Archivio per novembre 2015

Stefano Simontacchi – DOPO LA VOLUNTARY: I patrimoni “opachi” costretti alla retromarcia – Fondo de “Il Sole 24 Ore” del 30 Novembre 2015

novembre 30, 2015

DOPO LA VOLUNTARY

I patrimoni “opachi” costretti alla retromarcia

di Stefano Simontacchi

L’esperienza della voluntary disclosure sta  volgendo al termine ed è tempo di fare un bilancio, anche alla luce dell` impatto che il mutato contesto internazionale ha avuto e, a mio avviso, potrebbe avere sulla procedura di rimpatrio: infatti, da un lato la proliferazione di strumenti finalizzati a consentire lo scambio automatico di informazioni tra Paesi (per tutti, la sottoscrizione dell`accordo per l`implementazione, a partire dal 2017, del nuovo standard unico globale per lo scambio di informazioni elaborato dall`Ocse) aumenta in modo esponenziale le probabilità di accertamento dei patrimoni esteri e, dall`altro, l`introduzione del reato di autoriciclaggio inasprisce in modo così rilevante le conseguenze sanzionatorie da rendere l`opportunità di aderire alla voluntary disclosure una scelta obbligata.

Ciò detto, non può negarsi che la voluntary disclosure abbia avuto una gestazione particolarmente complessa e troppo lunga. Dopo l`annuncio nel 2013, la norma, contenuta inizialmente in un decreto legge emanato dal governo Letta a gennaio 2014, poi non convertito, è diventata finalmente legge entrando in vigore il 1^ gennaio 2015, dopo un lungo iter parlamentare.

Il successivo ritardo nel riordino della disciplina sul raddoppio dei termini per l’accertamento (entrata in vigore il 2 settembre 2015) ha fortemente compromesso l`adesione alla procedura.

L`applicazione della norma (con cui il contribuente dichiara tutte le violazioni commesse in tutti gli anni accertabili) ha sollevato notevoli problemi interpretativi e difficoltà nel reperimento di tutta la documentazione di supporto alla ricostruzione che il contribuente è tenuto a effettuare (tutt`altro che banale, soprattutto in presenza di strutture complesse che coinvolgono diversi paesi e consulenti-fiduciari locali).

Tali criticità hanno sicuramente rallentato i professionisti e, probabilmente, scoraggiato taluni contribuenti, a cui si aggiungono quelli che sono stati frenati (ingiustificatamente) da presunti timori connessi al possibile approccio dell`agenzia delle Entrate (durante e dopo la procedura di voluntary disclosure) che, al contrario, ha dato prova di grande ragionevolezza nella interpretazione di disponibilità a un confronto con i professionisti.

Nonostante la grande opportunità rappresentata dalla voluntary disclosure, questi problemi applicativi e la scarsa comprensione del nuovo contesto hanno certamente pregiudicato l`adesione da parte di una più vasta platea di contribuenti che ora si ritroveranno con patrimoni dislocati nei pochi paradisi fiscali rimasti. Giova ricordare che il successo del contrasto ai paradisi fiscali dell`ultimo decennio trae origine dalle azioni poste in essere dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre, a cui sono seguite quelle dei singoli Paesi, con il fine di sconfiggere il terrorismo.

Questa battaglia si combatte anche impendendone il finanziamento, che viene attuato attraverso strumenti molto spesso simili a quelli utilizzati per perpetuare l`evasione fiscale internazionale.

Ciò non può non fare pensare al fatto che la nuova ondata di lotta al terrorismo comporterà un`accelerazione nell`implementazione di ulteriori strumenti sovranazionali volti a contrastarne il finanziamento. Di conseguenza, chi per i più diversi motivi non ha aderito alla voluntary disclosure si ritroverà esposto a fortissimi rischi.

Un`analisi di contesto non può prescindere dall`esame della sempre più grave situazione del sommerso domestico che non ha trovato rimedio nella cosiddetta “voluntary disclosure domestica” che ha, purtroppo, avuto rilevanza marginale.

Sconcertante è il dato recentemente reso disponibile dalla Banca d`Italia: dal 2010 le banche italiane hanno ricevuto in deposito 37 miliardi di euro in biglietti da 500 in più rispetto a quelli dalle stesse emessi. Nel 2014 (nelle more della voluntary disclosure) sono stati depositati biglietti da 500 euro per un volume cento volte superiore a quello dei biglietti emessi dal sistema bancario italiano! Si tratta di un vero e proprio “abuso” del contante che, ancor più alla luce delle necessità imposte dal contrasto al terrorismo, impone urgenti misure che indirizzino il Paese verso l`uso dei pagamenti elettronici. La valutazione congiunta dei vari elementi di cui si è fatto cenno suggeriscono da un lato l`adozione di misure sempre più efficaci e severe nella lotta al sommerso e dall`altro un`estensione della procedura di voluntary disclosure a tutto il 2016, in modo tale da consentire a chi non si è ancora attivato, per scelte sbagliate o timori ingiustificati, di procedervi, a chi deve sanare fattispecie complesse di avere il tempo di ricostruirle compiutamente. Si dovrebbe anche cogliere l`opportunità di introdurre misure volte a promuovere la voluntary disclosure domestica.

 

IP Box italiano: opportunità per le aziende e per il Paese – Convegno Sole 24 Ore

novembre 30, 2015

CONVEGNO SOLE 24 ORE
IP BOX ITALIANO: OPPORTUNITA’ PER LE AZIENDE E PER IL PAESE

Il “patent box” rappresenta un significativo incentivo per l’innovazione in quanto consente la parziale detassazione del reddito di impresa attribuibile allo sfruttamento di beni immateriali (come brevetti, marchi e know how) derivanti da attività di ricerca e sviluppo.

Il Sole 24 ORE organizza mercoledì 2 dicembre, via Monte Rosa 91 Milano, questo importante appuntamento per analizzare meccanismi e dinamiche di funzionamento della nuova procedura, permettendo alle aziende di conoscere e condividere come trarre benefici da questa nuova norma.

Il programma.

Ore 14,30 Registrazione dei partecipanti e welcome coffee.

15,00 Apertura dei lavori.

15,15 Keynote speech: finalità e principali contenuti dell’IP box italiano: Principi ispiratori del regime agevolativo; Requisiti soggetti-oggettivi; Modalità di calcolo e di esercizio dell’opzione. Interventi di Stefano Firpo, Direttore Generale Ministero dello Sviluppo Economico e di Stefano Simontacchi, Managing Partner BonelliErede e Direttore del Transfer Pricing Research Center  Università di Leiden (Olanda).

15:45 Tavola rotonda: Prospettive a confronto sui benefici dell’IP box italiano. Il punto di vista dell’impresa: Principali effetti dell’IP box italiano in termini macroeconomico e vantaggio competitivo per l’impresa. Ne discutono: Patrizio Bertelli, Vice Presidente Camera della Moda e Amministratore Delegato Prada; Sergio Dompé, Presidente Dompé; Giorgio Squinzi Presidente Confindustria. Il punto di vista degli esperti tecnici: Raccomandazione OCSE e IP Box italiano e casi pratici. Moderatore: Stefano Simontacchi, Managing Partner Bonelli Erede e Direttore del Transfer Pricing Research Center di Leiden (Olanda). Ne discutono: Stefano Firpo, Direttore Generale Ministero dello Sviluppo Economico; Giovanni Guglielmetti, Partner Bonelli Erede, Professore ordinario Diritto della Proprietà Intellettuale Università degli Studi Milano-Bicocca; Rossella Orlandi, Direttore Agenzia dell’Entrate; Zahira Quattrocchi, Group Tax Director Barilla; Salvio Vicari Fondatore e Partner Valdani Vicari & Associati Professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese Università Bocconi.

17,45 Q&A

18,30 Chiusura dei lavori

QN IL Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione, 28 Novembre 2015 “Noi, un esempio per l’Europa” – Achille Colombo Clerici

novembre 30, 2015

QN IL Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione, 28 Novembre 2015 “Noi, un esempio per l’Europa” – di Achille Colombo Clerici

Per avere la certezza che la fine della crisi si sia trasformata in vera ripresa, e non in un semplice rimbalzo produttivo, bisognerà attendere i prossimi trimestri. Mai si è vista una situazione così complessa sia nel mondo, sia a casa nostra.  Con una novità che ci riguarda: in un’Europa che fatica a trovare la propria misura, l’Italia si rivela in controtendenza, riprendendo a muoversi sul cammino, necessariamente lungo, del recupero e della ripresa; e potremmo essere noi di esempio al Vecchio Continente.

E’ la sintesi del XX rapporto del Centro Einaudi sull’economia globale e l’Italia che contiene dati ed analisi, sempre di grande interesse, su situazioni spesso contraddittorie.

Si va dall’economia lombarda che meglio ha retto la crisi (- 9,4% rispetto alla performance italiana -23,9%) con una chiusura in positivo dei bilanci aziendali nel 2015 e previsioni ancora migliori per il 2016 alla non ancora risolta crisi delle costruzioni, indispensabile pilastro per consolidare la ripresa; al profondo cambiamento nel mondo del lavoro sempre più provvisorio e insidiato, almeno a breve termine, dalla tecnologia, la quarta rivoluzione industriale, cui la Germania, a differenza dell’Italia, sta dedicando grandi risorse;  al miglioramento globale della qualità della vita; all’aumento delle disuguaglianze che prima o poi potrebbero esplodere; all’Africa potenziale serbatoio per la ripresa nel mondo e nel contempo serbatoio di terrorismo; al Mezzogiorno che si allontana sempre più  dalle ricche regioni del Nord; all’insostenibile debito pubblico.

Negli ultimi vent’anni l’economia italiana ha fortemente ridotto la sua presenza in settori chiave (elettronica, chimica, farmaceutica, finanza); ma nel contempo registra successi nell’auto, nel tessile di qualità, in nicchie di elettronica e di meccanica di precisione, nella filiera alimentare, nel turismo, nei servizi.

L’aumento della domanda interna del 2-2,5% per dieci anni porterebbe il rapporto debito pubblico/Pil a meno del 120%, creando 150-200.000 nuovi posti di lavoro l’anno. Un futuro possibile. Ma è anche probabile?

Dipende largamente da noi, dalla politica economica e dalla “politica familiare” delle spese e dei risparmi.

Foto: Colombo Clerici con il Direttore de IL GIORNO Giancarlo Mazzuca

Achille Colombo Clerici e Giancarlo Mazzuca

 

Premio Speciale Ispi 2015 – Letizia Moratti, Giuliano Pisapia, Giuseppe Sala

novembre 30, 2015

Istituto Europa Asia
Europe Asia Institute
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MORATTI, PISAPIA E SALA: PREMIO SPECIALE ISPI 2015

“Expo 2015 è stato uno straordinario successo per Milano e l’Italia, anche sul piano delle relazioni internazionali, in quanto ha permesso di rafforzare vecchi rapporti e di intrecciarne di nuovi.

Un’occasione in cui l’Italia ha saputo dare prova di unità.” Con queste parole Giorgio Napolitano, presidente onorario dell’Ispi, ha assegnato il premio speciale 2015 a Letizia Moratti, Giuliano Pisapia e Giuseppe Sala quale riconoscimento dell’impegno da loro profuso, dall’ideazione fino alla realizzazione dell’evento expo 2015.

Nel loro intervento, i tre premiati hanno sottolineato le eredità immateriali lasciate da Expo, a cominciare dalla Carta di Milano, un impegno ‘morale’ sottoscritto da tutti i Capi di Stato che hanno visitato l’Esposizione universale, dai rappresentanti di decine di città di ogni continente e da milioni di cittadini.  La Carta, che intende promuovere il diritto al cibo quale diritto umano fondamentale, ha contribuito alla definizione dei Sustainable Development Goals adottati dalle Nazioni Unite durante l’assemblea generale di settembre.

La presenza a Milano dei padiglioni di 130 Paesi ha permesso agli italiani di confrontarsi con la varietà e la ricchezza del mondo, un esercizio importante – ha sottolineato Napolitano – per capire di nuovo le ragioni dell’unità e dell’integrazione europea sempre più necessaria in un mondo dove l’Europa si è fatta più piccola.

I tre premiati hanno concordato nel ritenere che l’Esposizione universale sia stata una tappa importante per la promozione dell’Italia nel mondo ed il rafforzamento del ruolo che il nostro Paese ha assunto nel dialogo internazionale sui temi dello sviluppo sostenibile.

Un impegno al quale è necessario dare continuità e prospettiva.

Foto d’ archivio:
– Letizia Moratti con il presidente IEA Achille Colombo Clerici
– Giuliano Pisapia con il presidente IEA Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Letizia Moratti

Colombo Clerici con Pisapia 2

Carlo Cattaneo – Pubblicazione di: “Notizie naturali e civili su la Lombardia (1844)” opera in parte inedita, Lugano – Presentazione nel Palazzo Civico

novembre 27, 2015

Istituto Europa Asia IEA
Europe Asia Institute

 

Occasione per ricordarne la figura la presentazione a Lugano di un’opera in parte inedita
CARLO CATTANEO, LO STATISTA-STUDIOSO CHE ANTICIPO’ I TEMPI

Benito Sicchiero

Carlo Cattaneo è vissuto nel 1800, ma il suo pensiero politico è valido ancor oggi in un’Europa che ha sostanzialmente demandato all’euro le proprie fondamenta costituzionali e in un’Italia che, ad oltre un secolo e mezzo dall’unità, vede non ancora colmate le profonde differenze culturali ed economiche tra Nord e Sud del Paese.

Meritoria quindi ogni iniziativa che tenda alla rivalutazione di questo grande statista e studioso, come la pubblicazione delle sue opere da parte del Comitato italo-svizzero, in collaborazione con l’Associazione Carlo Cattaneo di Lugano e gli editori Le Monnier di Firenze e Casagrande di Bellinzona.
Carlo Cattaneo. Notizie naturali e civili su la Lombardia (1844) e il volume che raccoglie i testi inediti destinati alla seconda parte dell’opera sono stati presentati nel Palazzo Comunale di Lugano.

Relatori Franco Masoni, presidente del Comitato italo-svizzero per la pubblicazione delle opere di Carlo Cattaneo; Enrico Decleva, rettore emerito dell’Università degli studi di Milano; Carlo G. Lacaita, già ordinario dell’Università degli studi di Milano; Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia ed attualmente presidente di Globus et Locus, un osservatorio politico sulla globalizzazione e gli italiani nel mondo fondato nel 1997; Giorgio Bigatti, curatore del nuovo volume; coordinati da Carlo Agliati,  archivista cantonale.

Tra i presenti il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, nonché componente dell’Associazione Carlo Cattaneo, Achille Colombo Clerici con la consorte Giovanna, l’ambasciatore d’Italia a Berna Cosimo Risi – che è intervenuto con interessanti considerazioni, attualizzadno, nell’attuale contesto storico e culturale, il pensiero di questo autore che può definirsi a buon diritto un classico della letteratura scientifica e politica.

Presenti, tra gli altri, il Console Generale d’ Italia a Lugano ministro Marcello Fondi, il presidente della “Associazione Carlo Cattaneo” Paolo Grandi, il direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, il vice sindaco di Lugano Giovanna Masoni, Marco Cameroni console emerito della Svizzera a Milano, Remigio Ratti, Marina Masoni, Achille Crivelli, Marina Marsaglia.

Cattaneo – patriota, filosofo, politico, linguista e scrittore, esponente del pensiero repubblicano federalista, di formazione illuminista e positivista –   nella splendida introduzione definita miracoloso connubio “tra splendore della forma letteraria e rigore della scienza” delinea il suo impegno: realizzare una indagine, tesa a perseguire la finalità dell’incivilimento del mondo di allora, sulla variegata realtà italiana, regione per regione (come per la Svizzera aveva fatto l’amico Stefano Franscini) partendo appunto dalla Lombardia, con analisi fondamentali per avvicinare l’Italia ai Paesi europei più progrediti.

Un’indagine dalla quale sarebbe emerso “il ruolo svolto dalle città come centri propulsivi dello sviluppo civile”; mentre il podestà di Milano dell’epoca, Casati, voleva una semplice descrizione di questa città e dei suoi dintorni, una sorta di “guida turistica”.

Vicende storiche – Cattaneo e i suoi amici parteciparono e contribuirono alle Cinque Giornate di Milano, ma dopo di esse, Cattaneo (che non parteciperà mai alla vita politica italiana anche quando, nel neounitario stato italiano, verrà chiamato a far parte della Camera dei Deputati) rifiutò l’intervento piemontese, perché considerava il Piemonte meno sviluppato della Lombardia e lontano dall’essere democratico – lo costrinsero a rifugiarsi a Lugano, in una nazione “formata da liberi cittadini soldati”.

Cattaneo se ne parte dalla sua Milano che lo aveva visto tra i registi, nel 1848, dell’insurrezione delle Cinque Giornate; lascia la sua casa, che era stato uno dei fortilizi della rivolta, dotata com’era di una doppia entrata, da Via Montenapoleone 21 (palazzo Dozzio Cagnoni) e da via Bigli, che permetteva agevoli vie di fuga agli insorti, e approda a Lugano, dove al Caffè Terreni, sito nell’attuale Palazzo Civico in Piazza della Riforma, stabilisce il suo quartier generale: studi, pubblicazioni, contatti culturali e politici.

All’alba dell’Unificazione italiana, che vedeva gli spiriti nobili del tempo battersi per la “centralizzazione” e l’autonomia dei singoli stati, Cattaneo era fautore di un sistema politico basato su una confederazione di stati italiani sullo stile della Svizzera.  Aveva ammirato nei suoi viaggi l’organizzazione e lo sviluppo economico della Svizzera interna che attribuiva proprio a questa forma di governo.

E prendeva esempio dagli Stati Uniti diventati un Paese grande e temuto anziché un gruppetto di colonie in lotta tra loro e con le potenze europee.

A Lugano si impegnò in ogni settore – dall’educazione alla bonifica alle ferrovie, alle miniere, all’economia – “inventando” la formula oggi attualissima delle “joint ventures” mano pubblica-investitori privati per realizzare grandi opere allo scopo di migliorare il basso livello economico, culturale e sociale della popolazione, ben diverso da quella del resto della popolazione svizzera.

Lo “studio” di Cattaneo, come s’è visto, era la sala biliardo del Caffè Terreni, situato in un angolo del palazzo del Governo Cantonale oggi sede del Municipio. Nel locale firmò il contratto del Politecnico e qui ebbe luogo una clamorosa lite con il responsabile dell’istruzione sulle modalità d’insegnamento ai giovani. Né fu l’unico caso di querelles: ebbe scontri memorabili anche con i progettisti della ferrovia del Gottardo. Lo studioso e statista era condannato a precedere le opinioni dei suoi contemporanei tanto da far dire che era nato anzitempo.

E di tempo ne è trascorso, all’incirca 150 anni, prima che si trovasse chi raccogliesse in volume i carteggi che dovevano completare Notizie naturali e Civili su la Lombardia. E quasi altrettanto tempo perché l’idea federalista prendesse piede anche in Italia. Carlo Cattaneo è il raccordo tra passato e presente per intuire quello che sarà il futuro.

Foto d’archivio:
Il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici con:
–  l’Ambasciatore Cosimo Risi
–  il Console generale Marcello Fondi
– l’avv. Franco Masoni Fontana
– il dott. Ugo Dozzio Cagnoni

Achille Colombo Clerici con l'amb. Cosimo Risi

Achille Colombo Clerici con il ministro Marcello Fondi

Achille Colombo Clerici con Franco Masoni Fontana

Achille Colombo Clerici con Ugo Dozzio Cagnoni Presidente Associazione Proprietà Fondiaria

Casa Carità – XI Anniversario della Fondazione – Cerimonia Novembre 2015

novembre 25, 2015

La Casa della carità, a conclusione del suo undicesimo anno di vita, guarda al nuovo decennio con una riflessione aperta al contributo di tutta la città sulle sfide che l’ospitalità impone e sulla necessità di continuare a promuovere diritti in un contesto sempre più complesso e difficile.

Questo il senso dell’incontro intitolato “Praticare l’ospitalità, promuovere i diritti”, che si è svolto nell’auditorium della Fondazione, alla presenza della vice sindaco di Milano Francesca Balzani, di Livia Pomodoro, presidente del Milan Center for Food Law and Policy, di monsignor Gianni Zappa, assistente unitario Azione Cattolica Ambrosiana e dello scrittore e giornalista Piero Colaprico.

“Sentiamo il bisogno di approfondire il binomio, per noi inscindibile, ospitalità-diritti”, ha spiegato don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione. “Vogliamo interrogarci su come portare avanti ogni giorno un’azione sociale che sia davvero promotrice dei diritti delle persone più fragili e in difficoltà; ciò che il Cardinale Martini chiamava “sapienza della carità”, e infatti ha voluto che qui facessimo l’Accademia della carità.

Le periferie chiedono diritti, non assistenza. Tre temi sono cruciali: la salute (quella mentale in particolare), l’assistenza legale e la qualità dell’accoglienza. In un frangente storico in cui rischia di prevalere la mera gestione, l’assistenzialismo o, a volte, l’affarismo interessato, ci sembra una riflessione importante e necessaria”.

Nei suoi undici anni di attività, ha ricordato don Colmegna, “la Casa della carità ha accolto nella sua sede 2.736 persone (le ultime quattro arrivate nello stesso giorno della celebrazione) di 95 nazionalità differenti: dalle famiglie sfrattate ai migranti in difficoltà, da persone con problemi di salute mentale a uomini e donne che hanno vissuto per strada, da mamme sole con bambini a minori stranieri non accompagnati, a richiedenti asilo e rifugiati”.

A questi numeri si aggiungono anche i 1.200 profughi provenienti da Siria, Eritrea, Nigeria e altri Paesi che sono stati accolti, nelle ultime due estati, grazie alla collaborazione tra la Fondazione e le parrocchie di Affori e Bruzzano, a Milano.

Nei primi undici mesi del 2015, la Casa della carità ha accolto e accompagnato in percorsi di autonomia 220 tra uomini, donne e bambini e ha seguito i 130 abitanti degli appartamenti gestiti dalla Fondazione a Milano.

Inoltre, sono state 819 le persone che hanno usufruito gratuitamente dello sportello legale (tra cui più di 600 tra richiedenti asilo e rifugiati), oltre 2.000 sono state le visite mediche effettuate dallo staff sanitario, mentre le visite psichiatriche e le sedute di psicoterapia sono state circa 800.

Foto archivio: Don Virginio Colmegna con Achille Colombo Clerici di Europasia

Presidente e Don Colmegna

 

Centro Einaudi – XX Rapporto Annuale 2015 sull’Economia Italiana e mondiale

novembre 24, 2015

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

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Il XX Rapporto Einaudi sull’economia globale e l’Italia presentato in Assolombarda a Milano
LA RIPRESA? DIPENDE LARGAMENTE DA NOI

Per avere la certezza che la fine della crisi si sia trasformata in vera ripresa, e non in un semplice rimbalzo produttivo, bisognerà attendere i prossimi trimestri.

Mai si è vista una situazione così complessa sia nel mondo, sia a casa nostra.

Siamo sospesi tra orizzonti di speranza e il venir meno del vecchio ordine internazionale, economico e politico.

Certo, in un’Europa che fatica a trovare la propria misura, l’Italia si rivela in controtendenza, riprendendo a muoversi sul cammino, necessariamente lungo, del recupero e della ripresa e potremmo essere noi di esempio al Vecchio Continente.

E’ comunque la politica che deve offrire assistenza e indirizzo all’economia italiana anche se sembra non si sia ancora compiutamente espresso un disegno strategico in tal senso.

Questa la cornice del XX rapporto Einaudi sull’economia globale e l’Italia dal titolo “La ripresa, e se toccasse a noi?” curato da Mario Deaglio che si è avvalso di valenti collaboratori (Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Gabriele Guggiola, Paolo Migliavacca, Anna Paola Quaglia, Giuseppe Russo, Giorgio Vernoni)  presentato in Assolombarda a Milano da Salvatore Carrubba, presidente del Centro Einaudi; Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda; Franco Polotti, presidente di Ubi Banca, che ha promosso lo studio; Alberto Bombassei, presidente di Brembo; Yoram Gutgeld, commissario governativo alla revisione della spesa; Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca.

Ed in tale cornice sono contenuti dati ed analisi spesso contraddittori, sempre di grande interesse.

Si va dall’economia lombarda che meglio ha retto la crisi (- 9,4% rispetto alla performance italiana -23,9%) con una chiusura in positivo dei bilanci aziendali nel 2015 e previsioni ancora migliori per il 2016 alla non ancora risolta crisi delle costruzioni, indispensabile pilastro per consolidare la ripresa; al profondo cambiamento nel mondo del lavoro sempre più provvisorio e insidiato, almeno a breve termine, dalla tecnologia, la quarta rivoluzione industriale, cui la Germania, a differenza dell’Italia, sta dedicando grandi risorse;  al miglioramento globale della qualità della vita; all’aumento delle disuguaglianze che prima o poi potrebbe esplodere; all’Africa potenziale serbatoio per la ripresa nel mondo e nel contempo serbatoio di terrorismo; al Mezzogiorno che si allontana sempre più  dalle ricche regioni del Nord; all’insostenibile debito pubblico.

La “sommessa conclusione” del Rapporto mette in rilievo che negli ultimi vent’anni l’economia italiana ha fortemente ridotto la sua presenza in settori chiave (elettronica, chimica, farmaceutica, finanza); ma nel contempo, anche, attraverso l’associazione con industrie straniere, registra successi nell’auto, nel tessile di qualità, in nicchie di elettronica e di meccanica di precisione, nella filiera alimentare, nel turismo, nei servizi.

La conclusione è contenuta in un sogno ragionevole. L’aumento della domanda interna del 2-2,5% per dieci anni porterebbe il rapporto debito pubblico/Pil a meno del 120%, creando 150-200.000 occupati l’anno.

Un futuro possibile. Ma è anche probabile?

Dipende largamente da noi, dalla politica economica e dalla “politica familiare” delle spese e dei risparmi. Sperando che non succedano disastri a livello di economia globale, di società europea, di assetto climatico, sì, ce la possiamo fare.

Foto: Il Presidente del centro Einaudi Salvatore Carruba con Achille Colombo Clerici di Europasia

Colombo Clerici con Salvatore Carrubba