“Rigenerare e crescere” Il Giorno pag. 22 – 06.10.2018 (Achille Colombo Clerici)

Oltre a costituire l’ambiente di vita della gran parte della popolazione europea e mondiale, le città sono oggi degli straordinari laboratori di innovazione. La trasformazione delle città in ottica smart offre l’opportunità alle amministrazioni pubbliche di rendere più efficienti i servizi erogati ai cittadini e di favorire lo sviluppo di servizi innovativi al fine di migliorare la competitività e la qualità della vita urbana. Allo stesso tempo offre alle imprese la possibilità di sviluppare nuovi mercati e di sperimentare nuovi modelli di business, anche in collaborazione con i soggetti pubblici.

Se ne è parlato all’Università Bocconi di Milano   al convegno “Le città italiane verso una trasformazione smart: esperienze e prospettive”, prima iniziativa del nuovo Osservatorio Smart City, recentemente costituito dall’Università Bocconi per tramite dello IEFE-Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente e il Dipartimento Studi Giuridici A. Sraffa. L’Osservatorio, che gode del patrocinio della Commissione Europea ed è coordinato da Giuseppe Franco Ferrari e Edoardo Croci, si pone l’obiettivo di costituire una piattaforma di approfondimento, dialogo e confronto tra i soggetti interessati allo sviluppo smart delle infrastrutture, dei servizi urbani e della comunità sociale.

Milano, Torino, Bologna si collocano alla testa delle smart cities: che non vuol dire esclusivamente tecnologia, ma anche innovazione sociale, collaborazione e partecipazione.

Intervenendo quale presidente di Assoedilizia, funding member dell’Osservatorio, ho richiamato l’attenzione sul tema della rigenerazione urbana, parallelo e comprensivo dell’ammodernamento funzionale e tecnologico della città, rimarcando che occorre innescare un processo di sistema che coinvolga nell’operazione il risparmio diffuso posseduto dalle famiglie italiane e pretermettere la politica delle singole operazioni di nicchia, privilegiate e pilotate dirigisticamente.

Occorre di conseguenza istituire una vasta area (economico/territoriale) di premialità, ad esempio in termini volumetrici e di esenzione fiscale. Una sorta di zona franca, con incentivi, non solo sul piano delle imposte locali o delle erariali indirette  (imposte sui trasferimenti ), ma anche delle imposte dirette: introducendo ad esempio una esenzione dall’imposizione fiscale sui redditi da locazione privata per i nuovi edifici.

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