QN IL GIORNO: pag. 24 12-05-2018 IL BIVIO FRA REGOLE E CULTURA (A.Colombo Clerici)

“Ci salveremo con le regole o con la cultura, della quale la politica dovrebbe essere l’arte nobile per esercitarla ed esprimerla?”

E’ l’interrogativo che ho rivolto agli studenti del Politecnico di Milano – Dipartimento Architettura e Studi Urbani, nel corso del Seminario “Costruire con le regole” organizzato da Maria Agostina Cabiddu, docente nello stesso Ateneo.

Ci sono molti mondi che vivono senza regole: da quello finanziario internazionale, in parte, a quello della illegalità e della criminalità, in toto. Ma è anche vero che soffriamo di un eccesso di regole: per citare, il mondo immobiliare è vincolato in campo nazionale da ben 246 atti nel cui titolo ricorre l’edilizia e 2069 quelli che se ne occupano nel contenuto.  L’urbanistica ricorre nel titolo di 22 leggi o regolamenti e nel testo di 915.  In Lombardia l’edilizia è citata in 201 atti, in Emilia 117.

Abbiamo alle spalle decenni di leggi che si sono preoccupate delle procedure e non dei risultati. Dei dettagli più che delle finalità. La domanda conseguente: occorrono più regole od occorre più cultura?
Regole, burocrazia e vincoli proliferano in assenza di cultura. Se ci fosse cultura – la cultura della bellezza – non ci sarebbe bisogno della normazione.
Oggi si impone un nuovo approccio sui temi dell’ambiente, del territorio, dell’urbanistica. Una sorta di new deal che si ponga nell’ottica non di un Paese arretrato che cerchi di sopravvivere, ma di un Paese moderno che cerchi di competere.

In tutti questi anni la visione urbanistica e ambientale è stata condizionata da preconcetti (o pregiudizi) che hanno impedito alla politica di conciliare tradizione e progresso, valori territoriali, cioè bellezza ed economia.

Di conseguenza il nostro è sempre stato il Paese degli eccessi, delle opposte misure: mai una via di equilibrio. Dall’ eccesso di tutela e di rigore normativo all’eccesso di permissivismo. Dal profluvio di regole al lassismo e alla dismissione-abdicazione dai valori.

Abbiamo optato per la conservazione acritica del manufatto edilizio contro ogni logica economica, ma anche sacrificando la sicurezza dell’edificato. E che dire poi della prevenzione verso la costruzione in altezza? Solo ora ci accorgiamo di aver consumato una quantità smisurata di suolo. Mentre il bisogno economico spinge lo Stato a pensare di dismettere financo i beni demaniali primari sedi naturali delle bellezze italiche.

Foto: Achille Colombo Clerici con Maria Agostina Cabiddu

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