QN Il Giorno pag. 24 – 21.07.2018 L’accanimento europeo (A. Colombo Clerici)

Secondo un gruppo di ricercatori coordinati dall’Istituto per le Energie Rinnovabili EURAC (dell’Unione Europea), nel Vecchio Continente gli edifici – per oltre il 90% costituiti da abitazioni – sono responsabili del 40% del consumo energetico totale. Migliorare le regole per l’efficienza energetica è quindi fondamentale in un’ottica di riduzione delle emissioni inquinanti e di rispetto degli obiettivi sul clima dettati da Bruxelles. Anche se, per la verità, due terzi del mondo vivono senza regole al proposito.

E dunque, se a prima vista appare lodevole l’intento dell’Unione Europea, forti perplessità destano le sue conseguenze sul piano economico e sociale.

Se pensiamo al patrimonio immobiliare edificato si tratta di rifare le case!

I primi test sulla riduzione del consumo energetico si avranno a partire dal 2030, cioè tra meno di 12 anni, anche se il progetto si concluderà nel 2050.  Se per gli edifici di nuova costruzione il problema non si pone o si pone in misura relativa, per l’efficientamento energetico le abitazioni già esistenti dovranno essere parzialmente o totalmente ristrutturate.

Quanto all’ Italia si parla di oltre 30 milioni di unità, il 25% delle quali – 7.500.000 – avrà bisogno di interventi radicali, data la vetustà.

Inoltre va considerato che centinaia di migliaia di abitazioni sono comprese in edifici storici vincolati o sorgono in antichi borghi, rappresentando motivo di fascino e di orgoglio per il nostro Paese, ma, al tempo stesso, rendendo il costo degli interventi ancora più consistente.

Di recente l’Unione Europea, con altre istituzioni economiche internazionali, ha “invitato” l’Italia ad essere fiscalmente ancor più severa con gli immobili. Con ciò ha ottenuto il risultato di ulteriormente dissuadere, se mai ce ne fosse ancor bisogno, i piccoli risparmiatori dall’ investimento nel mattone – che pur rimane il più importante motore dell’economia italiana poiché attiva una serie di attività.  In definitiva il nostro è l’unico Paese dell’Unione che dal 2008 vede costantemente diminuire il valore degli immobili ordinari.

Gli italiani detengono, nei risparmi in banca, circa 1.000 miliardi di euro che attendono prospettive più rassicuranti per essere investiti, nel mattone o altrove. E fanno una gran gola alla finanza. E’ solo una coincidenza l’accanimento europeo contro gli immobili ed i risparmi in essi investiti?

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