QN Il Giorno pag. 27 – 15.09.2018 Turismo, cosa non luccica (Achille Colombo Clerici)

Mancano ancora alcuni addendi per il totale ma, secondo le prime anticipazioni sull’andamento del turismo 2018, in Italia c’è da essere moderatamente soddisfatti. Secondo le previsioni ministeriali, confermate dal Centro internazionale studi di economia turistica, si dovrebbe registrare un incremento del 4,5% degli arrivi e del 3,9% di presenze rispetto al già positivo 2017; e secondo Banca d’Italia, più 4% di spesa da parte di turisti stranieri.

Il Centro studi Confesercenti traduce in cifre le percentuali: 220 milioni di presenze, (incremento di 4,5 milioni di italiani) attirati prevalentemente da mare e città d’arte, con gli stranieri – presenze 70 milioni – all’avanguardia nella riscoperta dei centri minori: un record frutto di una vincente combinazione tra enogastronomia, arte, paesaggio, cultura, benessere e leisure.  La pacifica, e molto gradita, invasione straniera vede ai primi posti americani, cinesi e Paesi dell’Est, mentre stabili si mantengono Canada, Brasile e Russia.

Ma a onor del vero non tutto luccica nel turismo del Bel Paese. Esso gode infatti dell’espansione mondiale del settore che, secondo la World Tourism Organisation, registrerà l’ennesimo record con un incremento di oltre il 6% di viaggiatori nel mondo (circa 1.350 milioni) e dell’ l’8% nell’area mediterranea; l’Italia però è diversi punti percentuali dietro a Spagna, Grecia, alla piccola Croazia.  Inoltre la durata delle vacanze e la spesa per le stesse si sono ulteriormente ridotte.

Le cause di una certa sofferenza nella competitività non sono certo attribuibili alle caratteristiche del Paese, che resta il più ambito a livello mondiale: dipendono in particolare da carenza di strutture alberghiere adeguate, confermate d’altronde dall’esplosione delle scelte di case in affitto ; dall’assenza di tour operators di dimensione internazionale; dalla burocrazia che pone innumerevoli limiti allo sviluppo dell’attività turistica e dalle insufficienti infrastrutture; e, ultima, ma non certo per importanza, dalla frammentazione delle iniziative di promozione che si disperdono in mille rivoli, anziché offrire una visione  complessiva del brand del Paese Italia. Al Mitt di Mosca, presenti oltre 90 Paesi, l’Italia contava ben 10 regioni, talvolta in concorrenza tra loro.

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