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“Il nuovo Regolamento UE sulla protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679) – Ing. Susanna Bulferetti, Studio di ingegneria StC S.r.l

aprile 27, 2018

 

IL NUOVO REGOLAMENTO UE SULLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI (REGOLAMENTO UE 2016/679)

 

  1. L’attualità della privacy

Attualizzare il significato di privacy non può prescindere dal considerare la fondamentale evoluzione tecnologica a cui abbiamo assistito, giungendo, di fatto, ad indicare, con l’allocuzione privacy, in senso lato, il diritto di controllo sui propri dati personali, tanto più necessario dal momento in cui la tecnologia e la globalizzazione hanno preso il sopravvento.

La cronaca ne è testimonianza e la notizia di pochi giorni fa “Facebook crolla in Borsa dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, società di consulenza che avrebbe utilizzato illecitamente i dati di milioni di utenti del social network”, riporta all’attenzione di tutti l’importanza di garantire il controllo dei dati, delle identità e delle informazioni che, una volta ottenute, possono diventare oggetto di un uso quanto meno inappropriato, soprattutto se non autorizzato. Questo è forse il più recente ed eclatante episodio che attesta quanto l’argomento della tutela del Dato personale sia importante e la portata, sotto i più diversi profili, della questione.

Si corre ai ripari, e grande interesse destano l’attuazione delle “norme relative alla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché norme relative alla libera circolazione di tali dati”, quanto cioè previsto dal Regolamento UE 2016/679 “Regolamento o Gdpr”  che verrà applicato tra pochi giorni (25 maggio 2018) e che prevede, tra l’altro, severe sanzioni amministrative pecuniarie (art. 83) e penali laddove previste (art. 84) in caso di violazione del diritto privacy.

  1. Cenni sull’evoluzione normativa della privacy

Come noto, la gestione della privacy ha radici lontane ed è già stata affrontata in modo articolato nella prima direttiva europea in tema di tutela e protezione dati personali, la cosiddetta “Direttiva madre” (95/46/CE) nel lontano ottobre 1995, che con l’attuazione del Regolamento UE  2016/679 verrà abrogata. La “Direttiva madre” rappresenta una pietra miliare ed i suoi principi ispiratori restano validi, ma nel tempo sempre più forte è divenuta l’esigenza di assicurare omogeneità ed evitare la frammentazione della normativa nei diversi Stati membri dell’UE. Il “Regolamento o Gdpr” è entrato in vigore il 25 maggio 2016, ai sensi dell’art. 99. Il legislatore europeo ha scelto di concedere una finestra di due anni per l’applicazione di detto decreto, al fine di permettere ad ogni Stato membro di adeguare il proprio ordinamento giuridico al nuovo assetto imposto appunto dal Regolamento. L’art. 13 della Legge 163/2017 prevede che il nostro Governo adotti, in realtà entro 6 mesi a decorrere dal 25 ottobre 2017, uno o più decreti legislativi “al fine di adeguare il quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento”. Si assisterà pertanto a breve, all’abrogazione delle disposizioni del DLgs 30 giugno 2003 n. 196 (il “Codice privacy”) incompatibili con le disposizioni del Regolamento, oltre che alla modifica del “Codice privacy” in accordo con quanto previsto dal Regolamento e, aspetto rilevante, all’adeguamento del “Codice privacy” per quanto riguarda il sistema sanzionatorio penale e civile in accordo con il Regolamento. Ad ogni modo si rammenta che il Regolamento, per sua stessa natura, sarà immediatamente applicabile, senza necessità di recepimento.

  1. Le principali novità introdotte dal “Regolamento o Gdpr”

Richiamati brevemente alcuni aspetti di carattere generale, occorre quindi entrare nel merito del Regolamento per coglierne le vere innovazioni: maggiori responsabilità in capo al Titolare  e/o Responsabile che devono implementare idonee Misure di sicurezza (accountability) volte a garantire e provare il rispetto del Regolamento nel proprio agire, l’espressione di un consenso esplicito e consapevole da parte dell’Interessato, il riconoscimento di fondamentali diritti dell’Interessato e nuovi obblighi in capo al Titolare. Non più quindi un generico consenso, magari verbale, ma una vera e propria presa di coscienza – il Considerando 39 del Regolamento prevede tra l’altro l’uso di un linguaggio semplice e chiaro – circa le finalità del trattamento, i soggetti coinvolti, la durata per la gestione dei Dati che diviene strettamente necessaria per la finalità dichiarata. Tutto ciò garantito da un vero e proprio Sistema di sicurezza, in grado anche di facilitare l’attribuzione delle responsabilità tra i diversi attori, nel caso di violazione o non conformità nel trattamento dei Dati e delle sanzioni di carattere amministrativo pecuniario, decisamente inasprite e penali laddove previste.

  1. L’impianto del Regolamento / Riflessioni su alcuni importanti aspetti

Il Regolamento si applica solo al trattamento dei dati personali di persone fisiche (art. 1) e riguarda trattamenti interamente o parzialmente automatizzati o non automatizzati, se i dati sono custoditi in un archivio o destinati a figurarvi (art. 2). Non si applica (art. 2) ai trattamenti di dati personali effettuati da una persona fisica per l’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico o effettuati da autorità di pubblica sicurezza. All’art. 3 viene trattato l’”Ambito di applicazione territoriale”, notevolmente ampliato, che prevede l’applicazione del Trattamento di Dati personali secondo il Regolamento, nelle seguenti fattispecie: se il Titolare o Responsabile è stabilito nella UE, se il trattamento ha ad oggetto Dati personali di interessati che si trovano nell’UE; se il Trattamento è effettuato da un Titolare stabilito in uno Stato extra UE  soggetto al diritto di uno Stato UE in virtù del diritto internazionale pubblico. All’art. 4 sono introdotte nuove definizioni, tra le quali trovano declinazione le definizioni di alcune fattispecie di dati personalidati geneticidati biometrici, dati relativi alla salute, unitamente ad alcune nuove definizioni: profilazione (art. 4 par. 4) cioè “qualsiasi forma di trattamento automatizzato di Dati personali consistente nell’utilizzo di tali dati per valutare determinati aspetti personali relativi a una persona fisica, in particolare per analizzare o prevedere aspetti riguardanti il rendimento professionale, la situazione economica, la salute, …l’ubicazione o gli spostamenti di detta persona fisica”, che in linea generale è vietata a meno che non vi siano circostanze specifiche, tra le quali il chiaro consenso informato dell’interessato, pseudonimizzazione (art. 4 par. 5) che consiste nel “trattamento dei dati personali in modo tale che i dati non possano più essere attribuiti a un interessato specifico senza l’utilizzo di informazioni aggiuntive…”, consenso dell’interessato (art. 4 par. 11) “qualsiasi manifestazione di volontà libera, specifica, informata e inequivocabile dell’interessato, con la quale lo stesso manifesta il proprio assenso, mediante dichiarazione o azione positiva inequivocabile, che i dati personali che lo riguardano siano oggetto di trattamento”. Sempre all’art. 4 vengono modificate alcune definizioni, tra cui quella di Dato personale, trattamento, Titolare del trattamento, Responsabile del trattamento e Terzo. All’art. 5 vengono introdotti i Principi applicabili al trattamento di dati personali: liceità, correttezza, trasparenza. Vengono inoltre chiariti alcuni aspetti fondamentali circa i dati raccolti: devono essere raccolti per finalità determinate, esplicite e legittime, adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario per le finalità per le quali sono trattati, esatti e se necessario aggiornati, conservati in modo che sia permessa l’identificazione degli interessati per un tempo non superiore al conseguimento delle finalità per cui sono trattati, trattati in modo che sia garantita una adeguata sicurezza dei dati personali.

L’art. 6 chiarisce la Liceità del trattamento, che passa necessariamente per le condizioni espresse nel Regolamento, tra cui il consenso dell’interessato, l’esecuzione di un contratto, l’adempimento di un obbligo legale, l’esecuzione di un compito di interesse pubblico, il perseguimento di un interesse legittimo (quest’ultimo non applicabile per le Pubbliche Amministrazioni). Ciò comporta che per ogni Trattamento sia specificata la base giuridica che lo giustifica e spetta al Titolare, per il principio di accountability, dimostrare di aver adempiuto alla raccolta del consenso. L’art. 7 introduce il Diritto di revocare il consenso da parte dell’interessato e l’Art. 8, Art. 9 e Art. 10 approfondiscono alcuni aspetti relativi rispettivamente al Consenso dei minori, il Trattamento di categorie particolari di dati personali (sensibili) che presuppone il Consenso esplicito dell’interessato e di quelli relativi a Condanne penali e reati.  Il Capo III tratta i Diritti dell’Interessato e si articola in diverse sezioni, tra cui: Trasparenza e modalità (Art. 12), Informazione ed accesso ai dati personali (Art. 13 – Art. 15), Rettifica e cancellazione (Art. 16 – Art. 20) Diritto di opposizione (Art. 21 e Art. 22). Quanto previsto nelle succitate Sezioni si traduce concretamente nell’obbligo per i Titolari di informare gli Interessati in modo chiaro, conciso e trasparente circa il Trattamento che intendono effettuare (Art. 12 – Art. 14) oltre che nel fornire esplicite ed ulteriori informazioni circa il Diritto dell’interessato ad opporsi al Trattamento dei Dati personali che lo riguardano (Art. 13). L’innovativo approccio del Regolamento si basa senz’altro sul nuovo concetto di Consenso quale risultato di un comportamento attivo da parte dell’Interessato, che ha chiaramente manifestato l’intenzione di far trattare i suoi Dati personali. La possibilità inoltre di esercitare i Diritti previsti nel Regolamento (Art. 15 – Art. 22) da parte dell’Interessato è senz’altro in sintonia con questo fattivo e nuovo approccio. Il Regolamento al Capo IV “Titolare del trattamento e responsabile del trattamento” introduce dei nuovi obblighi in capo a queste fondamentali figure. In particolare (Art. 24) “il Titolare del trattamento deve mettere in atto misure tecniche ed organizzative adeguate per garantire ed essere in grado di dimostrare che il trattamento è effettuato conformemente al presente Regolamento. Dette misure sono riesaminate ed aggiornate qualora necessario.” Per dimostrare il rispetto degli obblighi in capo al Titolare, possono essere utilizzate l’adesione ai Codici di condotta (Art. 40) o ad un Meccanismo di certificazione(Art. 42).  All’Art. 28 è contemplata la possibilità di individuare un Responsabile del trattamento, qualora il trattamento debba essere effettuato per conto del Titolare. E’ obbligo per il titolare di avvalersi di soggetti che garantiscono il rispetto del Regolamento. Attraverso un “contratto o altro atto giuridico” a norma del diritto UE, viene sancito il vincolo tra il Responsabile del trattamento ed il Titolare del trattamento, nel merito: l’oggetto del trattamento, la durata del trattamento, la natura e la finalità del trattamento, il tipo di dati personali e le categorie di interessati, gli obblighi e i diritti del Titolare del trattamento.  Importante novità introdotta nel Regolamento è la tenuta del Registro delle attività di trattamento (Art. 30), a cura del Titolare o, se applicabile, del suo Rappresentante, nel quale vengono riportati, a titolo esemplificativo, i riferimenti ed i contatti del Titolare, l’indicazione dei Dati trattati, le Finalità del trattamento, gli interessati, le categorie di destinatari a cui i Dati sono stati o saranno comunicati, e ove possibile una descrizione generale delle misure di Sicurezza dei dati personali, tecniche ed organizzative di cui all’Art. 32 par.1. Anche il Responsabile è tenuto alla redazione del Registro. Il Regolamento (Art. 30 par. 5) esenta i Titolari che hanno meno di 250 dipendenti dal tenere il registro, salvo il caso in cui trattino Dati sensibili o siano presenti elevati rischi per gli Interessati. In questo modo non è più obbligatoria la notifica all’Anc (Autorità di controllo), ma è necessario esibire tale registro all’Anc (Autorità prevista nel Capo VI, Art. 51 – Art. 59), su richiesta. All’Anc dovrà essere invece comunicata entro 72 ore la Violazione dei dati personali (Data breach) (Art. 33), in applicazione della procedura di gestione di tale violazione, di cui deve rimanere traccia anche nell’organizzazione del Titolare. Si ricorda l’opportunità di adeguare le polizze assicurative in relazione a tale rischio! Tale accadimento dovrà essere comunicato tempestivamente anche all’Interessato (Art. 34), unitamente alle informazioni circa le misure di sicurezza implementate per porvi rimedio o attenuarne gli impatti. Un processo importante, previsto all’Art. 35, da porre in atto prima di un Trattamento potenzialmente lesivo per i diritti e le libertà delle persone fisiche, è la Valutazione di impatto privacy (Vip) sulla protezione dei dati personali. Nella fattispecie è lo strumento atto a valutare i potenziali rischi di uno o più Trattamenti, a dimostrazione della conformità dell’operato del Titolare alle norme del Regolamento. E’ previsto che l’Autorità di controllo stenda un elenco delle tipologie di trattamento soggette o meno a tale procedura. La Sezione IV (Art. 37 – Art. 39) è interamente dedicata all’introduzione di una nuova figura: il Responsabile della protezione dei dati “Data Protection Officer (DPO)”. La sua designazione è obbligatoria se “il trattamento è effettuato da una autorità pubblica o da un organismo pubblico, eccettuate le autorità giurisdizionali”, “le attività principali del Titolare del trattamento o del responsabile consistono in trattamenti che, per loro natura, ambito di applicazione e/o finalità, richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala”, oppure “le attività principali del Titolare del trattamento o del Responsabile consistono nel trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali di cui all’Art. 9 o di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’Art. 10”. Il DPO è designato in funzione delle qualità professionali, della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati. E’ figura apicale e può essere anche un consulente esterno, che svolge i suoi compiti in base ad un contratto di servizi. All’Art. 39 sono elencati i compiti attribuiti al DPO. Il Capo V disciplina i “Trasferimenti di dati personali verso paesi terzi o organizzazioni internazionali” (Art. 44 – Art. 50). Il Capo VI (Art. 51 – Art. 59) è incentrato sulle “Autorità di controllo indipendenti”, di cui già brevemente accennato. Il Capo VII è dedicato alla “Cooperazione e coerenza” (Art. 60 – Art. 76). A seguire, nel Capo VIII (Art. 77 – Art. 84) sono affrontati i temi dei “Mezzi di ricorso, responsabilità e sanzioni”. E’ in questo Capo che si trovano il “Diritto al risarcimento dei danni” (Art. 82) secondo cui il Titolare ed il Responsabile (in alcune fattispecie di comportamento) sono tenuti a risarcire all’interessato i danni (siano essi materiali o immateriali) subiti in ragione di un trattamento illecito, qualora Titolare e Responsabile non siano in grado di dimostrare che l’evento dannoso non è loro imputabile in alcun modo. All’Art. 83 vengono illustrate le “Condizioni generali per infliggere sanzioni amministrative pecuniarie”, che continuano ad essere “effettive, proporzionate e dissuasive”, in ragione anche degli elementi riportati al par. 2. Ai par. 4 e par. 5 sono riportati i massimali delle sanzioni amministrative pecuniarie inflitte, che possono arrivare a 20 milioni di € per le persone fisiche e al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente dell’impresa, per i casi di violazioni e non conformità. L’Autorità competente ad infliggere le sanzioni è l’Anc, che decide se e quanto sanzionare rispettivamente Titolare e Responsabile del trattamento. All’Art. 84 vengono introdotte le “Sanzioni” (chiaramente non amministrative). In questo caso viene lasciata discrezionalità a ciascun Paese, all’interno del proprio ordinamento giuridico nazionale, in merito all’introduzione di norme penali. Dette disposizioni è previsto che siano notificate alla Commissione entro il 25 maggio 2018. In questo ambito potrà venir meno il principio di omogeneità e non frammentazione della normativa, che invece ha ispirato l’intero Regolamento.

  1. Alcune considerazioni finali

L’approccio al tema, peraltro come si ricordava in apertura, di grande interesse, trova nel Regolamento un utile guida, in attesa di sapere, tra l’altro, le modifiche che il Codice privacy subirà.

Grande interesse nasce senz’altro dalla volontà ed esigenza che ciascuno di noi nutre di garanzia del rispetto della propria libertà e di difesa del proprio patrimonio identitario, in un mondo sempre più affannato e confuso, fatto di notizie, ultimamente spesso fake news, proposte falsate, dove dietro alla nostra libertà di scelta spesso si celano lacune di conoscenza per una scelta che si riveli davvero consapevole.

Principi sacrosanti, condivisibili e assolutamente nobili ispirano il Regolamento, ma spesso ci si chiede se la sua attuazione sarà per adempiere a norme peraltro severe, o se davvero più nobile e cioè il rispetto dei diritti e la salvaguardia della libertà delle persone. Per avere contezza di ciò dovremo attendere e vedere l’evoluzione della privacy; solo così sapremo se siamo andati nella giusta direzione, tutti uniti, cogliendo appieno lo spirito che ha ispirato questo Regolamento.

Per ora siamo chiamati ad impegnarci perché si tratta di una materia in continua evoluzione e che presuppone un processo aziendale che, nello spirito del Regolamento, deve essere oggetto di costante aggiornamento e revisione, nella consapevolezza per le aziende, che è necessaria la diffusione della cultura del Dato, una assidua e seria formazione degli incaricati che a vario titolo sono coinvolti nella gestione dei Dati, ciascuno in relazione ai trattamenti che effettua, e la necessità di innestare un vero e proprio circolo virtuoso in grado di accogliere le importanti istanze e prassi introdotte dal Regolamento e dalla normativa in evoluzione, traducendole in azioni concrete.

Non può esistere un “pacchetto privacy” valido per tutti, ma il percorso che ciascuno dovrà affrontare sarà “cucito” sulla propria realtà aziendale, e come già ricordato, potrà subire modifiche, aggiornamenti, implementazioni ogni qualvolta anche la realtà aziendale stessa subirà delle evoluzioni. In attesa degli inevitabili sviluppi che si delineeranno nei prossimi giorni, non ci resta che augurare e augurarci buon lavoro!

 

Dott. Ing. Susanna Bulferetti, Ph.D. – Studio di ingegneria “stC S.r.l. Bergamo”

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Recensione del libro “La prossima città” a cura della Rivista de derecho urbanistico y medio ambiente . Direttore Don Francisco José Alegria Martinez de Pinillos

aprile 18, 2018

GIUSEPPE FRANCO FERRARI (a cura): La prossimá cittá, Editorial Mimesis. Milán 2017, 827 pp.

Para valorar el alcance de esta interesante y densa obra, dirigida por el Profesor G. FRANCO

FERRARI y que consta de treinta y seis estudios, debida a otros tantos colaboradores se hace necesario en primer lugar intentar describir la estructura general de la obra y destacar sumariamente aquellos aspectos que puedan tener una mayor relevancia para el público lector español y al mismo tiempo incitarle a profundizar en su temática ya que entre otros muchos méritos en las distintas colaboraciones se destaca remisiones a una abundante y actualizada bibliografía de matriz anglosajona y por supuesto italiana. Finalmente, se hará una valoración general de la obra y de su acertada dirección.

El primer bloque de materias tiene por objeto el análisis de la Regeneración Urbana en Europa y en particular en Italia. A juicio de S. LO NARDO con independencia de razones de ecosotenibilidad las principales experiencias de regeneración urbana en Europa han obedecido a evitar una pérdida de imagen respecto a las innovaciones urbanas que se han registrado en EE.UU., Canadá, Australia y de otras tantas ciudades del sudeste asiático. Por lo que respecta a Italia merece destacarse los esfuerzos realizados para la revitalización de los centros históricos de las ciudades desde un punto de vista cultural y arquitectónico, cuyo modelo ha inspirado a la rehabilitación del patrimonio arquitectónico de otros países europeos. Sin embargo, en la actualidad se hace preciso un nuevo modelo de actuación para la regeneración urbana basado en la colaboración público-privada y en criterios fundamentalmente ecológicos. Desde hace ya algunos años se han promovido estrategias basadas en la necesidad de una Ley especial a nivel estatal parala regeneración de las principales ciudades bajo el principio de la calidad urbanística, arquitectónica y ambiental, texto legal que esta en espera de aprobarse desde hace años y que se basa en una cooperación público-privado y en una coordinación entre las Administraciones públicas G. MARONI se plantea la problemática de la Ciudad compacta y su evolución en Europa, especialmente desde el ángulo de la dimensión metropolitana de la ciudad compacta y sus vías de solución sobre la base de Proyectos Urbanos y sobre el Paisaje Urbano, ilustrando este movimiento en determinadas ciudades europeas, subrayando que para estos objetivos la idea del plan general en sentido tradicional ha sido progresivamente abandonado en favor de los Proyectos Urbanos específicos y acotados superficialmente. Las cuestiones de base energética son básicas para la regeneración urbana, sobre la base, según M. GIULIANI, la formación de nuevos estándares urbanísticos para la regeneración urbana, Asimismo se hace preciso una recualificación energética desde el punto d vista económico, y del mercado local de la energía.

El Tema de las Redes energéticas para regeneración urbana se considera clave para articular las infraestructuras del futuro; así A. POZZOLI alude a las nuevas tecnologías digitales para afrontar la mejor utilización de estas redes y alude a las posibilidades que ofrece el nuevo concepto de «Internet of Things» (IoT) y por su parte E. COSERTTI lleva a cabo una profunda descripción de las posibilidades y nuevas posibilidades y escenarios en el orden comunitario de las llamadas «smart grids» referidas a la transferencia de energía eléctrica y el sistema de información en sus modernas aplicaciones. Este bloque se cierra con un estudio de S. BOLOGNINI que cuestiona alguno de las excelencias atribuidas al sistema de las «Smarts City», como expresión del moderno capitalismo y su pretensión de una nueva «gobernanza», inclinándose el autor hacia una preferencia por el «Human Smart city» y la innovación en el sistema de a la gobernanza.

El tercer bloque de materias a desarrollar se refiere al tema general de la Energía en la Ciudad, La mayoría de los trabajos incluidos en este capitulo hacen referencia a las fuentes de energías renovables (G. GATTI, F. FERRARI, V. LUBELLO); sus relaciones con la Domótica (V. CHIESA y AA.VV.) y la Iluminación Urbana (N. GOZZO y M. SUSS). La vinculación de la energía en la ciudad con energía solar desde la óptica de las «Smart Cities» en la perspectiva europea y en el derecho comparado es objeto de estudio de M. MAZZA con especial referencia al Proyecto de la India de crear la «Ciudad solar». La cuestión de los residuos se aborda por (A. MASSARUTTO) y el del agua «Smart Water» por R. LOUVIN.

En este mismo marco de referencia la cuestión de la movilidad urbana es objeto de especial atención desde el punto de vista de los escenarios urbanos posibles (O. BACCELLI y AA.VV.) y en especial d las aportaciones que la logística puede aportar a su regulación (V. LUBELO), la logística urbana «Smart» (E. CROCI y D. GRASSO) y finalmente se aporta un interesante enfoque relacionado con los procesos de corrección de la movilidad urbana: «Glitch Urbano» y «responsive cities», basados todos ellos en los progresos de la tecnología y su ampliación al ámbito urbano (S. ANDREANI y AA.VV.), al punto que de considerar el concepto de «Smart city» como un paradigma de la ciudad del futuro sobre la base de utilización de las nuevas tecnologías En la parte tercera de la obra que comentamos, bajo la rubrica «L’Economía del Welfare», R. VOLANTE plantea el interesantísimo problema de la concepción del suelo como «Beni comunui», no en la concepción tradicional del suelo como bien de dominio público en sentido clásico en el marco del Derecho Administrativo, sino en contraste con la concepción norteamericana («Tragedy of the Commons», de Garret HARDINGS) de los «Commons». Analiza las distintas concepciones que en la literatura italiana se han manejado sobre esta nueva concepción (L. FERRAJOLI, U. MATTEI, RODOTA, etc.) Precisamente este debate y los diferentes perfiles de esta concepción ha llevado a la concepción del espacio urbano como bien común desde la perspectiva del «consumo del suelo», a modo de un recurso natural que proclama la necesidad de imponer un límite al uso del suelo para garantizar un límite de extensión de la ciudad para preservar los espacios extraurbanos. Paralelamente, desde la perspectiva economicista G. TAMBURINI suscita la necesidad de valorar y reflexionar sobre la función socio del mercado inmobiliario y la necesidad de importar la figura de los llamados «fondi immobiliari» para el fomento de la vivienda y el alquiler de la vivienda social. En paralelo con esta problemática A. COLOMBO CLERICI se platea la reflexión sobre si la vivienda debe conceptuarse jurídicamente como un bien o por el contario un servicio desde un enfoque de la llamada política de»Social housing».

Desde el punto de vista de la «Smart City» se suscitan tres ámbitos novedosos que están destinados a medio plazo a tener una amplia resonancia y objeto de debate publico como son las infraestructuras La parte Quinta y última en la gestión d los servicios públicos locales (S. VERNIER y AA.VV.) mediante nuevas formas jurídicas «sociedades multiutilites»; digitalización del trabajo y apelación a al figura del «coworking» compartiendo espacios para productores autónomos y (G. DE NARDO); y la visión futura sobre la base de las infraestructura de la conciliación en el seno de la ciudad futura entre la vida laboral y la vida ciudadana (S. DONA).

Este capitulo se cierra con un articulo de A. ANTONIAZZI que traza un interesante panorama sobre los programas a nivel supranacional, nacional y local sobre el fenómeno de «Smart city».

La parte cuarta esta destinada a las aportaciones sobre los llamados «servizi ecosistemici». En el ensayo de E. CROCI y B. LUCCHITA se lleva a cabo un extenso análisis de la relevancia de los llamados servizi «ecosistemici» naturales y en el ámbito urbano, distinguiendo cuatro categorías: aprovisionamiento (agua, combustible, materias primas) de regulación (clima, calidad del aire, mitigación de los riesgos naturales etc.), servicios culturales y servicios de soporte (hábitat, conservación de la especie y biodiversidad genética). Todos estos servicios son básicos para la tutela de los ecosistemas y en tanto tales deben ser objeto de valoración (al efectos se incorporan en el texto abundantes cuadros sinópticos y gráficos) y objeto d protección por parte de la planificación urbanística Desde esta perspectiva ambiental se reformulan los temas clásicos que no han sido resueltos por el urbanismo convencional: la dimensión metropolitana (A. TARZIA); el viejo dualismo entre la ciudad y el campo y su nueva dimensión en la sociedad contemporánea (N. LUCIFERA) y en orden al mismo tema desde la perspectiva del derecho a la participación (F. BIANCONI y AA.VV.); finalizando el capitulo con un estudio del llamado paisaje sonoro (paesaggio sonoro) y la contribución de la «Smart city» a mitigación y mejora en el seno de la ciudad, con especial detenimiento en los instrumentos para combatir por medios tecnológicos la contaminación acústica.

La parte quinta y última del libro está destinada a estudiar la Gobernanza Urbana y Territorial. Tres estudios se dedican a cuestiones eminentemente técnicas, como la evaluación cuantitativa de las «Smart cities» (E. CROCI y F. COLELLI»; la relevancia del «Big Urban Data» en la ciudad al servicio ciudadanos (G. PEDRAZZI) y ejercicio y perspectivas de la llamada «resilenza urbana» y sus estrategias para hacer frente a los riesgos (protección civil, prevención riesgos urbanos. Como experiencia práctica (M. BELLO y AA.VV.) analizan un «Smart city Green field» en Brasil y la primera experiencia de una plaza «Smart» en Italia; la plaza Risorgimento en Turín. Este bloque se cierra con un profundo estudio de S. CIANCHI sobre la participación ciudadana y sus implicaciones para la democracia y sus disfunciones ante el fenómeno del populismo político y sus círculos viciosos que imprimen en el gobierno de la ciudad.

Para que el lector español pueda calibrar la densidad de esta monografía que hemos intentado extractar lo máximo posible, hemos dejado en último lugar la aportación del autor GIUSEPPE FRANCO FERRARI, Profesor Ordinario de Derecho Constitucional en la Universidad Bocconi de Milán y director de «Diritto Publico Comparato y Europeo» que desarrolla un valioso estudio introductorio sobre «la Idea del Smart City» (pp. 9 a 51). Con una gran capacidad de síntesis pondera y se pronuncia sobre todos los temas abordados en el texto del libro por sus colaboradores, situando los multiplex temas en su propio contexto valorativo jurídico y sociológico; en especial, desde la perspectiva estrictamente jurídica, su posición sobre el «Smart city» y la consideración del suelo como un «bien común» y la problemática de la gobernanza ante este nuevo modelo de ciudad. Finalmente, formula un panorama de las experiencias de las ciudades italianas en cuanto a la implantación de las «smarts cities» y su progresiva implantación a pesar de que la principal ciudad que se ha acogido a este modelo es la ciudad de Milán que todavía figura en las listas internacionales solo ocupa un lugar modesto (n.o 44).

En cualquier caso, la conclusión que se deriva del análisis del Prof. FRANCO FERRARI y de su ingente obra que ha dirigido es la que el modelo de «Smart City» es imparable; que ha venido para quedarse definitivamente en la medida —al margen de otras consideraciones— en que beneficia y es útil a los ciudadanos para el desarrollo de sus proyectos vitales y laborales. Se vislumbra que en un futuro inmediato las nuevas tecnologías y la logística de los datos van a impregnar el Derecho Urbanístico del futuro para hacer posible el desarrollo urbanístico sostenible, desplazando a las viejas categorías jurídicas dogmáticas heredadas del siglo XX y cuya eficacia en la practica para el desarrollo de la ciudad han sido problemáticas, aun cuando el debate académico que han originado en el ámbito del Derecho público —y en menor medida en el Derecho privado— han sido intensas y polémicas.

MARTIN BASSOL COMA Catedrático de Derecho Administrativo (PH Universidad de Alcalá) Presidente de la Asociación  española de Derecho Urbanístico

Foto:
Giuseppe Franco Ferrari con Achille Colombo Clerici

FE.N.CO. “Il concetto di Città” saggio di Achille Colombo Clerici pubblicato sulla Rivista della Federazione Nazionale dei Consoli (Roma) a corredo della Relazione Annuale al Bilancio di responsabilità sociale 2017/2018

aprile 3, 2018

“Il concetto di Città”

 

Secondo il rapporto 2016 dell’United Nations Human Settlements Programme, oggi la popolazione mondiale si stima abbia toccato la soglia dei 7 miliardi di persone; più della metà vive nelle città, dove si genera il 60% del prodotto interno lordo globale. E secondo le previsioni dell’Onu nel 2030 la popolazione raggiungerà gli 8,5 miliardi; due terzi sarà concentrata negli insediamenti urbani. Da qui la necessità, secondo il rapporto, di edificare, entro il 2025, un miliardo di abitazioni aventi i requisiti minimi di abitabilità; il che comporterà un investimento finanziario tra gli 80 e i 110 mila miliardi di dollari.

L’ inarrestabile inurbamento globale rappresenta, al tempo stesso, un rischio e un vantaggio e tutto dipenderà da come il fenomeno sarà affrontato. Se non cambia la situazione attuale, se non cambiano i paradigmi attuali di governo, asserisce il rapporto, è un rischio perché la condizione di milioni di persone peggiorerà, scivolando in una crescente disoccupazione e, quindi, verso la povertà. Al contrario se sarà ben governato, diventerà un’opportunità per tutti perché sarà “propizio allo sviluppo economico globale”. E raggiungere quest’auspicabile obiettivo dipenderà dall’importanza che le autorità locali e nazionali riserveranno alla pianificazione urbana, così da rendere le proprie città sostenibili per l’ambiente, resilienti, socialmente inclusive, sicure ed economicamente produttive. “Un approccio olistico, che integri piani regolatori, quadri normativi, pianificazioni urbanistiche e finanziarie, riconoscimento e rispetto dei diritti  umani. La necessità di porre la persona al centro della crescita sostenibile”.

Assoedilizia, fondata nel 1894, istituzione milanese e lombarda rappresentativa della Proprietà Edilizia, partendo dall’analisi della realtà urbana delle città italiane, ha recentemente promosso la costituzione del primo nucleo dello Smart City Forum, unitamente ad un Team di ricerca IEFE-Università Bocconi di Milano coordinato dai professori Giuseppe Franco Ferrari ed Edoardo Croci.  L’ iniziativa culturale si sviluppa nell’ ottica di un auspicato futuro prossimo venturo di rigenerazione urbana per approdare alla smart city, attraverso la riqualificazione urbano-edilizia (riuso/sostituzione) nonché la realizzazione della prestazionalità delle strutture e della  biodiversità del tessuto urbano .

L’ occasione per ragionare sul concetto di città e di qualità del vivere nella città è dunque forte e suggestiva.

Credo che un breve excursus, anche per l’esigenza di sintesi richiesta a questo scritto, sul concetto di città ci permetta di meglio comprendere questa realtà e quali siano i suoi caratteri, le sue peculiarità e le sue funzioni.

Forse nessuna nozione al mondo, tranne quella riguardante l’essere umano, ha avuto tante definizioni.

Ogni pensatore ne ha delineata una, a seconda della propria concezione culturale, della propria visione politica, sociale, economica, della propria sensibilità etica o estetica.

Nel pensiero antico predominavano i filosofi, ed i letterati: sicché la città nasce concettualmente come ideale comunità.

Ma, quando gli architetti assurgono al ruolo di regolatori sociali, si materializza come luogo.  Ed allorquando sociologi ed economisti si ergono ad interpreti della logica urbana, si dematerializza, come funzione: oggi viene addirittura vista come piattaforma di servizi immateriali.

Mi piacerebbe, fra tutte le nozioni e definizioni di città nelle quali mi sono imbattuto, nel mio lungo peregrinare sui temi dell’urbanistica, passare in rassegna alcune tra quelle che mi hanno maggiormente colpito.

Ognuna di esse contiene una parte del tutto, a seconda dell’angolo di visuale dal quale proviene; la visione sinottica ne permette una più completa messa a fuoco.

Se poi il lettore vuole porvi mente con attenzione e curiosità, potrà accorgersi che è un bel gioco quello di calarvi dentro la propria visione delle cose del mondo.

Città, comunità di persone, secondo gli antichi teologi e filosofi

Tanto nel pensiero dell’antica Grecia, quanto in quello cristiano dei primi Padri della Chiesa, città non identifica un luogo fisico, quanto piuttosto una comunità di persone.

Il pensiero di Agostino di Ippona (De civitate Dei contra paganos) il cui fulcro quadrativo risiede nella dominanza di Dio, secondo Salvatore Settis – archeologo, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa – si riflette nel quadro di Giorgione “La tempesta”.

Vi si descriverebbe la cacciata di Adamo e di Eva dal Paradiso e vi sarebbero simboleggiate le due città: la Città di Dio (come ordine spirituale), dominata dalla folgore che rappresenta la potenza divina e la città terrena (il Paradiso della cacciata), citta’ murata, contornata dalle rovine della morte ed introdotta dai primi piani di Adamo e di Eva nell’atto di allattare Caino, considerato da Agostino come il fondatore della citta’ terrena.

 

La città stato

Nel pensiero filosofico greco la città si identifica con lo stato (polis); l’attenzione dei pensatori si incentra sugli aspetti dell’organizzazione (le diverse classi sociali: chi produce, chi governa, chi difende la città, chi amministra il culto) e del governo della società (monarchia, aristocrazia, politia e sulle loro forme degenerate: tirannide, oligarchia )  e sul rapporto tra cittadini e stato.

Così Platone ed Aristotele teorizzano sulla graduazione dei nuclei aggregativi sociali e sulla loro interfacciabilità (la famiglia, la società, lo stato).

E teorizzano sulla massima istanza che deve caratterizzare il rapporto tra il cittadino e la polis: la partecipazione diretta del cittadino stesso al governo della cosa pubblica.

 

La città ideale di Platone

La città ideale, nella concezione platonica – presente nella Repubblica, e ripresa nel Timeo – è una schematizzazione della organizzazione sociale, di valore universale ed ancor oggi ovunque in atto.

Da un lato i custodi della patria, che combattono per la sua difesa; che non debbono esser dediti ad attività produttive di ogni sorta; dall’altro, gli agricoltori, gli artigiani, i commercianti, i pastori che debbono mantenere i primi.

In mezzo, i sapienti, i saggi, i filosofi ai quali dev’esser affidata la cura del governo della cosa pubblica.

 

La città politica

Nel primo secolo a. C. lo storico e geografo greco Strabone definiva la città come lo strumento per governare il maggior numero di uomini con il minor numero di uomini.

Duemila anni dopo, ancora dominava una concezione politica che vedeva nella fabbrica, all’interno delle città, il luogo ideale per il miglior controllo delle masse: nel nostro Paese questa visione ha prodotto, nel secondo dopoguerra del secolo scorso, una violenta accelerazione dell’esodo dalle campagne e dell’inurbamento, nonché rilevanti processi di migrazione di massa dal Sud al Nord.

In particolare Milano e Torino si contraddistinsero quali nuclei propulsori della ricostruzione del Paese e della sua trasformazione da agricolo a industriale: in pochi anni si costruirono in Italia cinque milioni di alloggi.

E a Milano, chi non ricorda, negli ultimi anni ’70, le pesanti operazioni urbanistiche in alcuni quartieri popolari, (ad esempio il quartiere Garibaldi) che avevano tra le finalità anche quella di mantenere l’assetto sociale esistente?

 

Città democratica e città gerarchica

Al Farabi, filosofo e scienziato arabo del decimo sec. d.C., concepiva la “città virtuosa” come un complesso istituzionale gerarchico, nella convinzione che la città democratica fosse sì una città felice, perché ognuno può realizzare ciò cui aspira, ma alla fine generatrice di caos.

 

La città Immaginifica

Molte città recano l’impronta dei governanti che vi trasfondevano il carattere dei regimi politici o ideologico-istituzionali, di cui volevano l’affermazione e la celebrazione: abbiamo tutti presenti la magnificenza, la maestosità delle città regali, o l’architettura gotica e opprimente, oscuramente ispirata all’esoterismo, di Albert Speer ai tempi di Hitler, o quella massiccia, squadrata e pervasiva di Piacentini nel periodo fascista, che richiama l’efficientismo della romanità.

Pensiamo anche alle valenze simboliche dei grattacieli americani o dei blocchi sovietici.

Papa Giulio II della Rovere, nella Roma del Cinquecento, andò alla ricerca della monumentalità e della pompa, non fini a se stesse, ma tese “ad maiorem Dei gloriam”. Una Roma quella di Giulio II, per nulla pianificata; con palazzi monumentali e templi eretti in mezzo a radure ed orti.

Ottant’anni dopo arriverà Felice Peretti, papa Sisto V, che affiderà all’architetto lombardo/svizzero (Melide – Lugano 1543) Domenico Fontana il compito di redigere un vero e proprio piano regolatore della città, con strade, piazze, fognature, rete idrica: la “Roma felix”, nel nome e per l’intento del papa.

Quanto alla valenza immaginifica dei materiali usati, pensiamo alla solarità dell’intonaco nel Rinascimento, che richiama i valori spirituali; alla rudezza ed essenzialità della pietra, evocatrice della austerità delle virtù borghesi, nei periodi neoclassico ed eclettico; alla funzionalità ed alla capacità di impressionare tipiche del marmo lucidato, materiale attraverso il quale, ad iniziare dal periodo del razionalismo, si rese l’idea della modernità e della potenza economica industriale e finanziaria.

 

La città etica

Sullo sfondo aleggiava la concezione del teologo; così bene espressa, dal gesuita Giovanni Botero (nel suo trattato “Cause della grandezza e magnificenza della città” 1589, in piena Controriforma) che considerava la città una radunanza di uomini, riuniti per vivere felicemente.
Echeggiava, in un certo senso, la definizione datane da Cicerone secondo cui “nati sumus ad congregationem hominum et ad societatem comunitatemque generis humani.”

Una sorta di aggregazione di “mutuo soccorso e di mutuo ausilio” ispirata ai valori della partecipazione e della solidarietà.

Dalla cultura della ricettività ospitaliera alla cultura della ospitalità alberghiera

I Gesuiti, peraltro, (Acta della Congregazione Generale della Compagnia 1558) furono antesignani nel prefigurare un modello di convivenza ordinata secondo uno schema razionale improntato alla massima funzionalità della struttura edilizia in rapporto alle esigenze abitative di una comunità.
I moduli, infatti, delle case religiose e dei collegi gesuitici costituirono la base per l’impostazione della più moderna cultura della ospitalità per ciò che riguarda tanto le strutture edilizie, quanto le regole delle ricettività; e favorirono il passaggio dalla cultura ospitaliera, primo-medioevale dei monasteri e dei conventi, poi rinascimentale delle corti, a quella romantica degli alberghi.

Sempre nel periodo della Controriforma ci fu chi, come il severo ed austero Carlo Borromeo, si spinse a prescrivere il tenore dell’arredo e delle suppellettili nelle case dei religiosi (Instructiones fabricae et supellectilis ecclesiasticae, libri duo 1577).

 

La funzionalità

Venendo a visioni più funzionali passiamo dalla concezione del progettista Le Corbusier (che parlava, parafrasando, di macchina per vivere) a quella dell’amministratore pubblico dei nostri giorni (Chiamparino, sindaco di Torino), che definisce la città come il luogo delle contraddizioni.

Una visione che si riconduce alla concezione dell’architetto umanista.

Filarete parlava della città ideale, come del luogo in cui si riuniscono e si concentrano il massimo dei vizi ed il massimo della virtù ( “dall’osservatorio astronomico al lupanare”, come dire dalle stelle alle stalle).

Una realtà variegata e contraddittoria, ardua da comporre e da governare.

Significativa anche la definizione dell’esteta inglese dell’età vittoriana, John Ruskin, che parla di luogo della accumulazione; in un certo senso evocando il dualismo tra natura allo stato brado e natura manipolata, costruita, trasformata dall’uomo; nella quale, a seguito dell’azione umana, il paesaggio si fa gradatamente paese e questo, a sua volta, diviene città.

Il processo è proprio quello della accumulazione, non solo delle risorse, ma soprattutto delle attività, delle funzioni.

Secondo Lloyd Frank Wright (1867-1959 USA) teorico della Architettura Organica, che sulla bellezza del paesaggio basa l’unità e la diversità urbana, attraverso il collegamento individuo territorio, fattore di armonia.
Ostracismo dunque alla congestione ed alla concentrazione urbana, dimore possibilmente mononucleari, uso di materiali tali da permettere l’osmosi tra interno ed esterno (vetri, strutture leggere di acciaio), interramento dei servizi e degli impianti: i punti qualificanti di questa concezione edilizio-urbana.

 

La città fattore di crescita

Un passo avanti ed incontriamo la descrizione che ce ne fa il business-guru Jonas Riddersträle, docente a  Ashridge Business School in the UK (meeting Ambrosetti Cernobbio 2007, seminario “Città motore di crescita”) il quale collega la città all’idea di sogno: la città capace di fare immagine, come fonte di richiamo, dotata di un forte appeal basato sulla attrattività, intesa come capacità, non tanto di essere migliore, quanto di essere diversa, sull’eco del Poeta che parlava di “diversità sirena del mondo”.

Qui si innesta chiaramente, a mio giudizio, il discorso della qualità del vivere nella città.

La vivibilità urbana non può che esser determinata da efficienza, da funzionalità, da equilibrio socio-economico e territoriale-strutturale.

La competitività è anche qualità dell’offerta di beni e servizi. E dunque anche organizzazione dei servizi stessi rivolti alle persone ed alle imprese come opportunità di lavoro, di studio, di cultura, di socializzazione.

Da questa visione discende la concezione della sociologa statunitense Saskia Sassen, Professore nella Columbia University e coordinatrice di un progetto quinquennale Unesco su “Sustainable human settlement”, che parla di città intesa come piattaforma di centri di servizi globali, inserita in un circuito globale, soprattutto con riferimento ai servizi intermedi (Workshop Ambrosetti Cernobbio 2008). Piattaforma globale e hub di servizi anche immateriali.

Nel maggio del 2015, uno dei Seminars Aspen di Venezia era incentrato sul tema della Smart City. Assoedilizia in quella sede ha sviluppato una riflessione che ha portato ad una visione funzionale di città.

In tale ottica va rilevato preliminarmente come la città sia il luogo della complessità, ma anche della sintesi.

In un approccio sociologico possiamo dire che città è l’incontro di comunità, di ambiente e di cultura:
– comunità implica i concetti di sussidiarietà, di solidarietà, di sicurezza;
– ambiente contiene l’aspetto dell’ecologia, della salute umana, dell’equilibrio socio-territoriale e struttural-territoriale;
– cultura richiama l’appeal, le opportunità in termini di conoscenza, di lavoro, di socializzazione.

Dall’insieme di queste componenti scaturiscono la qualità del vivere e la competitività complessiva della città e del territorio.

Oggi, il nostro mondo locale si proietta nel mondo globalizzato. La globalizzazione – giova sottolinearlo – è fenomeno complesso, non solo economico e finanziario, ma etnico, sociale e culturale.

 

La competitività e la cultura sul territorio

Se la città deve essere competitiva, la sua offerta complessiva non può prescindere dunque dall’immagine culturale: che deve ancorarsi al territorio, attraverso quello che Massimo Cacciari ( nel saggio “La Città “) definisce  “radicamento terraneo”, per poter in qualche modo contrastare l’effetto dei processi socio/economici deterritorializzanti, che oggi attraversano il nostro mondo.

In campo socio-economico i processi di ristrutturazione, di innovazione tecnologica, di terziarizzazione, di finanziarizzazione, di internazionalizzazione.

In campo territoriale la deindustrializzazione e la delocalizzazione.

Il radicamento della cultura al territorio si realizza appieno quando l’uomo percepisce la sensazione di trovarsi al centro dell’essere, perché in tal modo supera la tentazione di volgersi altrove.

Se essere è conoscere, al centro della conoscenza. Se essere è sentire, al centro dell’emozione. Se essere è apparire, al centro della visibilità.

Nella odierna civiltà dell’immagine  la periferia culturale è sinonimo, oltre che di marginalità, di decadenza.

Parlare di città è un esercizio dialettico che potrebbe andare avanti all’infinito.

Quanto a me mi fermo qui. Qualche spunto di riflessione l’ho messo a fuoco.

 

Alla Societa’ del Giardino Gala’ di Riccardo e Magdy Riccardi – IL GIORNO DEL 13 Dic. 2017

dicembre 15, 2017

Alla Società del Giardino Galà di Riccardo e Magdy Riccardi – IL GIORNO DEL 13 Dicembre 2017

Che Gran Galà al Giardino

La festa della Milano solidale

Gli auguri di Natale di Magdy e Riccardo Riccardi

 

TRADIZIONALE festa natalizia alla Società del Giardino di Magdy e Riccardo Riccardi, smoking bianco con braccio ingessato per lui e abito stile Charleston per lei.

Riccardo Riccardi, già presidente della Banca Nuova Terra, con la passione della scrittura, attuale collaboratore de «Il Giorno» ha scelto il nome dei tavoli con i tipici dolci italiani: panettone, struffoli, buccellato, strudel.

Mise colorate per le signore, rosso fuoco per Carla Limido, pailletes oro per Alessandra Artom, nero con ricami bianchi firmato Tolentino per Antonella Arcuri, rosa lungo per Silvana Fiolini, verde per Maria Luisa Celoria.

APERITIVO con isole con polenta, formaggi, salumi e l’immancabile culatello in onore di Riccardo Riccardi, socio dell’ordine del culatello supremo che si riunisce da quasi quarant’anni a Soragna alla ricerca del Culatello Supremo. La serata è stata aperta con l’inno nazionale, cena con risotto, baccalà mantecato, agnello e un mega panettone di dieci chili e tutti in pista con musica dal vivo del maestro Mario Pinna. In una serata ludica, i coniugi Riccardi hanno pensato anche alla solidarietà con una lotteria, in palio gli originali centrotavola natalizi rappresentati dal tipico dolce meneghino, il panettone.

Il ricavato sarà devoluto all’opera San Francesco per i Poveri, fondata nel 1959 dai Frati Cappuccini di viale Piave che offre ai poveri assistenza gratuita e accoglienza, oltre a soddisfare bisogni primari e reali di persone in grave difficoltà offre a loro ascolto e protezione.

TRA I PRESENTI il Direttore de Il Giorno Sandro Neri, Roberto Gervaso, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Sopranzetti direttore Banca d’Italia di Milano, il professor Gianpiero Campanelli, Ernesto Pellegrini, Annalisa e Umberto Paolucci, Simone e Carla Limido, Alessandra e Arturo Artom, Fabio Cerchai, Salomone ed Emanuela Gattegno, Rosario ed Annamaria Alessandrello, Lucia e Mario Boselli, Marinella Di Capua, Silvana e Urbano Alessi, lo stilista Gianni Tolentino, Antonella Arcuri. Raffaella Parisi, Miriam Volterra che ha scelto un abito nero vedo-non vedo con camicia in pizzo e gonna, completano il look gli orecchini importanti.

Tra gli ospiti anche Fabio Cerchiai con la moglie in tubino rosso di pizzo e stola in tinta; tra gli altri, Roberto Gervaso ed Ernesto Pellegrini,  Gianni Tolentino con Antonella Arcuri; Gianmaria Pinna con la moglie; Giuseppe Sopranzetti con la moglie e Simone Limido.

 

Foto:

– Achille e Giovanna Colombo Clerici con Riccardo Riccardi

 

– Pierluigi Magnaschi, Giuseppe Sopranzetti, Achille e Giovanna Colombo Clerici, Ines Pellegrini

 

Recensione di “Leadership responsabile: le 10 regole per essere leader nell’economia della conoscenza” di Francesco Sansone

luglio 6, 2016

Giovanni Bazoli Presidente emerito Intesa Sanpaolo
Negli ultimi vent’anni, l’economia mondiale ha subito un mutamento profondo. L’implosione del sistema economico e politico sovietico ha aperto all’economia di mercato spazi che prima di allora le erano preclusi, dando avvio alla cosiddetta “globalizzazione”. Non solo i paesi avanzati hanno tratto grande beneficio dall’incremento dei movimenti mondiali di merci, servizi e conoscenze: anche ad economie partite con un iniziale ritardo di sviluppo, la progressiva integrazione nei flussi internazionali degli scambi ha contribuito ad assicurare importanti vantaggi.
Nella nuova economia globale, il sapere e la capacità innovativa si sono imposti come l’area di concorrenzialità più avanzata per massimizzare il volume d’affari e i profitti: l’uomo è assurto a fattore decisivo della produzione, sostituendosi in quel ruolo fondamentale che in precedenza era attribuito alla terra e al capitale. La valorizzazione del capitale umano è divenuta, di conseguenza, un’attività centrale per le imprese, in grado di produrre benefici sotto il profilo sia della qualità della vita che della competitività, “ … nella duplice valenza strategica – scrive Sansone – di sviluppo delle potenzialità di ogni singola persona e insieme della partecipazione complessiva della persona al progresso e crescita della società”.
Il leader responsabile è in grado di dar voce alle molteplici esigenze delle parti coinvolte nella vita dell’impresa, per renderla non solo profittevole, ma “di successo” nel senso più proprio di cui in precedenza si discuteva. E’ capace di prendersi cura delle persone, vera e propria sorgente dei vantaggi competitivi dell’azienda. Come scrive Sansone, nei confronti dei propri collaboratori il leader responsabile è “ … un po’ comandante, un po’ coach, un po’ counselor … un po’ mentore … un po’ visionario, nel senso di avere una chiara vision futura dell’organizzazione verso la quale condurre la sua squadra, con determinazione e umanità”.
E’ possibile che in questa visione della leadership d’impresa, che non rinnega il mercato ma è capace di attenzione agli interessi generali, sia presente una certa dose di utopia: è però anche la questione nevralgica su cui si gioca il destino del capitalismo contemporaneo.

Colombo Clerici Presidente dell’Istituto Europa -Asia ed Assoedilizia
La tematica mirabilmente trattata nel libro “Leadership responsabile” da Francesco Sansone si inserisce fra le problematiche che trovano collocazione nel quadro delle epocali trasformazioni socio-economiche bene descritte da Giovanni Bazoli nella sua recensione al testo.
Dalla caduta del muro di Berlino in poi abbiamo assistito ad una brusca accelerazione di quei processi di trasformazione radicale degli assetti culturali, istituzionali, politici, ed economico-finanziari che hanno contrassegnato la nostra epoca e che non hanno risparmiato alcun settore o aspetto della vita dei nostri contemporanei.
Dai processi di ristrutturazione,  a quelli di innovazione tecnologica,  di terziarizzazione, di finanziarizzazione, di internazionalizzazione.
E la società, in tutte le sue articolazioni, ne ha profondamente risentito.
Dalle istituzioni pubbliche alle famiglie, agli stessi partiti politici. Con la caduta delle ideologie (le fedi politiche) sono subentrate le idealità, ed in mancanza di queste hanno prevalso gli interessi fattuali.
Certamente, in una società liquida, qual è ormai divenuta la nostra, non si ritrovano più i tradizionali punti di riferimento. Rimangono le culture e, nel rispetto del principio del “non overlapping magisteria”, le fedi religiose.
Uno dei grandi problemi che la nostra società dovrà affrontare nel futuro è rappresentato dalla formazione delle nuove classi dirigenti che non potranno certo consistere in una miriade di monadi, sia pure a livello di eccellenza, ma autonome e scollegate, come  sta ormai accadendo da noi. La mancanza di scuole di formazione dei nuovi quadri dirigenti della Pubblica Amministrazione, ed il venir meno dei tradizionali centri di formazione legati all’industria, ai mondi economici, ai partiti ed alle stesse istituzioni pubbliche  e parapubbliche, rendono sempre più difficile ai nostri giovani, pur preparati e pur motivati, fare corpo e fare squadra nella gestione, sia della cosa pubblica, sia della cosa privata.
E’ più facile che riescano a farlo ritrovandosi tutti all’estero.
In questo quadro e restringendo l’ottica giungiamo alla tematica approfondita da Sansone.
Il cui impegno è dunque assolutamente meritorio e degno di attenzione perché si focalizza su una questione, anzi su un suo aspetto particolare, vitale e centrale per il futuro del nostro Paese, del nostro popolo, del nostro mondo.

 Stefano Lucchini Head International and Regulatory Affairs Intesa Sanpaolo
Il titolo del bel libro di Francesco Sansone è fuorviante. Almeno nella parte in cui parla delle “10 regole per essere leader nell’economia della conoscenza“. Le riflessioni di Sansone non sono infatti la mera elencazione di piccoli accorgimenti per gestire il proprio ruolo, per accrescere la propria personale identità professionale. Sono al contrario riflessioni che portano il lettore, se realmente interessato, a ragionare sul concetto di responsabilità. Il contesto ci costringe a rivedere e ripensare i modelli culturali cui finora ci siamo ispirati. La crisi, che ancora si consuma, ha cambiato le aziende, ha cambiato le istituzioni, ma solo noi possiamo cambiare il nostro personale modo di interpretare e agire in questa mutata realtà. Ecco dove vedo la forza e l’importanza del libro di Sansone: lo stimolo a una seria analisi della propria personale idea di leadership per migliorarne le caratteristiche adeguandola alla società post crisi.
Come scrive il professor Bazoli: il leader deve “sollecitare, stimolare, indirizzare l’attività dei propri collaboratori, al fine di progredire insieme verso obiettivi comuni”. Ma per fare ciò, il leader deve soprattutto sollecitare e stimolare se stesso. Può farlo con l’aiuto di Francesco Sansone”.

Camilla Borghese-Khevenhueller Presidente e amministratore delegato dell’Istituto biochimico italiano IBI Giovanni Lorenzini.
Come nella medicina l‘uomo deve essere al centro nella sua interezza così F. Sansone evidenzia la responsabilità del dirigente nel governare la complessità della natura umana per raggiungere risultati gestionali concreti.
La rigida applicazione delle regole non da una garanzia di per sé sulla conduzione etica dell’impresa: è necessario saper coinvolgere e motivare la squadra per governare l’incertezza tipica dei nostri giorni. Scopriamo come fare leggendo.

Andrea Gibellini Banchiere
Oggi la continuità delle imprese è strettamente correlata  alla innovazione da apportare ai processi produttivi sulla base di studi tecnico-scientifici in costante evoluzione e di mezzi propri e di terzi in misura adeguata.
In questo contesto assume rilevanza l’organizzazione dello Stato con il suo sistema fiscale che deve coesistere con una programmazione di spesa controllata, meglio se ispirata a criteri di giusta parsimonia e, comunque, atta a garantire la sicurezza dei cittadini, come funzione primaria. Ciò vale quando i tempi scorrono in presenza di condizioni di normalità e soprattutto di pace sociale ed in assenza di tensioni interne ed esterne allo Stato. In condizione diverse, di carattere straordinario, sono le stesse condizioni e la previsione della loro durata temporale a creare il fabbisogno finanziario dello Stato e ad impegnare i suoi Organi competenti –Parlamento e Governo-  a scegliere i criteri  per fronteggiarlo tra l’aumento dell’imposizione fiscale, la cessione di beni non funzionali ai compiti propri dello Stato e l’indebitamento con l’emissione di nuovi prestiti obbligazionari in aumento al debito  pubblico esistente.
Da tempo, ormai, è diventato di dominio pubblico,  non solo nell’ambito del mondo imprenditoriale, ma anche e con maggior forza nell’insegnamento della dottrina  della Chiesa, il concetto di “responsabilità sociale”  dell’impresa e dei suoi artefici  aziendali. Un concetto, questo,  che ha due riferimenti specifici: la centralità della persona, come titolare di diritti e di doveri nell’assolvimento dei propri compiti, siano essi di partecipazione al capitale sociale o di apporto di collaborazioni  di lavoro nelle varie articolazioni  legittime o di contropartite di acquisto e di vendita di beni e servizi, rispettivamente come fornitori  e clienti. L’altro riferimento  riguarda il grande tema  del rispetto della natura che è stato fatto oggetto della recente enciclica di Papa Francesco, dal titolo “Laudato sì’ sulla cura della casa comune” e che, proprio in questi  giorni, ha visto riuniti  a Parigi i “Grandi della Terra” in un consesso che si è concluso all’insegna della responsabilità da parte di tutti, come non si era mai verificato in passato.
Il progresso non può essere finalizzato solo alla produzione di risultati economici, con esclusione, totale o parziale, di quei valori che si qualificano con l’aggettivo  “morali”. Un siffatto progresso sarebbe  un “progresso zoppo” non ascrivibile alla natura umana, fatta di intelligenza, di libertà e di responsabilità. Nessuno, certo, nega la necessità per un’impresa di essere produttrice di reddito: l’utile ricavato dalla gestione è garanzia di continuità dell’impresa stessa e quindi di conservazione e di sviluppo dell’occupazione, intesa come diritto-dovere per tutti di entrare nel mondo del lavoro dopo un adeguato periodo di studio e di formazione.
La Società VALORE, fondata nel 1998, ha lo scopo di proporsi come sussidio alle imprese  che sono presenti ed operano nel mercato aperto alla concorrenza. Ne è esponente, con altri, Francesco Sansone che, in questi anni di profonda crisi socio-economica, di migrazioni di ampiezza internazionale mai viste in passato con un triste, anzi tristissimo costo di vite umane, di donne e di bambini in particolare, di guerre dichiarate e non, di infiltrazioni terroristiche nel tessuto sociale di numerosi paesi, specie dopo l’11 settembre 2001 con l’attacco alle torri gemelle di New York, si è speso, con lo spessore della sua sensibilità e della sua preparazione accademica e professionale, nello studio di metodologie d’impresa che ha descritto in un libro di successo dal titolo “Leadership responsabile”.
Si tratta di un libro di sicuro interesse in cui, fra i tanti argomenti, spicca quello della giusta valorizzazione, in ambito aziendale, delle prestazioni dei collaboratori nel rispetto della loro persona, nella promozione della loro formazione professionale e nel riconoscimento dei loro meriti e dei loro diritti, con un’ attenzione particolare, ove possibile, ai bisogni straordinari della famiglia. Sì, perché, anche tutto ciò rientra di diritto nelle competenze responsabili di coloro che esercitano la leadership nell’azienda, qualunque sia l’ampiezza territoriale della sua dimensione e qualunque sia l’entità del suo fatturato.
Anche lo Stato ha i suoi doveri ed i suoi diritti. La coesistenza degli uni e degli altri si compendia nella creazione di un ordinamento sociale che garantisca la sicurezza e la libertà dei suoi cittadini e la perequazione fiscale in funzione delle politiche adottate principalmente negli ambiti dell’istruzione, della sanità, della previdenza e dell’assistenza, del lavoro e dell’economia in generale, realizzando in tal modo un sistema orientato al benessere ed al bene comune, meglio se in un’ottica di collaborazione internazionale capace di tutelare la pace tra i popoli.
Questi ed altri approfondimenti si trovano magistralmente descritti nel libro citato da Francesco Sansone, edito in più lingue e giunto ormai alla settima edizione

Gian Maria Seccamani Presidente Editoriale Bresciana
“Per essere un vero leader in un mondo sempre più complesso è necessario non solo avere doti professionali e tecniche ma anche umane ed etiche ovvero bisogna essere un leader responsabile.
Un leader responsabile sa guidare e motivare i propri collaboratori valorizzandoli verso fini condivisi con una visione chiara degli obiettivi che s’intende perseguire operando conseguentemente con determinazione, integrità e rigore ma anche con umiltà ed umanità… sono molti gli spunti che il bel libro di Francesco Sansone propone alla nostra riflessione.”

 Gregorio De Felice Chief Economist  Intesa Sanpaolo
Cosa significa essere leader nella nuova economia della conoscenza? Non basta più possedere competenze tecniche ampie ed approfondite, essere un buon organizzatore, avere influenza e autorità. Servono manager coraggiosi, generosi, visionari – ma anche perseveranti, umili, trasparenti. Soprattutto, servono leader in grado di curare e far crescere il capitale umano: sono le persone, infatti, con le loro competenze, la loro creatività, il loro entusiasmo, a rappresentare il fattore competitivo fondamentale per le aziende. Il libro di Sansone offre una guida preziosa in questa direzione. Le sue sono molto più che semplice regole: l’autore guida chi legge in un serio percorso di riflessione personale, verso l’acquisizione di un senso di responsabilità che è capacità di prestare attenzione agli altri, di valorizzarne i contributi e le potenzialità, di condurli insieme ad un obiettivo comune. Una sfida impegnativa? Sicuramente, forse al limite dell’utopia. Ci ricorda però Sansone, richiamando Eraclito, che “se non speri l’insperabile, non lo scoprirai”. E’ proprio su questa capacità di ripensare radicalmente il modello di leadership che si gioca una sfida fondamentale per il futuro delle nostre imprese e della nostra economia.

Pina Amarelli Mengano Presidente Amarelli
Francesco Sansone,  da sempre attento alla centralità della persona e alla necessità di una società fondata sui valori,  ha focalizzato la sua interessante ricerca sul tema della “leadership responsabile “, tracciando un percorso virtuoso indispensabile ad una crescita duratura e sostenibile. Porre il capitale umano,  non certo solo idealmente, al vertice di una piramide la cui base è rappresentata dalle risorse economiche, rappresenta un eccezionale approccio epistemologico che conduce ad una visione etica, l’unica in grado di arginare le derive di un atteggiamento globale fondato esclusivamente sul profitto.L’Autore,  con squisita eleganza ma anche con ferma decisione,  ci dice :”Il decalogo è questo! ” ed enuncia dieci regole, da assumere nel loro

insieme, a costituire una sorta di ‘Grundnorm’ irrinunciabile per chiunque voglia ‘ intraprendere’  in maniera consapevole e nell’ottica di una economia di pace rispettosa del futuro.

Gianfranco Negri-Clementi  Avvocato
Finalmente un libro scritto da persona che ha la dignità di dire “ho fiducia in me stesso e sono ottimista sui possibili contributi  delle persone che vado conoscendo nella vita”: su questo sfondo, che è un autentico preludio di costruttività, navigano i precetti sulla sfida, sulla flessibilità, sulla generosità e sulla lungimiranza. Pensate, poche parole che sono il fondamento dell’impresa umana. Poche parole che rappresentano il nostro mestiere e il nostro percorso vincente. Veramente un libro da leggere.

Maurizio Sella Presidente ASSONIME (Associazione fra le Società Italiane per Azioni)
Il futuro della nostra economia passa anche e sopratutto attraverso la buona gestione delle imprese, votata alla produttività, al miglioramento dell’efficienza dei processi, al conseguimento degli utili e all’innovazione per stare sempre al passo coi tempi. Per fare tutto questo servono leader responsabili, sotto ogni profilo: professionale, economico, umano ed etico. A questa figura, cioè, non devono far difetto le caratteristiche messe a fuoco in questo volume, a cominciare da quelle che l’autore definisce “psicologiche”, come ispirare una visione comune, mettere gli altri in condizione di agire, dare coraggio e fiducia e condividere valori. Ma anche gli strumenti, come un pensiero flessibile, la formazione continua, la capacità di maneggiare gli strumenti della comunicazione, l’attenzione alla reputazione e alla credibilità. E’ su queste basi che si devono formare i leader responsabili del presente e del futuro. Ed è su queste basi che si deve poggiare la ripresa economica e lo sviluppo futuro, per essere realmente sostenibile, solido e duraturo. Come auspichiamo che avvenga.

Domingo Sugranyes y Bickel Presidente Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice
E un’ottima sintesi, ricca di idee e utile. Ho trovato anche molti riferimenti che illustrano il tuo tema, come per esempio gli ottimi consigli del Cancelliere Gattinara a Carlo V, verissimi e giusti!
Nell’ultimo capitolo, piú che regole uno trova delle virtù. Ed è proprio quello che ci manca, delle virtú da coltivare piuttosto che delle tecniche di management. Per conto mio ne avrei aggiunto una: la ‘virtù’ della curiosità che permette di cercare e di accogliere idee e realtà che ci apportano gli interlocutori!
Ti faccio i complimenti e auguro che questo bel libretto venga diffuso ampiamente, letto e meditato!

Davide Lorenzini Dirigente Polizia di Stato, già Responsabile della sicurezza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Il testo del prof. Sansone, scritto con semplicità di linguaggio, manifesta al lettore la profonda conoscenza dell’argomento da parte dell’autore che mette in risalto le doti per essere “buon leader” in un’azienda. Attraverso il suo “decalogo” di regole, ma più propriamente “decalogo di riflessioni”, trasmette al lettore anche più sprovveduto sull’argomento: interesse, curiosità e desiderio di approfondimento. I principi esposti nel testo, trovano naturalmente terreno fertile alla loro applicazione nel mondo imprenditoriale/aziendale ma, in realtà, secondo me, la fluidità con cui sono esposti, favorisce la riflessione per la loro riuscita anche in molti altri settori. Personalmente, anche se non sono per nulla avvicinabile al mondo economico-imprenditoriale, ho letto questo libro con grande curiosità: la stessa con cui ho poi cercato di far miei molti dei suggerimenti esposti. E’ un testo veramente fatto bene e, proprio per la “semplicità espositiva”, mi sentirei di suggerirlo come “base di partenza” in tutti i corsi di formazione di dirigenti e manager d’azienda ma, ancor di più, lo vedrei inserito molto bene tra i testi fondamentali nella formazione di funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione. Complimenti all’autore…..

Gaetano Cavalieri Presidente CBJO The World Jewellery Confederation
La globalizzazione ha modificato le tecniche della competizione e conteporaneamente l’informazione in rete rende i consumatori più coscienti e quindi più esigenti nella ricerca e nelle scelte con la conseguente soddisfazione dei prodotti e servizi a loro offerti. E’ ovvio che le imprese perseguono il profitto, ma e’ altrettanto ovvio che la reputazione, la trasparenza ed i principi di etica e responsabilità sociale, la sostenibilità dei processi produttivi e distributivi porta alla necessità di nuove competenze, nuove capacità gestionali ed ad una insita onesta’ intellettuale che la ” Leadership Responsabile ” non solo deve avere e conoscere ma deve anche applicare. Questi principi fondamentali della nuova economia che questi leaders devono percepire come strumenti indispensabili di un marketing innovativo, impiegandolo con la flessibilità necessaria, capace di conquistare nuove quote ed aree di un mercato sempre più adulto ed informato. La ” LEADERSHIP ” non si può comprare ne’ si può inventare, ma si può costruire ed ancora meglio se si ha il dono di possederla e di poterla compiutamente esprimere. Ecco perché la capacita’ di esercitare (per chi c’e’ l’ha) una Leadership Responsabile non appartiene a tutti, bensì ad un numero di leaders relativamente limitato, altamente contesi dalle imprese. Questo testo e’ uno strumento di management, e le sue 10 regole danno un fortissimo contributo alla evoluzione della gestione delle imprese ed ad un evidente upgrading dei nuovi managers, che sempre di più devono gestire aziende, mercati e consumatori sofisticati. E’ altresi uno strumento che e’ di supporto a processi decisionali moderni, efficaci e basati su una conoscenza molto specializzata.Una leadership flessibile e responsabile può solo migliorare le qualità delle imprese che possono produrre i loro profitti con buon senso e con il massimo rispetto dei loro consumatori che comunque ne determinano il successo o il fallimento.

Dominick Salvatore Preside Facoltà di Economa Fordham University of New York
In questo brillante volume, Francesco Sansone presenta la pedagogia per sviluppare la “leadership responsabile” per incrementare le performance personali e professionali in un mondo che diventa sempre più globalizzato, tecnologico, e in rapida evoluzione. Il volume è più che un manuale per incrementare l’efficienza produttiva e la capacità di innovazione dell’impresa, ma ha l’orizzonte più vasto di sviluppare la leadership in tutti i suoi aspetti: etici, sociali, ed economici per la gestione efficace del cambiamento e miglioramento individuale e organizzativo continuo.
La leadership responsabile è cruciale per affrontare un’economia e società che sono oggi al centro di una rivoluzione paragonabile alla Rivoluzione Industriale sia per quanto riguarda le dimensioni sia per quanto concerne le conseguenze che essa ha e avrà ancora di più sull’economia mondiale, nel contesto di un nuovo Rinascimento Transaltantico.

Dario Liguti Managing Director, Head of International Export Finance General Elettric Company GE
Molti hanno scritto sulla leadership (alcuni parlano di “cottage industry”), ma pochi sono riusciti a mettere in evidenza il “nodo gordiano” che rende questo concetto cosi sfuggevole ma allo stesso tempo umanamente fondamentale. Il Prof. Sansone é uno di quei pochi: il suo libro apporta le chiavi di lettura necessarie per comprendere questo fenomeno che può assumere molti aspetti. L’umano, con le sue emozioni, debolezze ed aspirazioni all’eccellenza si deve unire con il razionale per disegnare dei percorsi di leadership cangianti. Non esiste LA leadership, ma esistono LE forme di leadership. Questo libro ci aiuta e ci guida nel cammino del crescere, professionalmente ed umanamente, per inseguire la volontà di eccellenza.

Marco Filagrana Head of Risk Management presso Quaestio Capital Management SGR
Seguo da dieci anni Francesco Sansone e le sue pubblicazioni sono per me un “manuale di lavoro”; flessibilità prima e responsabilità ora sono temi declinati molto concretamente nelle nostre organizzazioni che sollecitano sfide personali molto precise, a volte a portata di mano, talora quasi utopiche. Esercitare leadership e lasciare un segno (nei collaboratori, soci, clienti, fornitori, nell’eccellenza e impegno di tutti i giorni): questa è per me responsabilità e il libro di Francesco indica la strada da percorrere.

Claudia Cerna Training and Learning Expert Unicredit
Un posto d’onore nella libreria…Mi occupo da una decina d’anni di Leadership come coach e incontro spesso persone che hanno difficoltà a relazionarsi con il proprio gruppo di lavoro. Spesso la ragione deriva dall’aver perso la visione di se stessi come leader che, responsabilmente, accompagna le proprie persone a raggiungere insieme gli obiettivi.
Mai come in questi tempi difficili i team hanno bisogno di leader che si prendano la Responsabilità di guidare con etica, integrità e rigore.
Il libro in modo chiaro esplora e suggerisce gli elementi che permettono a tutti di diventare leader Responsabili, per un domani migliore per tutta la collettività!

Giuseppe Argirò Amministratore Delegato Area 24
Un libro fondamentale per chi ha una qualche responsabilità che sia essa di tipo professionale o che sia essa di tipo sociale! Complimenti all’autore!

Giuliano Zoppi Senior Private Banker Banca Mediolanum
Un manuale utile inspirato e di grande visione che mette al centro il valore ed i valori della persona che si riflettono nello stile della leadership. Un libro ed un percorso per il presente e per il futuro.

Flavio Ambrosetti Global Transaction Banking Manager (Deputy) Unicredit
L’autore riporta, esplora e ripercorre i caratteri salienti dell’essere “Leader” nel mondo imprenditoriale. Vengono evidenziati in modo chiaro e scorrevole concetti propri dell’argomento ma altresì suggeriti esempi, definizioni che in realtà sono dei veri e propri strumenti di lavoro. Chi assume o ricopre il ruolo di “Leader” non può improvvisare comportamenti o strategie deve farsi carico di essere la guida dell’oggi e del domani. Senza consapevolezza di ciò il Leader non è tale ma un traghettatore del quotidiano. Sicuramente interessante è l’accostamento al concetto di Leadership di “responsabile”. In tal senso, la Leadership è circostanziata, qualificata, senza responsabilità del ruolo, dell’obiettivo, della strategia il ruolo di Guida ha finalità individuali e contingenti del breve periodo. Consiglio dello stesso autore “Il pensiero flessibile”.

Giuseppe Randazzo Take Care & Behavioural Training LLC Learning Management Unicredit
“Confesso che quando ho guardato per la prima volta la copertina del libro “Leadership responsabile 10 regole per essere leader nell’economia della conoscenza”, sono stato colto da un filo di scetticismo…ho pensato di avere tra le mani un altro testo, l’ennesimo, che si aggiunge ai tanti che si prefiggono di semplificarci la vita attraverso “10 regole per dimagrire” piuttosto che “10 regole per stare bene”, “10 regole per imparare a correre” e così via.
Iniziando la lettura ben presto lo scetticismo ha lasciato il posto alla curiosità, e dalla curiosità all’interesse il passo è stato breve: man mano che scorrevano le pagine ho notato, infatti, che l’autore sottoponeva alla attenzione del lettore non “10 regole” bensì altrettanti stimoli, intellettuali sollecitazioni e spunti per una profonda e quanto mai attuale riflessione sulla idea stessa o, meglio ancora, sulla visione che oggi abbiamo della leadership.
In un mondo sempre più globalizzato e tecnologico, in piena e rapida evoluzione verso nuovi modelli organizzativi – e sociali – occorre meglio inquadrare il ruolo di una “leadership” capace di agire con responsabilità verso ambiti di azione che incidono profondamente sul piano  umano ed etico oltre che finanziario ed economico: Francesco Sansone, nel suo libro, ci aiuta a riscoprire il ruolo della leadership nel coacervo delle fondamentali qualità che contraddistinguono l’uomo in quanto essere sociale.”

Samuele Marconcini Head of Hr and organizational development Cattolica Assicurazione
Una stimolante lettura che aiuta la riflessione, a mantenere attiva la consapevolezza di sé e a non dimenticarci delle nostre responsabilità come individui, manager e leader. Una guida ed un percorso efficace che mette a fuoco il vero valore: la relazione, l’umanità e la visione sistemica dell’individuo; abilità necessarie ed essenziali per raggiungere il successo.
Il linguaggio usato dall’autore, la sua esperienza e le sua sensibilità, che si respirano in ogni parola, agevolano la comprensione di questo mondo complesso e delicato che è l’imprenditoria: un mondo composto da esseri umani…

Carlo Bagnasco General Manager Energetic Source
L’ultimo decennio ha mutato profondamente l’economia mondiale, che ha abbattuto confini e barriere territoriali diventando, in una parola, “globale”. In questo mutato scenario, conoscenza e innovazione sono divenute le parole chiave necessarie per affrontare il cambiamento. Inevitabilmente, anche le imprese hanno dovuto trasformare i loro modelli di business trovandosi a navigare in dinamiche economiche complesse. Sono divenute, infatti, protagoniste di continue sfide per soddisfare le richieste non solo degli azionisti, ma anche dei clienti, sempre più esigenti non solo dal punto di vista della qualità di prodotti e servizi, ma anche da quello dell’impatto sociale e ambientale. Si capisce quindi il perché l’attuale arena competitiva abbia bisogno di una nuova leadership “responsabile”, ovvero in grado di integrare fattori umani, sociali e ambientali per favorire uno sviluppo sostenibile e tale da garantire supporto da parte degli stakeholder e fiducia nell’impresa o nell’organizzazione di appartenenza. Sansone nel suo brillante volume ci insegna come sviluppare la “leadership responsabile” per incrementare le performance personali e professionali all’interno di questo rinnovato scenario macro-economico. Le parole chiave del futuro immediato in cui l’autore ci accompagna sono: valore come bellezza, linguaggi cognitivi, agilità, fiducia, cura, brand e reputazione. Dunque una nuova bussola per navigare con successo e creare valore attraverso le persone. Sansone come un maestro ci dà “10 regole per essere leader nell’economia della conoscenza”, una serie di spunti per riflettere sia sul concetto di responsabilità e sia del proprio ruolo professionale assunto da ciascuno di noi in un contesto che ci impone, di fatto, una nuova impostazione culturale. Sono queste le fondamenta su cui costruire il nostro futuro sviluppo realmente sostenibile e duraturo.

Marco Antonio Ornito Head of HR & organization development Sia
Nel libro di Francesco Sansone il leader moderno acquisisce una nuova dimensione.
Non è più solo il riferimento nella conduzione flessibile del team verso il cambiamento e l’innovazione necessari nell’economia della conoscenza, è un riferimento etico, un responsabile a tutto tondo. L’interpretazione del ruolo, però, non viene lasciata al singolo ed al suo portato culturale e comportamentale, è guidata ed accompagnata meticolosamente da un decalogo … quasi un ‘manuale d’uso’.
Il libro diventa pertanto uno strumento indispensabile per integrare competenze tecniche e comportamentali, gestione d’impresa ed etica, per il leader moderno.
Non è un cammino facile ma grazie Francesco Sansone per averlo delineato !

Paola Catenacci Direzione Comunicazione Banco Popolare
Le descrizioni di Francesco Sansone ci offrono un panorama delle qualità che deve avere un leader e da qui egli traccia un percorso di oggettivizzazione della Leadership. Queste sono sintetizzate nel titolo stesso del libro: “Leadership responsabile”. La leadership, come potere, per essere responsabile deve essere vista quale “servizio”, come un agire i cui effetti si tramutano in valori concreti. Potere che, a livello nazionale, si traduce nell’essere “civil servant”. Questo concetto supera tutte le classificazioni che, comunque, in modo molto chiaro e con parole semplici, pur nella complessità delle definizioni, l’Autore ci dà. Una leadership dove le 10 Regole esposte non solo individuano attitudini e competenze, ma cercano di fornirci il profilo di un potere, di posizione e personale, che riconduce ad un più generale concetto di etica e di comportamenti i quali si fondono in una sola parola: l’autorevolezza. E’ questa, a mio avviso, la sintesi del libro di Francesco Sansone che traccia un percorso di questa leadership difficile ed arduo, specie in un contesto economico e sociale quale quello attuale che non offre certezze, ma lungo il quale la capacità di gestire potere, autorità e controllo deve trovare il collante in quella tra le 10 regole che, sempre a mio parere, identifica la vera leadership: la trasparenza, alla quale la citazione riportata di Einstein offe tutta la sua verità: “Cerca di diventare non un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore”. La trasparenza, come precisa l’Autore, “nella gestione delle relazioni interpersonali insieme a quella delle informazioni … che è oggi il fattore intangibile necessario per attrarre e sviluppare valore”.

Antonio Carbonera Executive VP Prb
Testo chiaro e lineare: una visione veramente originale su un argomento di grande interesse attuale nel mondo del management e dell’organizzazione.

Cesare Cavalleri  Direttore Edizioni Ares e Rivista Studi Cattolici
Psicologia, esperienza manageriale, cultura economica, idee chiare sull’etica, il tutto amalgamato in una trattazione utile non solo ai manager ma a chiunque abbia responsabilità dirigenziali e formative. La brillantezza dello stile incoraggia la lettura… gradevole ed utile.

Lorenzo Torrisi Capo redattore Il Suddidiario.net
La cronaca di questi giorni ci sta mostrando quanto sia cruciale il compito di chi guida le imprese (anche bancarie). Un leader deve essere quindi responsabile, come ricorda il titolo di questo libro. Il fatto che vengano mostrate in modo semplice e chiaro 10 “regole” aiuta il lettore a comprendere quanto sia importante il corretto comportamento nella propria vita professionale. Attenzione però, non siamo davanti al solito “manuale”aziendalistico con “dichiarazioni di principi”. E, sia detto per inciso, le indicazioni non sono rivolte solamente a chi ha dei ruoli di responsabilità in azienda: queste 10 “regole” valgono un po’ in ogni relazione umana.

Costantino Coros Giornalista
Bellezza, linguaggi cognitivi, agilità, fiducia, cura, brand e reputazione. Sono le parole chiave per competere in un futuro sempre più globalizzato. Partendo da questi concetti cardine, Francesco Sansone, svela i segreti per gestire con successo le imprese nell’epoca dell’economia della conoscenza. “Per agire con efficacia – sottolinea l’autore – serve una Leadership Responsabile”. Questo libro spiega che cos’è la leadership responsabile e come esercitarla nell’attuale scenario economico caratterizzato da incertezza e complessità. Dunque una nuova bussola per creare valore attraverso le persone. Quali sono le regole, ed i comportamenti vincenti per essere leader nell’economia della conoscenza? Come gestire il cambiamento, sostenere le sfide, confrontarsi con i concorrenti? Come garantire un buon clima di lavoro, costruire relazioni positive e produttive, motivare e motivarsi? I lettori potranno trovare utili indicazioni per valorizzare il loro stile di leadership e rendere più efficace la capacità di influenza e guida del team. Il libro offre una sintesi dei principali strumenti e modelli più affermati di leadership e rappresenta una guida per tutti coloro che vogliono migliorare la qualità delle loro relazioni di lavoro nei contesti organizzativi.
Non resta altro che ringraziare Francesco Sansone per la sua opera meritoria sia per il rigore scientifico con la quale è stata realizzata sia per la capacità di renderla attuabile praticamente nella vita quotidiana di ha responsabilità manageriale.
Vale veramente la pena leggerla per farne un utilissimo strumento di lavoro e di crescita personale.

don Gianni Fusco Referente ecclesiastico Nazionale Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice
Nel 2013 il Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace” produceva il documento “La vocazione del Leader d’impresa. Una riflessione” che inserendosi nel vasto dibattito della Dottrina Sociale della Chiesa, che in questi ultimi anni, specie a partire dalla “Centesimus Annus” fino a raggiungere l’ultimo documento di Papa Francesco, “Laudato si”, già dal titolo ben precisava il profilo che intendeva sviluppare sulla figura dell’imprenditore:  si tratta di una vocazione.
Così segnatamente si esprimeva al n.6
“La vocazione dell’imprenditore è una chiamata umana e cristiana autentica. L’importanza della stessa nella vita della Chiesa e per l’economia mondiale non sarà mai evidenziata abbastanza. I leader d’impresa sono chiamati a progettare e sviluppare beni e servizi per clienti e comunità attraverso una componente dell’economia di mercato. Affinché tali economie possano conseguire il proprio obiettivo, ovvero promuovere il bene comune, devono essere strutturate secondo idee fondate su verità, fedeltà agli impegni, libertà e creatività”.
Leggendo il testo di Francesco Sansone ho ritrovato questa linea di sviluppo pensata dal Magistero della Chiesa attraverso gli organismi a ciò preposti e mi ha fatto enorme piacere trovare, nelle parole del testo e nei diversi profili da esso sviluppati, la posizione di “un addetto ai lavori”; di chi, in altri termini, vede e calibra le proprie posizioni, teorizzate in un testo di riflessione e in qualche modo di orientamento,  alla luce della propria professionalità e della propria responsabilità nel campo imprenditoriale.
Mi sembra, in ultima analisi, che davvero il leader di impresa, se vuole conseguire non solo un profitto utile alla sua impresa ma anche vuole essere di successo, vale a dire se intende articolare la propria funzione e quella dell’impresa che rappresenta in vista del bene comune non potrà sottrarsi alla responsabilità di coniugare interessi personali con quelli del personale lavorante e, più in generale, con quelli della comunità nella quale opera attraverso la quale rimanere e “navigare” nel mare della globalizzazione, questo perché quando le imprese e le economie di mercato funzionano correttamente e sono tese a servire il bene comune, offrono un significativo contributo al benessere sia materiale sia spirituale della società. E di ciò se ne fa interprete il leader d’impresa.

Cristina Cremonesi  Principal expert The European House Ambrosetti
Francesco Sansone, ha sottolineato con arguzia ed abilità gli aspetti salienti di una leadership responsabile, corredando la sua esposizione con esemplificazioni chiare e concrete.
La leadership che propone è una leadership che ha un forte valore sociale e si fonda su aspetti che promuovono cambiamenti non solo organizzativi ma anche di forte valore etico.
E’una leadership “al servizio” degli altri”, che contempla una gestione responsabile della propria capacità di influenzare gli eventi , ma anche visione strategica per promuovere benessere e miglioramento nei vari contesti organizzativi.”

‘Abd al-Sabur Turrini, Direttore Generale, CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana
In questo libro di Francesco Sansone si riscoprono, declinate nell’ambito della “leadership” e del “fare impresa”, quelle virtù che prima ancora di costituire i requisiti fondamentali per valorizzare la crescita della società commerciale, rappresentano i lineamenti dell’affidabilità e dell’integrità umana, la quale, a sua volta diventa, nella gestione dell’impresa, responsabilità verso una “comunità di persone”. L’affidabilità e l’integrità del leader in tutti i suoi aspetti, etici, professionali, economici, sociali e comunicativi si traducono infatti in “responsabilità”, la quale è a sua volta il risultato di una serie di valori che in questo saggio sembrano evocare le virtù cardinali. Sorprendenti i riferimenti di Sansone all’Etica Nicomachea di Aristotele dove, in un respiro universale e metastorico, ci viene ricordato ad esempio che la virtù del coraggio è situata a livello intermedio tra la viltà e la temerarietà, e che la lungimiranza, ossia la prudenza o la saggezza, non è del filosofo ma dell’uomo d’azione e comporta il “saper bene deliberare” non in astratto ma concretamente. Questa realizzazione delle “virtù” enunciate nel decalogo di Sansone, costituisce la valorizzazione del capitale umano nello sviluppo dei singoli in seno all’impresa, e  dell’impresa come “comunità di persone”. Le realizzazione di dette “virtù” della leadership, non ha un valore solo per i “responsabili” del “fare impresa”, ma valgono per la maturazione, etica, professionale e conoscitiva di ognuno. Una visione universale della responsabilità gestionale della leadership a cui stia a cuore la circolazione dei benefici, con la maggior ricaduta possibile verso gli stakeholders, azionisti, clienti, dipendenti, ambiente, fornitori e comunità, non è utopia, è l’unico sbocco verso un’economia reale. Questa distribuzione a ricaduta promossa dall’azione di una leadership responsabile promuove anche un processo di comunicazione virtuosa, la quale quando è condivisa dalla pluralità, diviene costante “formazione” indispensabile, come ci dice Sansone per “imparare ad imparare”.

 Giacomo Franchi
Che per essere leader non sia opportuno seguire i consigli di Nicolò Machiavelli (per esempio nell’opera “Del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare, ecc. ecc.”) già dovremmo saperlo. Sansone aggiunge una pars construens davvero preziosa, utilizzando raffinati strumenti antropologici e psicologici, e configura il leader “buono” a tutto campo e perciò anche efficace e business orientato. Utile anche per i giovani che studiano economia e finanza e non desiderano diventare squali bianchi.

 Giuseppe Bernoni Managing Director Grant Thornton – Bernoni & Partners
Per essere leader nell’economia della conoscenza è indispensabile saper gestire se stessi, prima ancora che gli altri. Per esempio, quanti professionisti all’inizio della giornata sanno esattamente i compiti, le mansioni, gli obiettivi che devono realizzare e ai quali devono dedicarsi i propri collaboratori durante la giornata? E quanti alla fine della giornata
controllano che gli obiettivi prefissati siano stati conseguiti?
Tutto ciò si inserisce in una modalità di sfruttare adeguatamente le capacità proprie e altrui ed è fondamentale per migliorare la produttività di ogni professionista. Comunicazione, condivisione di valori, credibilità, fiducia, reputazione, formazione responsabilità verso il lavoro sono tools ineludibili per chiunque intenda essere un leader e migliorare la qualità del proprio lavoro.
La mancanza di un buon management espone qualsiasi organizzazione (aziende in primis) a grandi difficoltà. Senza la pretesa di dispensare ricette magiche, questo libro individua le regole e i comportamenti vincenti per gestire le sfide del cambiamento, costruire ambienti di lavoro positivi e diventare leader responsabili.

Adriano Caldara Commercialista
Ripensando Max Weber … Essere leader o manager? A questa e a tante altre domande risponde l’interessantissimo libro di Francesco Sansone.
“Leadership responsabile” ci accompagna nel mondo del management relazionale, dove l’esempio, l’etica, la condivisione, la generosità e l’umiltà sono preziosi valori personali sui quali incardinare una direzione d’azienda di successo.
L’ampiezza dello sguardo, la ricchezza dei contenuti, l’agilità della penna eleggono l’Autore a brillante e sicura guida per giovani ed esperti.

Giulio Zafferri Executive VP VALORE
Francesco Sansone,dopo aver direttamente gestito processi di cambiamento nella cultura aziendale di diverse imprese, fornisce nel suo libro spunti di riflessione per interpretare in modo coerente con i tempi la complessità insita nello “strumento” oggi indispensabile per sostenere competitività ed innovazione: La Leadership Responsabile
Come il Mosè dell’era della conoscenza, egli mostra le sue tavole con le “10 regole” che possono essere considerate un utile strumento per l’interpretazione di un ruolo così strategico in ambito organizzativo: Il Leader.
Quest’ultimo ha la grande responsabilità di dover porre al centro il Capitale Umano ed il paradigma della persona globale che considera gli individui nelle loro 4 dimensioni: Mente Cuore Corpo e Spirito.
Il Leader Responsabile è, inoltre, obbligato a tenere in considerazione che ogni individuo tende a sviluppare armonicamente i 4 ruoli che ha nella vita: Sè stesso, il Privato, il Sociale ed il Lavoro. Ecco perché nella “lectio” del Prof Sansone per fare un leader non è sufficiente avere una vision ma appare importante un altro aspetto cioè quello di un leader che ha trovato il suo “elemento”. Dovrà quindi aiutare i suoi ”partner” a trovare il loro. Il tutto potrà confluire in un concerto “olistico”, in quanto ad esito perseguibile, ed in grado di creare “valore” attraverso le persone nell’era dell’Economia della Conoscenza.

Valentina De Gregori Ricercatore Medico Università di Bologna
Un responsabile consigliere..Breve saranno le mie lodi seppur l’autore ne meriterebbe molte. Non solo per questo titolo finalmente giunto al successo che si meritava ma anche per il suo studio sulla psiche umana e le sue competenze in campo neuropsicologico e sulla capacità che la stessa ha di mettersi in gioco su più campi e su più fronti proprio come il leader deve fare ogni giorno, incurante dei rischi. Ecco la parola rischio e la parola responsabilità che in Francesco e nel suo libro si coniugano delineando un profilo di uomo che sa affrontare consapevolmente sfide e rinunce.
Un vero leader da ammirare e da leggersi tutto d’un fiato…

Paolo Galardi Presidente SO.GES
Cosa sconta oggi il mercato e l’economia mondiale in genere? Forse proprio un mancanza di leadership; non ci sono stati leader, la loro leadership si è affievolita in favore della c.d. globalizzazione, di conseguenza non ci sono più certezze granitiche in molti settori: politica, economia, sviluppo ecc..
L’incertezza genera confusione, paure, movimenti e decisioni brusche.
Naturalmente la crisi va ricercata nel fattore umano e quindi nella mancanza di leader, soprattutto di leader, nell’accezione dell’autore “responsabili”.
Come colmare questo vuoto? Francesco indica una strada, fatta di formazione continua e in progresso del leader, che lo porti ad una crescita continua nelle conoscenze e nelle competenze, e che lo renda così illuminato da essere in grado di rimettere tutto in discussione, prima di giungere alla decisione finale; poi decide e lo fa perseguendo l’interesse generale, che genera successo per una moltitudine di individui.
Il libro è ben scritto, chiaro e veloce, e soprattutto apre le porte al “pensiero flessibile”.

Gianluigi Longhi Commercialista e Board member FCAPP
Ho letto il libro fin dalla sua prima edizione. L’argomento trattato e gli approfondimenti arricchiscono la conoscenza ed invitano alla riflessione nel comprendere una società attuale – sempre più liquida – senza oramai più punti di riferimento. Una lettura stimolante per comprendere il ruolo del leader proiettato nel futuro con la consapevolezza socratica che è saggio colui che sa di non sapere.

Dario Pilla
Per il vero leader responsabile le persone non sono “cose” da utilizzare a piacimento ma valori insostituibili di un processo armonico dove capacità, passioni, sentimenti ed intelligenze collettive si fondano per generare il legittimo risultato.

Paolo Palliola Vice Direttore Generale Cassa di Risparmio di San Miniato
Molto utile per riflettere sulle proprie capacità di leadership nel contesto attuale e futuro che comporterà sempre di più sfide e difficoltà crescenti. Inoltre facilita un auto analisi del nostro grado di impegno e di applicazione su tali tematiche così fondamentali per traguardare successi che, soltanto una gestione ottimale del team può assicurare. Creare valore attraverso le persone è un obiettivo prioritario per chi ha la responsabilità di guidare un gruppo dovendo garantirne sempre un buon clima di lavoro oltetutto motivando opportunamente le singole persone.

David Conti
Chiaccherando con mio figlio…Pietro ha dieci anni, è il mio terzo figlio e sto chiacchierando con lui. Aspira a diventare Capitano della squadra di pallacanestro in cui gioca. Lo rassicuro, forse un giorno lo sarà, ma dovrà impegnarsi, molto e dare l’esempio, sempre. Lui sorride ed annuisce convinto. Non lo guardo, lo osservo e riesco a intravedere nuovi punti sporgenti del suo carattere.
Nel suo libro, Francesco Sansone traccia un percorso chiaro, credibile ed applicabile verso l’approdo ad una dimensione in cui il Leader deve essere (necessariamente) Responsabile. Nel suo decalogo, riconosciamo tra le righe modelli e profili di managers sia del presente (a noi tutti noti per essere più o meno mediaticamente esposti) sia del passato (nello svolgersi della Storia); ma anche figure Responsabili dell’Azienda in cui noi stessi operiamo, con i quali noi stessi entriamo quotidianamente in relazione. Il testo rappresenta quindi un importante ed indispensabile momento di riflessione critica sulla gestione dei Gruppi Organizzati (di qualsiasi natura essi siano) ed un forte invito ad approfondire i caratteri della Leadership. L’aggettivo “Responsabile” appare quanto mai distintivo in un contesto in cui la perdurante e pervasiva crisi economica e finanziaria impongono al Leader di saper “Res Pondere”, Pesare (aggiungo “bene”) le Cose, anche tramite attitudini, sia latenti sia da riconoscere e coltivare con cura.
Un processo evolutivo serio, suggestivo e stimolante, del quale dobbiamo dar riconoscimento al chiaro autore. Di Francesco Sansone mi permetto qui di segnalare anche l’opera “Il Pensiero Flessibile” (2003, sempre per i tipi di Franco Angeli), che rappresenta a mio parere, insieme al testo che qui commento, una vera e propria “dilogia”, in considerazione del filo rosso che lega indissolubilmente i due lavori.
Saluto – qui e ora – l’Autore ed il prossimo lettore curioso ed entusiasta, mentre ritorno a chiaccherare con Pietro che – un giorno – vuol fare il Capitano.

Vania Mandruzzato Responsabile compliance e procedure Infracom
Leadership responsabile rappresenta una guida efficace per muoversi con successo, secondo i principi di sostenibilità e rispetto, mettendo al centro il valore della singola persona, in una società che è diventata sempre più complessa e in continua evoluzione.
Attraverso regole chiare e semplici promuove lo sviluppo di rapporti efficaci e di relazioni costruttive, in un’ottica manageriale, con l’obiettivo di accrescere il proprio valore professionale e personale.
E’ una lettura interessante, intelligente e utile a riscoprire il leader che è in ognuno di noi.

Cliente Amazon
Riflessioni di valore…L’autore ci guida in un percorso sempre interessante e concreto su quali siano i comportamenti appropriati per gestire il cambiamento e sostenere le sfide, e su come garantire un buon clima di lavoro, costruire relazioni positive e produttive, motivare e motivarsi.
Mi ha offerto spunti interessantissimi per migliorare la qualità delle mie relazioni di lavoro, in un momento di particolare difficoltà organizzative del mio contesto lavorativo.
Il tutto con la prosa agevole già sperimentata nell’ormai classico Il Pensiero flessibile.

Pietro Bruno Basile Psicologo del lavoro
L’ho trovato gradevole e agevole nella lettura. Molto utile per chi opera nelle aziende e in altri contesti organizzativi. Oltre alle competenze che ogni professional o manager deve possedere per avere successo professionale, la capacità di esercitare la leadership occupa un ruolo davvero rilevante in tutti i contesti.

Cliente Amazon 
Ben scritto, fluido e coinvolgente. Mettere al centro le risorse che si gestiscono è la vera sfida di tutti quelli che hanno ruoli di responsabilità, e quanto illustrato nel libro è elemento fondamentale di buona gestione. Assolutamente consigliato. Complimenti!!! Eccellente

Cliente Amazon
E’ un libro piacevole alla lettura e molto ben fatto.
E’ un vero e proprio manuale di economia…un manuale per diventare leader!
Lo consiglio a tutti, particolarmente agli uomini/donne d’azienda.

Vito Gioia Founder ASA MCS ASCONS Group
Ottimo testo per imparare ad essere dei leader socialmente responsabili. L’autore, dotato di profondo spessore culturale e di un comprovato interesse per i risvolti sociali delle nostre azioni, ci offre un ottimo contributo per re-interpretare la nostra leadership in ottica sociale

Cliente Amazon
Notevole, stimolante e ricco di spunti di riflessione.
I temi sono sviluppati con saggia retrospezione e attenzione al contesto.
Complimenti all’autore.

Mario La Mura Tenente Colonnello dei Carabinieri
Congratulazioni al Prof. Sansone! A lui va il mio plauso per l’abilità con la quale accompagna il lettore in un percorso, quello nel quale descrive le varie sfaccettature della leadership, tutt’altro che semplice. Molti scrittori, infatti, scrivono sul tema. Pochi, di fatto, sono capaci di farlo con la competenza e al tempo stesso la facilità di linguaggio che caratterizzano l’intera opera. Ho trovato, inoltre, particolarmente utili le 10 regole – che potremmo anche definire requisiti – che devono caratterizzare un leader moderno. Trattasi – difatti – di requisiti la cui assenza ha condotto l’odierna societá in uno stato di profonda crisi di valori e punti di riferimento. Avere la capacità la forza e la volontà di riscoprirli e farli emergere puó aiutarci a ritrovare la strada verso un futuro fatto di maggiori certezze e sicurezze. Al Prof. Sansone, quindi, il merito di averci indicato uno dei possibili percorsi. Ora tocca agli altri decidere come e quando seguirne i suggerimenti.

Marco Nagni
Con il Professore Sansone il concetto di Leadership Responsabile è finalmente chiaro: Raggiungimento degli obiettivi, condivisi con i collaboratori, Imparare dai propri insuccessi, assumersene le responsabilità “vedere” il futuro! L’Uomo Solo non può più essere un leader, le dieci regole d’oro evidenziate nel brillante libro “Leader Responsabile” indicano senza incertezze il percorso che deve essere seguito!

 Cliente Amazon
Questo lavoro del prof. Sansone ha il pregio di affrontare un tema, forse per alcuni versi abusato, con prospettive nuove, pratiche e interessanti.
tutti ci ricordiamo fenomeni editoriali passati che avevano al centro la leadership.
erano manuali scritti in tempi economici che forse rimpiangiamo, ma in questo momento, molto lontani da noi.
paradossalmente, in questi momenti difficili, dove prendere le decisioni e essere leader comporta più problemi che soddisfazioni, il silenzio di tante scuole manageriali è curioso
probabilmente i paradigmi manageriali sono così cambiati che i modelli che hanno costituito quelli per così dire di successo, ora non riescono più a interpretare i molteplici fenomeni che interagiscono con l’impresa
oggi fare azienda significa dover affrontare così tante variabili esogene, regolamentari, normative, sociali, etc , che lo spazio per il singolo attore si riduce molto, per lasciar posto a una coralità da dover costruire,alimentare, valorizzare e accompagnare nel tempo.
responsabilità è sicuramente una delle parole chiave del management del futuro.
etica anche, in contesti culturali che si stanno modificando, che esprimono una nuova dimensione di socialità, ma che, come in passato, richiedono risposte capaci di trasmettere certezze, sicurezza, attenzione, sostenibilità, integrità, sensibilità, umanesimo.
buona lettura

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Un punto di riferimento prezioso e indispensabile per governare con successo la complessità del mondo attuale.                                                                           

Pierluigi Molla
In una epoca di cambiamenti antropologici e di dilatazione “sovrumana” di spazi e quantità, questo libro ci riporta alla dimensione umana, mette nuovamente al centro la figura dell’uomo.
Non più il manager anodino, avulso da tutto quello che non riguarda il profitto, ma persona che pur perseguendo l’obiettivo per il quale si è preparata e ha lavorato, riconsidera la valorizzazione del capitale umano, non solo come fattore di produzione, ma anche e soprattutto nel l’intento di riappropriarsi di un fare improntato sull’etica.
Un manuale/libro che offre agli interessati la possibilità, se non il dovere, di cercare una nuova strada per adeguarsi agli ormai irreversibili cambiamenti del capitalismo e crearne uno più adatto alla nostra epoca.

 Ermes Gnemmi Senior Partner e Fondatore di Strategie e Mercati
In aula agli ingegneri gestionali di Parma, parlando della Leadership e dei testi scritti sul tema, ho fatto presente ai miei discenti che sull’argomento sono stati scritti ben più di 5000 testi. Tanti sicuramente e l’imbarazzo nel suggerire un testo mi era palesemente leggibile in volto. Ma allora Francesco non aveva ancora scritto il suo saggio. L’imbarazzo non ci sarebbe stato! Sansone ha saputo nel suo testo scrivere un po’ la summa delle sue esperienze sul campo e il frutto della sua ricerca tanto da suggerire così un profilo del Leader: un po’ condottiero, un po’ coach, un po’ counselor!
Insomma se cercate una sintesi chiara ed efficace e soprattutto un modo di “Essere”, allora ebbene leggetelo!

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L’autore ci guida in un percorso sempre interessante e concreto su quali siano i comportamenti appropriati per gestire il cambiamento e sostenere le sfide, e su come garantire un buon clima di lavoro, costruire relazioni positive e produttive, motivare e motivarsi.
Mi ha offerto spunti interessantissimi per migliorare la qualità delle mie relazioni di lavoro, in un momento di particolare difficoltà organizzative del mio contesto lavorativo.
Il tutto con la prosa agevole già sperimentata nell’ormai classico Il Pensiero flessibile.

 Santa Flores
E’ uno libro ben scritto, dove si possono apprezzare temi non scontati relativamente alla gestione del cambiamento all’interno di un’azienda.
Non è necessario essere capi d’industria per averne bisogno, ma si può leggere in due chiavi. La prima come riflessione sui cambiamenti della nostra società che si riflette nel microcosmo delle piccole e medie imprese, in secondo luogo possiamo leggerlo come manuale guida per cercare di essere al passo con i tempi.

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Sono uno dei tanti che, oltre ad aver letto il libro, ha partecipato con passione al corso tenuto dal Professor Francesco Sansone, il quale riesce a trasmettere sensazioni sensoriali altamente professionali.
I contenuti elencati nel libro sono un aiuto importante per sviluppare e affinare le proprie qualità di leader.
La leadership la possiamo migliorare seguendo accuratamente le direttive impartite (“10 regole per essere leader nell’economia della conoscenza”).
Il Prof. Francesco Sansone non detta comportamenti, ma trasmette sensazioni e riflessioni che ognuno elabora e applica nella propria attività, adattandole alle esigenze aziendali.
Questo permette di sollecitare, stimolare ed indirizzare correttamente le attività proprie ma soprattutto i propri collaboratori al fine di progredire in modo uniforme e comune per il raggiungimento degli obiettivi di volta in volta assegnati.
Consiglio vivamente la lettura del testo a tutti coloro che, senza pregiudizi e/o preconcetti, cercano di trarre spunto per migliorare se stessi ed il team che gestiscono

 Loredana Conti Amministratore presso Eidos Consulting
Francesco Sansone affronta il tema della leadership da un punto di vista nuovo: le regole comportamentali del leader responsabile sono descritte attraverso un decalogo che ci racconta come affrontare il compito di essere una “guida” in un contesto sempre più complesso. Sansone afferma che il valore di un leader si misura innanzitutto sulla sua capacità di far emergere le doti dei propri collaboratori. Pertanto qualità interpersonali come l’affabilità, il coraggio, l’ottimismo e anche l’umorismo, si rivelano fattori vincenti in grado non soltanto di creare un buon clima di lavoro, ma di influire efficacemente sulle prestazioni all’interno dei contesti organizzativi, con conseguenze molto concrete sulla produttività.
Un libro davvero interessante, capace di far riflettere e ricco di stimoli.

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Ben scritto, fluido e coinvolgente. Mettere al centro le risorse che si gestiscono è la vera sfida di tutti quelli che hanno ruoli di responsabilità, e quanto illustrato nel libro è elemento fondamentale di buona gestione. Assolutamente consigliato.

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Il saggio del Prof. Sansone apre la visione verso quello che potrebbe essere un nuovo rinascimento economico basato sul valore che solo la centralità dell’ uomo e del suo capitale intellettuale e umano può generare.
La leadership e suoi principi diventano strumento e fine di un circolo virtuoso in continua crescita.
La leadership diventa così modello comportamentale diffuso per le aziende, le comunità e I sistemi in cui essi insistono.
In questo modello l’uomo e’ al centro della impresa e l’ impresa al centro della società in rapporto di interdipendenza funzionale ed etica.

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E’ un libro piacevole alla lettura e molto ben fatto.
E’ un vero e proprio manuale di economia…un manuale per diventare leader!
Lo consiglio a tutti, particolarmente agli uomini/donne d’azienda.

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E’ l’uomo l’agente del cambiamento in ogni contesto, specie se si parla di organizzazione. Francesco Sansone con notevole abilità, abbinata a una semplicità adatta al grande pubblico, riesce a stilare un decalogo per diventare leader stando al passo con i tempi. Quelli di un’economia globale e fluida che vive di relazioni complesse e tecnologiche, di velocità e flessibilità, che deve imparare ancor di più a valorizzare le competenze e diventare etica. Dalla lezione del comandante Montgomery all’umorismo di Charlie Chaplin, un viaggio letterario per tutti, anche per chi leader già lo è.

Nicola Catalano Imprenditore
Il saggio del Prof. Sansone apre la visione verso  quello che potrebbe essere un nuovo rinascimento economico basato sul valore che solo la centralità dell’ uomo  e del suo capitale intelletuale e umano può generare.
La leadership e suoi principi diventano strumento e fine di un circolo virtuoso in continua crescita.
La leadership diventa cosi’ modello comportamentale diffuso per le aziende le comunita’ e I sistemi in cui esse insistono.
In questo modello l’uomo e’ al centro della impresa, l’impresa al centro della società in rapporto d interdipendenza funzionale ed etica.

 Maria Teresa Galli AIdaF
In questo volume Francesco Sansone presenta in modo brillante come essere leader nell’imprenditoria.
Il libro piacevole ed istruttivo e’ di grande interesse per tutti i lettori rispondendo a molti quesiti in modo esaustivo e con semplificazione a molti passaggi.
Penso, come esprime il professor Sansone nel suo libro, leader di spessore professionale: economico, etico ed umano possono aiutare sia nel presente che nel futuro l’economia nazionale e internazionale in un mondo sempre più fragile ed esposto a continue difficili sfide.
Ancora complimenti a Francesco Sansone uomo che nel suo libro ha voluto rappresentare anche la sua capacità di esprimere concetti utili e preziosi sulla Leadership Responsabile.
Maria Teresa Galli
Francesco Sansone, ha sottolineato con arguzia ed abilità gli aspetti salienti di una leadership responsabile, corredando la sua esposizione con esemplificazioni chiare e concrete.

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Stimolante e ricco di spunti di riflessione.
I temi sono sviluppati con saggia retrospezione e attenzione al contesto.
Complimenti all’autore.

Foto: Achille Colombo Clerici e Giovanni Bazoli
Colombo Clerici con Prof. Giovanni Bazoli

“Contare” il calore pesa troppo – Articolo pubblicato su Casa 24 Plus (Il Sole 24 Ore) del 10.7.2014

luglio 10, 2014

“Contare” il calore pesa troppo – Termoregolazione obbligatoria ma a volte l’intervento costa più dei risparmi ottenuti

Sole 24 Ore 10.7.2014

 

 

“Reati del locatore ecco la casistica” – Articolo di Corrado Sforza Fogliani pubblicato su Il Giornale del 12.10.2013

ottobre 16, 2013

 

Il Giornale 12.10.2013