera. Anche puntando su scommesse che sembravano impossibili, come il recupero delle grandi sculture perdute a Parma, ritrovate abbandonate in un magazzino e in condizioni pietose. Ripuliti e restaurati, i relitti sono tornati agli antichi splendori diventano Arco, Timpano, Continuità.

“Carlo Ramous non ha mai voluto vendersi ai commercianti d’arte – afferma – finché era in vita aveva molti contatti e ottimi rapporti nel mondo dell’arte, era conosciuto in tutto il mondo. Quando è mancato, è mancato anche chi portasse avanti il suo discorso. E’ stato dimenticato”.  Ma lui e la famiglia si stanno impegnando perché questo non accada. La realizzazione di Spazio Ramous nel quale hanno investito tempo e denaro vuole riportare la sua arte al pubblico.

Foto:
Da sin. Walter Patscheider, Achille Colombo Clerici, Franco De Angelis, Daniele Crippa

 

 

Svizzera Consolato Milano – Auguri di Buon Anno – Terrazza del Grattacielo Svizzero di via Palestro

novembre 29, 2017

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Gli auguri di fine anno del Console Generale Félix Baumann

IL CALORE DI UNA BAITA SVIZZERA IN PIENO CENTRO A MILANO

Il calore (ce n’era bisogno data la rigidità della temperatura) di una baita svizzera su una delle più belle terrazze di Milano, quella che si affaccia sui Giardini Montanelli dal quarto piano dello storico Centro Svizzero di piazza Cavour. Qui il console generale di Svizzera a Milano Félix Baumann, massimo rappresentante della attiva comunità elvetica che opera nelle strutture del Centro e a Milano, ha incontrato i moltissimi amici milanesi per gli auguri di fine anno. A completare l’atmosfera delle più sentite festività cristiane una tipica orchestra, piatti poco noti ma non per questo meno gustosi, robusti vini d’Oltralpe. E un diffuso sentimento di cordialità e di amicizia, lo stesso che anima da sempre i popoli dei due Paesi vicini.

Foto:
Il Console generale di Svizzera a Milano Felix Baumann con il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Corpo Consolare di Milano e della Lombardia – Annuale Premio agli “Ambasciatori di italianità” 2017 – Palazzo Cusani Milano – IEA informa

novembre 28, 2017

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La tradizionale serata a Palazzo Cusani del Corpo Consolare milanese

RICONOSCIMENTO A CINQUE AMBASCIATORI DI ITALIANITA’ NEL MONDO

L’ internazionalità di Milano e della Lombardia ha ricevuto una nuova conferma nella tradizionale serata a Palazzo Cusani organizzata dal Corpo Consolare – 124 i Paesi rappresentati, il più alto numero al mondo in una città non capitale politica – nella quale sono stati  assegnati riconoscimenti a cinque personalità che si sono distinte per il loro impegno nella promozione dell’immagine dell’Italia all’estero e per la collaborazione con il corpo diplomatico.

Gli invitati rappresentavano le diverse componenti culturali, sociali, economiche e politiche della città e della regione.

A ottenere il riconoscimento sono stati il prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, il presidente del Consiglio regionale lombardo Raffaele Cattaneo, il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, l’amministratore delegato Mondadori, Ernesto Mauri, e la presidente della Fondazione Asm per la Salute dell’Infanzia Marinella Di Capua.

Il presidente della Regione Roberto Maroni ha ricordato che la Lombardia rimane uno dei quattro “motori d’Europa” (“La Catalogna ha qualche problema, ma ci metterò una parola buona” ha detto Maroni riferendosi scherzosamente alla contrapposizione con lo stato spagnolo) riassumibile nelle seguenti cifre: più 7% di export rispetto al 2016,  oltre 6.400 aziende lombarde con partecipazione estera che danno lavoro a più di 600.000 persone oltre l’indotto. La Lombardia, ha concluso Maroni rivolgendosi direttamente ai Consoli presenti, pratica con il vostro prezioso aiuto la diplomazia del fare che arreca vantaggi a noi tutti.”

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha sottolineato la crescente internazionalizzazione della città.
Anche qui parlano le cifre: il 19% dei milanesi ha origine straniera; le università cittadine sono frequentate da 13.000 studenti provenienti da altri Paesi; in costante crescita la presenza di turisti stranieri.

La reputazione e l’attrattività della città stanno crescendo nel mondo.

“L’impegno di questi ambasciatori dell’italianità, unito al fondamentale operato di tutto il personale diplomatico, contribuisce quotidianamente a far luce sulle eccellenze del Paese”, ha sottolineato il vice decano del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia, Patrizia Signorini.

Foto:
Il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese, il Governatore della Lombardia Roberto Maroni, il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala con il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Lucio Stanca con Achille Colombo Clerici

da destra Pietro Martello, il decano del Corpo Consolare Walid Haidar, Paolo Scarpis, Patrizia Signorini, Achille Colombo Clerici

gen. CC. Teo Luzi con Achille Colombo Clerici

Arturo Artom con Achille Colombo Clerici

Giuseppe Sopranzetti e Consorte con Achille Colombo Clerici