Archivio per novembre 2017

Carlo Ramous Spazio – Iniziativa commemorativa della Famiglia Patscheider – IEA informa

novembre 30, 2017

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Iniziativa della famiglia Patscheider per ricordare il grande artista milanese

APERTO A MILANO SPAZIO RAMOUS

Il milanese Carlo Ramous (1926-2003), protagonista trascurato della scultura e della pittura italiana del secondo Novecento, finalmente rivalutato con la mostra tenutasi alla Triennale (più di 12.500 visitatori in due mesi) si ripropone ai concittadini nel nuovo e accogliente Spazio Ramous di via Tiziano 11. Spazio Ramous  è stato realizzato  da Walter Patscheider, architetto e ingegnere milanese, dalla sorella Peg e dal figlio Gunther. Qui hanno incontrato, in una serata dedicata, numerosi appassionati d’arte, tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici e Franco De Angelis, già assessore comunale e successivamente della Provincia di Milano, figura storica del mondo politico meneghino, con il collezionista d’arte Daniele Crippa.

Come scritto nello stupendo volume “Carlo Ramous. Scultura, architettura, città”, a cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti, Silvana Editoriale, l’artista ha attraversato in pieno le fasi cruciali dell’arte moderna approdando, all’inizio degli anni Settanta, alla dimensione dell’opera d’arte ambientale.  Fin da giovanissimo aveva stretto un proficuo sodalizio con architetti e progettisti, che gli consentirono di realizzare, già nella seconda metà degli anni Cinquanta, alcuni significativi interventi scultorei applicati all’architettura religiosa e industriale: le facciate delle chiese alla periferia di Milano, o gli stabilimenti di nuova costruzione in Italia e all’estero, diventano il campo di grandi decorazioni istoriate o ornamentali che fanno tutt’uno con l’edificio. È negli anni Settanta, però, che Ramous arriva a una articolata concezione ambientale della scultura, che abbandona le precedenti ricerche sul segno e sulla materia per dare respiro a forme geometriche dai profili nitidi che si articolano nello spazio con ardito calcolo degli equilibri. Riflettendo sui volumi plastici secondo idee già futuriste, Ramous aveva da subito concepito la scultura come forma pronta a staccarsi da terra per librarsi nello spazio.

Patscheider ha ereditato dal padre una vasta collezione di sculture e di bozzetti di Carlo Ramous. Lui stesso conosceva molto bene l’artista, amico di famiglia da lunga data. Dopo la scomparsa dello scultore, Patscheider ha deciso di tutelare e promuovere la sua opera. Anche puntando su scommesse che sembravano impossibili, come il recupero delle grandi sculture perdute a Parma, ritrovate abbandonate in un magazzino e in condizioni pietose. Ripuliti e restaurati, i relitti sono tornati agli antichi splendori diventano Arco, Timpano, Continuità.

“Carlo Ramous non ha mai voluto vendersi ai commercianti d’arte – afferma – finché era in vita aveva molti contatti e ottimi rapporti nel mondo dell’arte, era conosciuto in tutto il mondo. Quando è mancato, è mancato anche chi portasse avanti il suo discorso. E’ stato dimenticato”.  Ma lui e la famiglia si stanno impegnando perché questo non accada. La realizzazione di Spazio Ramous nel quale hanno investito tempo e denaro vuole riportare la sua arte al pubblico.

Foto:
Da sin. Walter Patscheider, Achille Colombo Clerici, Franco De Angelis, Daniele Crippa

 

 

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Assoedilizia, Convegno nella sede di via Meravigli 3 sul tema ” Locazioni brevi e turistiche”: grande partecipazione dei proprietari locatori

novembre 29, 2017

Le locazioni brevi – speciale formula di affitto fino a un mese per turismo, trasferte occasionali, assistenza di familiari ammalati provenienti da altre città – si sono quasi triplicate a Milano passando in un anno da 0,8 a 2.1 per cento del totale delle locazioni. Piccoli numeri, ancora, ma destinati a crescere. Le molteplici forme contrattuali, le controversie condominiali, il trattamento fiscale sono stati oggetto di un Seminario in Assoedilizia a Milano che ha visto la partecipazione di centinaia di proprietari di case i quali hanno affollato sale e corridoi (vedi foto). In questa foto, da destra, il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici e i relatori Massimo De Angelis, Cesare Rosselli, Simona Cantoni.

Svizzera Consolato Milano – Auguri di Buon Anno – Terrazza del Grattacielo Svizzero di via Palestro

novembre 29, 2017

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Gli auguri di fine anno del Console Generale Félix Baumann

IL CALORE DI UNA BAITA SVIZZERA IN PIENO CENTRO A MILANO

Il calore (ce n’era bisogno data la rigidità della temperatura) di una baita svizzera su una delle più belle terrazze di Milano, quella che si affaccia sui Giardini Montanelli dal quarto piano dello storico Centro Svizzero di piazza Cavour. Qui il console generale di Svizzera a Milano Félix Baumann, massimo rappresentante della attiva comunità elvetica che opera nelle strutture del Centro e a Milano, ha incontrato i moltissimi amici milanesi per gli auguri di fine anno. A completare l’atmosfera delle più sentite festività cristiane una tipica orchestra, piatti poco noti ma non per questo meno gustosi, robusti vini d’Oltralpe. E un diffuso sentimento di cordialità e di amicizia, lo stesso che anima da sempre i popoli dei due Paesi vicini.

Foto:
Il Console generale di Svizzera a Milano Felix Baumann con il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Corpo Consolare di Milano e della Lombardia – Annuale Premio agli “Ambasciatori di italianità” 2017 – Palazzo Cusani Milano – IEA informa

novembre 28, 2017

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La tradizionale serata a Palazzo Cusani del Corpo Consolare milanese

RICONOSCIMENTO A CINQUE AMBASCIATORI DI ITALIANITA’ NEL MONDO

L’ internazionalità di Milano e della Lombardia ha ricevuto una nuova conferma nella tradizionale serata a Palazzo Cusani organizzata dal Corpo Consolare – 124 i Paesi rappresentati, il più alto numero al mondo in una città non capitale politica – nella quale sono stati  assegnati riconoscimenti a cinque personalità che si sono distinte per il loro impegno nella promozione dell’immagine dell’Italia all’estero e per la collaborazione con il corpo diplomatico.

Gli invitati rappresentavano le diverse componenti culturali, sociali, economiche e politiche della città e della regione.

A ottenere il riconoscimento sono stati il prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, il presidente del Consiglio regionale lombardo Raffaele Cattaneo, il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, l’amministratore delegato Mondadori, Ernesto Mauri, e la presidente della Fondazione Asm per la Salute dell’Infanzia Marinella Di Capua.

Il presidente della Regione Roberto Maroni ha ricordato che la Lombardia rimane uno dei quattro “motori d’Europa” (“La Catalogna ha qualche problema, ma ci metterò una parola buona” ha detto Maroni riferendosi scherzosamente alla contrapposizione con lo stato spagnolo) riassumibile nelle seguenti cifre: più 7% di export rispetto al 2016,  oltre 6.400 aziende lombarde con partecipazione estera che danno lavoro a più di 600.000 persone oltre l’indotto. La Lombardia, ha concluso Maroni rivolgendosi direttamente ai Consoli presenti, pratica con il vostro prezioso aiuto la diplomazia del fare che arreca vantaggi a noi tutti.”

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha sottolineato la crescente internazionalizzazione della città.
Anche qui parlano le cifre: il 19% dei milanesi ha origine straniera; le università cittadine sono frequentate da 13.000 studenti provenienti da altri Paesi; in costante crescita la presenza di turisti stranieri.

La reputazione e l’attrattività della città stanno crescendo nel mondo.

“L’impegno di questi ambasciatori dell’italianità, unito al fondamentale operato di tutto il personale diplomatico, contribuisce quotidianamente a far luce sulle eccellenze del Paese”, ha sottolineato il vice decano del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia, Patrizia Signorini.

Foto:
Il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese, il Governatore della Lombardia Roberto Maroni, il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala con il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Lucio Stanca con Achille Colombo Clerici

da destra Pietro Martello, il decano del Corpo Consolare Walid Haidar, Paolo Scarpis, Patrizia Signorini, Achille Colombo Clerici

gen. CC. Teo Luzi con Achille Colombo Clerici

Arturo Artom con Achille Colombo Clerici

Giuseppe Sopranzetti e Consorte con Achille Colombo Clerici

 

 

“La lezione del dopo EMA” IL GIORNO del 25 nov. 2017 – Casa Città Società di Achille Colombo Clerici

novembre 27, 2017

Delusione e amarezza per la mancata assegnazione dell’Ema a Milano: una scelta che fotografa la posizione di debolezza dell’Italia in questa Unione Europea di egoismi ed i distorcenti meccanismi che permettono il gioco a nostro danno.

Una Europa politica non sarebbe dovuta arrivare al ballottaggio.

La città ha tutte le qualità e i requisiti per ottenerne l’assegnazione e l’Italia vanta grandi crediti verso l’Europa: per il contributo finanziario al bilancio europeo, e perché, a parte le due agenzie, in Italia non ha sede alcun organismo o istituzione dell’Unione Europea (Parlamento, Commissione, Banca Centrale, Tribunale, Corte).

Ci sarebbe quindi una ragione storica per vantare, sul piano politico, qualche diritto nell’attribuzione di una semplice agenzia; ma il meccanismo del voto segreto ed addirittura l’assurdità del sorteggio non permettono alcuna valutazione e alcuna tutela politica.

Questo è quanto si può dire con amarezza in una Italia attonita, all’indomani della vicenda. Ma che ha dato prova, come ai tempi di Expo, di poter “fare sistema”, purtroppo in questo caso solo interno, con Governo, Regione, Comune, imprenditori e associazioni totalmente impegnati per raggiungere l’obiettivo.

Impegno che non è stato vano perché ha presentato al mondo, non solo l’immagine di una città, di una regione all’avanguardia in tantissimi campi, dalla sanità alle infrastrutture alla cultura all’accoglienza: ma soprattutto di un Paese affidabile nella sua concretezza.

Ema all’Olanda ed Eba alla Francia, dunque. Si rafforza così l’ipotesi più volte avanzata di una Europa a cerchi concentrici. Del primo cerchio farebbero parte Germania, Francia e Paesi più piccoli ma omogenei: Olanda, appunto, Austria, Belgio ed altri, con la Spagna a rappresentare il sud del Continente. Spagna il cui “tradimento” all’ultimo momento (non ci ha dato il voto promesso che avrebbe evitato il pareggio e quindi l’estrazione a sorte) avalla tale ipotesi.

Fantapolitica? Si vedrà. Ma il segnale giunto all’Italia, uno dei Paesi promotori e fondatori dell’Unione, non è tranquillizzante: e potrebbe anticipare un tentativo di esclusione dalle conseguenze ben più gravi della perdita dell’EMA.

Nella tradizione popolare milanese, per rappresentare questo stato di cose, girava una immagine pittoresca.

Attualizzando, nella più benevola delle ipotesi, sembra di stare nel mondo del calcio e non in quello della politica internazionale.

 

Giulio Sapelli Scienziato Sociale – Il saluto di Milano in occasione del congedo dall’ Università degli Studi – IEA informa

novembre 27, 2017

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Il caloroso saluto di Milano per il “congedo” dall’Università degli Studi

GIULIO SAPELLI LO SCIENZIATO SOCIALE

Una rappresentanza importante della Milano che conta nel campo della cultura, dell’economia, dell’impresa si è riunita giovedì sera al Museo del Risorgimento di via Borgonovo per salutare il congedo dall’Università Statale dello storico ed economista Giulio Sapelli, torinese di nascita, meneghino di adozione ma cittadino del mondo. Del contributo da lui dato alla conoscenza hanno parlato: il coordinatore Grado G. Merlo, Università degli Studi di Milano, Scuola Normale Superiore di Pisa; Maurice Aymard, Directeur d’Etudes Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales; Fausto Bertinotti, Presidente Fondazione Cercare Ancora; Domenico Siniscalco, Ordinario di Economia Politica, Vice Presidente Morgan Stanley.

Hanno patrocinato l’evento Comune di Milano, Raccolte Storiche Palazzo Moriggia, Università degli Studi-Dipartimento di Studi storici. In programma il saluto di Antonio De Francesco, Direttore del Dipartimento.

La vita di Giulio Sapelli comincia nel 1947 a Torino, vi prosegue con due lauree – in economia e commercio e in storia moderna – e gli studi di filosofia, continua in Eni (dove anni dopo sarà “presidente per sei ore”), Olivetti, Telecom, Finmeccanica. Dopo un giro del mondo che tocca Parigi, Londra, Barcellona, Buenos Aires, approda a Milano dove diventa professore ordinario di storia economica, economia politica, analisi culturale dei processi organizzativi. Segretario della Fondazione Feltrinelli, alla fine degli anni ’90 approda alla Fondazione Mattei dove lavora per vent’anni con Siniscalco. Nel frattempo scrive 40 volumi ed oltre 360 articoli.

L’ ambiente culturale di Torino – scrive proprio Siniscalco, a cui va il merito della definizione di “scienziato sociale” coniata per Sapelli – l’Università, la grande impresa, la passione politica costituiscono un vero e proprio imprint.
L’ asse della cultura torinese correva, ricorda Bertinotti, lungo il Corso Unione Sovietica in un collegamento ideale tra la vecchia società e Mirafiori.

Torino, negli anni ’70, era non solo una città industriale cresciuta impetuosamente dal punto di vista demografico ed economico intorno alla Fiat, al Pci, ai sindacati, alla cultura cattolico-sociale rappresentata dal cardinale Michele Pellegrino, che aveva le radici nei” tre santi sociali” Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giovanni Bosco e Pier Giorgio Frassati (beato); era anche il laboratorio di formule uniche di politica che vedrà talvolta fondersi in quello che verrà sprezzantemente denominato dagli avversari “cattocomunismo” caratterizzato da forti valori comuni: l’uguaglianza, la valorizzazione della persona, ricorda Bertinotti.

Esisteva anche un mondo laico fatto di socialisti, radicali, repubblicani; e c’era Lotta Continua; e c’erano le Brigate Rosse che uccidevano giornalisti, manager, professionisti, un cancro che il Pci riuscì ad estirpare dalla carne della sinistra estrema pagando a sua volta un prezzo di sangue.

Da questa società ribollente di passione e di cultura (si ascoltavano Norberto Bobbio,  Franco Momigliano, Francesco Forte, Alessandro Passerin d’ Entreves, Massimo Mila, il cardinale Pellegrino) nacque un modo speciale di fare economia politica, una combinazione di storia, filosofia, sociologia della quale Sapelli divenne originale interprete.

Nei decenni successivi l’ondata globalizzatrice e neo-liberista ha travolto ogni visione “umanistica” e l’economia cruda ha prevalso nella politica, nel giornalismo, nella vita reale; ignorando che l’economia è una scienza sociale e che dietro i numeri ci sono individui e classi.

Pochi – tra questi Sapelli – hanno saputo tenere viva l’economia politica, pur correndo il rischio di finire in una sorta di “riserva indiana”. Ci voleva la grande crisi del 2007 che ha devastato il sistema finanziario e le economie reali, per rivelare il fallimento del monetarismo-liberismo che pure gli economisti neoclassici dominanti non erano riusciti a prevedere. Oggi nelle grandi università- Oxford, Cambridge, Harvard, Stanford – si torna a indirizzi di laurea interdisciplinari e multidisciplinari. Il che significa, conclude Siniscalco, non rinunciare al rigore in quello che si studia, ma mantenere la mente aperta e la curiosità sempre viva per paralleli e connessioni non immediatamente intuitive.

Sapelli, visibilmente commosso, ha ricordato alcuni episodi della sua intensa vita di studioso e di politico: per citare, quello in cui, giunto a Milano, Cervetti (un leader del Pci) gli propose di entrare nel consiglio di una banca. Al rifiuto, gli disse: ”Uno come te rimane comunista per sempre”. «Vecchio trotzkista» dello “Stato operaio degenerato”, si autodefinisce Sapelli, il quale aggiunge di essersi poi dimesso dal PCI senza i clamori che hanno accompagnato altre uscite dal partito.

E amaramente riflette. Oggi il capitalismo gira nudo; e la corruzione è un fenomeno di distruzione di massa.

La conclusione logica è che uomini come lui non vanno, ne’ vengono messi, in congedo; si preparano per nuove, impegnative battaglie.

Foto:
da sin. Fausto Bertinotti, Giulio Sapelli, Achille Colombo Clerici, Umberto Di Capua

 

Aspenia Talks a Roma sul tema della Sanità – Il futuro della salute tra tecnologia e sostenibilità dei sistemi di welfare – IEA informa

novembre 27, 2017

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Dibattito organizzato da Aspenia Talks nella sede di Roma dell’ Aspen Institute a Palazzo De Torres Lancellotti in piazza Navona

IL FUTURO DELLA SALUTE TRA TECNOLOGIA E SOSTENIBILITA’ DEI SISTEMI DI WELFARE

“Il futuro della salute tra tecnologia e sostenibilità dei sistemi di welfare” è stato il tema trattato nel dibattito organizzato da Aspenia Talks nella sede di Aspen Institute Italia di Roma, cui è stato invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici

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Riusciremo a garantire le cure mediche anche quando i malati pretenderanno la somministrazione di farmaci sperimentali costosissimi?

E, di fronte all’allungamento della vita che si sta registrando nella nostra epoca (82,7 anni l’attesa media della vita in Italia) come potrà il sistema sanitario assolvere pienamente al suo compito?
Questi gli interrogativi di fondo del dibattito.

La risposta unanime è nel senso che sarà lo stesso progresso medico e farmaceutico, che prolunga l’attesa di vita, a permettere di risolvere il problema.

Dibattono il tema Carlo Cimbri, Enrico Giovannini, Matteo Del Fante, Maurizio De Cicco, con il Ministro Beatrice Lorenzin ed il presidente di Aspen Giulio Tremonti.
Interventi in videoconferenza dagli Usa di alcuni illustri studiosi.
Coordina Fabrizio Landi

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha osservato come la ricerca di base non debba essere vista come un costo ma “come il più grande investimento che possiamo fare perché produce ricchezza, crea start up, consente all’Italia di sfruttare il suo potenziale in termini di know-how.  C’è molto da fare per sviluppare i tecnopoli italiani. La ricerca di base con il sostegno pubblico è inevitabile perché nessuno investe su nuovi antibiotici di cui abbiamo bisogno né sui vaccini”.

Secondo il presidente di Aspen Italia, Giulio Tremonti, che sottolinea come la salute sia un aspetto del welfare, gli investimenti per innovazioni nella salute diventano sostenibili se vengono contabilizzati assieme ai benefici. A giudizio dell’ex ministro dell’Economia è un problema di “allineamento nel tempo e di intelligenza nella contabilità: se fai la contabilità nell’anno in cui investi è chiaro che hai un onere, se contabilizzi non solo gli investimenti ma anche i benefici di ritorno magari li allinei con i risparmi derivanti dalle nuove medicine”. Mentre per Carlo Cimbri amministratore delegato di Unipol, gruppo presente nel settore della tutela assicurativa della salute con Unisalute, bisogna diffondere una cultura della gestione collettiva delle risorse per evitare che alle cure sanitarie accedano un domani solo i ricchi. La presenza dei privati nel settore facilita l’erogazione di servizi a costi corretti, lo stesso interesse che ha lo Stato.
“Stiamo arrivando, alla fine dell’assioma ” one drug fits all ” – osserva Fabrizio Landi – alla medicina personalizzata con trattamenti appositamente disegnati per il singolo paziente. Nel contempo, il lavoro sui Big Data, grazie alla rivoluzione digitale in atto, consente di estrarre moltissime informazioni cliniche e biologiche. Tutto ciò è fondamentale per affrontare l’enorme sfida dell’invecchiamento.”

Negli ultimi trent’anni il Servizio Sanitario Nazionale ha assicurato a generazioni di italiani servizi di buon livello e accessibili a tutti e oggi si trova ad operare in un contesto diverso rispetto al passato a causa di fattori tecnici, economici ed etici. Il progresso tecnico, assieme ai trend demografici, contribuisce ad allungare la vita media aumentando la domanda di prestazioni sanitarie. I vincoli e i limiti di natura economica hanno un peso sempre maggiore nei processi decisionali. I problemi etici, infine, sono sempre più centrali per il settore.

Per fronteggiare queste sfide, il sistema sanitario italiano dovrà sapersi muovere lungo quattro direttrici principali: continuare a migliorare la prevenzione delle malattie e l’efficienza delle strutture sanitarie, ridurre le disparità tra le prestazioni, definire una politica sanitaria nazionale integrata con le priorità industriali del Paese e semplificare la burocrazia.

Enrico Giovannini sintetizza in quattro momenti logici il processo di adeguamento del sistema che si dovrà attuare: prevenire, preparare, proteggere, trasformare.

Foto:
Giulio Tremonti e Achille Colombo Clerici