Archivio per settembre 2014

Paolo VI, Papa Montini, Convegno a Concesio “Impronta montiniana sui temi del Vaticano Secondo” – Istituto Europa Asia e Proprietà Edilizia

settembre 30, 2014

Federlombarda Edilizia
e
ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
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Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

 

 

L’impronta montiniana sui temi del Vaticano II

COCCOPALMERIO: ANCHE I CRISTIANI NON CATTOLICI POSSONO ACCEDERE AI SACRAMENTI

Sottolineata dall’arcivescovo Celli l’importanza della comunicazione delle parole del Vangelo che deve raggiungere ovunque uomini e donne per curarne le ferite dello spirito

Anche i cristiani non cattolici possono essere ammessi ai sacramenti – in particolare penitenza ed eucarestia – purché obbediscano a precise condizioni, la più rilevante delle quali è la comunione ecclesiale. La puntualizzazione del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi fatta alla tavola rotonda sull’Impronta montiniana sui temi del Vaticano Secondo” di Concesio, paese natale di papa Paolo VI, avviene alla vigilia del Sinodo straordinario sulla famiglia voluto da papa Francesco.

Altre condizioni, precisa Coccopalmerio nella relazione su “Aspetti ecumenici del Concilio Vaticano II”: buonafede, grazia santificante, assenza di indifferentismo e scandalo ecclesiologico. Infine, si può derogare per necessità spirituale e conferimento privato ammissibile, ma solo se non c’è pericolo di violazione delle riservatezza.

Nell’Auditorium Vittorio Montini presso l’Istituto Paolo VI di Concesio (Brescia,) il pomeriggio montiniano – cui hanno partecipato, con altre personalità, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici e il presidente dell’Associazione bresciana della Proprietà Edilizia Ivo Amendolagine, sponsor dell’evento – si è aperto con i saluti di mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia e di don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI;

Emilio Fragassa, presidente di Micromegas, ha introdotto il video “Il Concilio Vaticano II” promosso dal Pontificio Consiglio per la Comunicazioni Sociali.

Ed è stata la comunicazione il secondo importante tema dell’incontro, svolto dall’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, con il tema “papa Montini e l’Inter Mirifica”.

Celli ha ricordato che alla vigilia del Concilio del 1962 che ha determinato una svolta epocale della Chiesa, su 9348 temi proposti soltanto 18 riguardavano la comunicazione, che non veniva capita quale elemento strategico di diffusione delle parole del Vangelo “per giungere al cuore degli uomini e delle donne”.

Paolo VI con il documento Inter Mirifica pose nel giusto rilievo tale elemento nel contesto di un mondo in rapido cambiamento, sviluppando e ampliando la via tracciata dal predecessore Giovanni XXIII con l’istituzione della sala stampa vaticana.

Non mancarono forti opposizioni: il documento venne ridotto di due terzi e approvato con il minimo del consenso mai registrato.

Allora non esisteva internet. La comunicazione digitale ha profondamente modificato il nostro modo di vivere (oggi un bambino di 10 anni sta davanti al computer da 3 a 5 ore al giorno) e la Chiesa deve adeguarsi: “La figlioletta di un amico, che si sta preparando alla prima comunione e abituata al linguaggio digitale – ha esemplificato Celli – ha detto che si annoia alle lezioni di catechesi tenute da una brava signora che ripete le stesse cose da decenni”.
E’ necessario quindi adeguarsi: come affermò Paolo VI, anche nella comunicazione siamo stati più saggi che audaci.

La comunicazione vuol dire farsi prossimo, accompagnare ogni individuo nel difficile percorso della vita, come un buon Samaritano. Papa Francesco ha recentemente detto che la Chiesa deve curare le ferite dell’anima come un grande ospedale da campo cura le ferite del corpo.
E la parola del Vangelo, fatta giungere ovunque, usando ogni tecnologia a disposizione, svolge questa funzione.

Don Maurizio Tagliaferri, relatore alla Congregazione delle Cause dei Santi, con “I Santi, fratelli della nostra fatica, partecipi di una comune pesante situazione terrena” ha ricordato che il Concilio Vaticano II non intese proporre una novità nella dottrina, ma seguire il solco della tradizione cristiana. Tutti possono seguire la via della santità. Uno degli esempi più illustri è rappresentato dal cardinale Carlo Maria Martini, che ha segnato spiritualmente il suo tempo.
Moderatore monsignor Gabriele Filippini, Rettore del Seminario Diocesano di Brescia ” Maria Immacolata”.

Foto:

– da sin. Ivo Amendolagine, card. Francesco Coccopalmerio, Achille Colombo Clerici
– da sin. Don Maurizio Tagliaferri, Erminio Fragassa, Ivo Amendolagine, Achille Colombo Clerici, Arciv. Claudio Maria Celli

Ivo Amendolagine, card. Francesco Cocco Palmerio, Achille Colombo Clerici

Tagliaferri, Fragassa, Amendolagine, Colombo Clerici, Cerri

Montini Ceresio

 

Colombo Clerici e Amendolagine

Montini Ceresio 2

Montini Ceresio 3

Montini Ceresio 4

 

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Tassa di successione: il rincaro vale 500 milioni – ” Il Mattino” del 29 settembre 2014 – ASSOEDILIZIA

settembre 30, 2014

A s s o e d i l i z i a

 

Intervista al presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, ripresa da ” Il Mattino” del 29 settembre 2014

“Tassa di successione: il rincaro vale 500 milioni.
Si valuta l’aumento dell’imposta, ma dai calcoli del tesoro l’incasso sarà minimo”

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4 % del valore immobiliare.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per sé, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni 4 anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Va detto che  in Italia l’ imposta ereditaria, che grava, nel suo attuale assetto, principalmente sugli immobili intestati alle persone fisiche (in massima parte abitazioni)  per i quali il carico fiscale complessivo, tra imposta principale (aliquote del 4-6-8 % a seconda delle categorie di eredi )  ed imposte ipocatastali (3%, le quali nell’antico regime erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano) raggiunge rispettivamente  il 7,4-9,6-e l’ 11,8% della base imponibile immobiliare (sempre rispettivamente alle medesime categorie di eredi), per via delle ipocatastali e della  presunzione di possesso di beni mobili.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore.

Più che un inasprimento, occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva.
E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.

foto presidente 122

Marcello Staglieno – Commemorazione a Genova, Cerimonia ottobre 2014 – Achille Colombo Clerici

settembre 29, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
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Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

 

L’evento organizzato dalla Società di Letture e Conversazioni Scientifiche

MARCELLO STAGLIENO RIEVOCATO A GENOVA IL 14 OTTOBRE

Colombo Clerici: “Uomo di grande nobiltà d’animo e rigore intellettuale, semplice e complesso al tempo stesso ma immediato e cordiale amico, depositario di una enorme cultura”

Marcello Staglieno, scomparso a Milano nel maggio dello scorso anno, sarà rievocato martedì 14 ottobre alle ore 18, a Genova, presso la Società di Letture e Conversazioni Scientifiche a Palazzo Ducale dal prof. Franco Contorbia, docente di Letteratura Italiana  all’Università di Genova e da Diego Divano, un giovane studioso della stessa Università che ne sta curando l’archivio.

All’evento è stato invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici che di Staglieno è stato amico ed estimatore: ” Lo ricordo come uomo di grande nobiltà d’animo e rigore intellettuale, semplice e complesso al tempo stesso ma immediato e cordiale amico, depositario di una enorme cultura.”

Di aristocratica famiglia genovese, Marcello Staglieno era nato nel capoluogo ligure il 17 dicembre del 1938.

Giornalista, scrittore, saggista, fu senatore per due legislature, nel 1992 con la Lega Nord e nel 1994 con il Polo delle Libertà.
Fu Vice Presidente del senato Italiano.

Staglieno era intimo di Indro Montanelli, con il quale fondò il Giornale nel 1974 e del quale fu inviato del servizio Cultura sino al 1992, anno in cui lasciò la testata milanese per dedicarsi alla politica.

Scrittore estremamente prolifico, traduttore, curatore di edizioni speciali, le sue opere spaziano dal saggio alla biografia, al romanzo, all’inchiesta politica.

Grandissimo conoscitore delle letterature tedesca e inglese.
I suoi orizzonti spaziavano.

Ha dedicato alcuni saggi anche a Genova e alla Liguria – in occasione del 125° anniversario della Società di Letture e Conversazioni Scientifiche. Ha scritto il saggio “Una rivista per una città” ne “La cultura del sapere”, Antologia della “Rivista Ligure” (1870-1917) (Genova, Costa & Nolan, 1992).

Ma il fulcro dei suoi interessi rimasero sempre i maestri del giornalismo Longanesi e Montanelli, di cui si occupò in numerose pubblicazioni.

Foto archivio: da sin. Giorgio Giudici sindaco di Lugano, Marcello Staglieno Senatore, Achille Colombo Clerici presidente Assoedilizia, Michele Tortora prefetto di Como, in casa a Montorfano di Domingo Merry del Val

Giorgio Giudici, Marcello Staglieno, Achille Colombo Clerici, Michele Tortora, Domingo Merry del Val

Imposta di successione – Successioni da “Giallo”- IL GIORNO 27 settembre 2014 – Rubrica Assoedilizia

settembre 29, 2014

A s s o e d i l i z i a

Rubrica su IL GIORNO del 27 settembre 2014

« Successioni da “Giallo”.

A proposito del ventilato restyling dell’imposta di successione, smentito proprio l’altro ieri dal vice ministro Luigi Casero, occorre comunque intendersi bene.

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4% del valore immobiliare.
Aliquota del 4% per l’imposta principale ed imposte ipocatastali (3 %) che un tempo erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano con questa.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per sé, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni quattro anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Parlare di ripristino e di introduzione dell’imposta di successione, come ha fatto qualche commentatore, è assai generico e si presta a seri equivoci, visto che l’imposta è già stata ripristinata dopo anni di abolizione.
L’unico caso che conosciamo di abolizione, in via di principio, dell’imposta successoria è quello relativo agli immobili storico-monumentali.

Ma non pensiamo minimamente che ci si possa riferire a questo caso, sia pure nella previsione di un assoggettamento impositivo limitato agli immobili storici produttivi di reddito effettivo.

Sempre per rimanere nella fiscalità immobiliare, l’altro caso di esenzione, ma solo per una fascia di valore, riguarda la franchigia ordinariamente prevista per tutte le successioni: 1 milione per ogni erede discendente in linea retta.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

Più che un ulteriore aggravio, occorrerebbe una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Viceversa un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.»

foto presidente 125

Il Giorno 27.9.2014

Imposta di Successione – Monitore Immobiliare 26 settembre 2014 – Assoedilizia informa

settembre 29, 2014

MONITORIMMOBILIARE ed. 26 settembre 2014

Assoedilizia mette in guardia contro la possibile svendita di immobili per far fronte alla tassa.
Casa sempre più Bancomat, è il turno delle successioni

F.L.26/09/2014

Allarmi, conferme e smentite su un tema scottante come quello delle imposte di successione. Come sempre quando si tocca il bene principe nell’immaginario italiano, ovvero la casa, è facile mettersi sul chi va là.

Gli italiani sono nella maggioranza proprietari di case, spesso beni acquistati da generazioni precedenti che hanno guadagnato soldo su soldo per costruire il proprio nido di mattoni, e che al momento giusto vorrebbero lasciarlo in eredità ai propri discendenti. I quali a propria volta provengono sempre più spesso da generazioni precarie, che mai potrebbero permettersi l’acquisto di una casa, e che potrebbero vedere l’eredità delle mura domestiche come una sicurezza economica in più.

Cosa succederebbe a tutta questa situazione se, oltre alle tasse pagate in vita – le varie Imu, Tasi, Tari e chi più ne ha più ne metta – anche dopo la morte di una persona cara il valore dell’immobile ereditato dovesse erodersi a causa di un inasprimento del prelievo fiscale, che altro non sarebbe che una nuova, odiosa tassa patrimoniale?

Lo scenario non alletta nessuno, ma il periodo, si sa, è gramo, e un restyling (leggi: aumento) delle imposte di successione sembra alle porte, con l’avvento della prossima legge di Stabilità, nonostante le smentite del ministro dell’economia Padoan e del vice Ministro Casero.

Inoltre, a quanto pare, l’Italia campione di pressione fiscale risulta invece troppo benevola rispetto al resto d’Europa in termini di imposta di successione, quindi la scusa per alzare le aliquote c’è (sorvolando sul fatto che ci sono ben altre aliquote molto più salate che nel resto del Continente, e ignorando qualsiasi volontà di compensazione).

Ma com’è adesso la situazione riguardo la successione ereditaria? Innanzitutto, l’imposta di successione era stata completamente eliminata nel 2001, per essere poi reintrodotta con la legge finanziaria del 2007.

Attualmente la situazione prevede, in caso di eredità o di donazione spontanea di beni, una franchigia di un milione di euro: in altre parole, non si paga nulla se si eredita o si riceve in donazione un ammontare di beni, mobili e immobili, al di sotto di questa cifra.

Sopra il milione di eredità, per la quota eccedente, la successione va pagata a carico dei diversi eredi secondo aliquote diverse. Il 4% è a carico di coniuge, figli e genitori; il 6% a carico di fratelli e sorelle (e in questo caso la franchigia si riduce a 100 mila euro); il 6% è a carico di altri parenti fino al terzo grado, i quali non hanno alcuna franchigia. Gli estranei pagano invece l’8%, mentre in caso il beneficiario sia un portatore di handicap grave, la franchigia cresce a 1,5 milioni di euro. Per ulteriori dettagli, vedere in allegato la guida dell’Agenzia delle Entrate sul tema.

In che modo la prossima legge di Stabilità potrebbe mettere le mani su questa situazione? Rumours parlano di un abbassamento della franchigia per gli eredi diretti da 1 milione a 200 mila euro, e da 100 mila a 30 mila per i fratelli. Si parla poi di un innalzamento delle aliquote, che diverrebbero il 5% per gli eredi in linea diretta, l’8% per gli altri parenti e il 10% per gli estranei.

Questo significherebbe che non solo gli eredi di immobili di lusso o di pacchetti complessi di proprietà, entro il milione di euro, sarebbero considerati abbastanza “ricchi” da poter sottostare ad una patrimoniale di questo tipo. Ma anche il semplice passaggio ereditario di un appartamento di media grandezza di padre in figlio potrebbe portare con sé, oltre al dolore della perdita della persona cara, anche l’amarezza di una grossa tassa.

Per quantificare, su un valore imponibile di 200 mila euro (assolutamente nella media delle abitazioni italiane) un coniuge o un figlio pagherebbero 10 mila euro di tasse, che per l’italiano medio possono corrispondere a oltre sei mesi di stipendio, o un anno di pensione. Il tutto non rateizzabile. E il tutto aggiunto alle imposte ipotecarie e catastali, per le quali, è vero, esistono agevolazioni (almeno per la prima casa), ma non è escluso che il Governo possa voler mettere mano anche a quelle.

Vale davvero la pena accanirsi in questo modo sui cittadini italiani, già vessati da mille altre tasse sulla casa e non solo? Certo, il Governo, nella persona di ministro e viceministro dell’Economia, si sono affannati nei giorni scorsi a negare che qualsiasi ipotesi sia allo studio relativamente alla successione ereditaria.
Ma il tutto resta nella nebbia, e le discussioni continuano a susseguirsi.

L’ultimo commento da parte di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, che invoca la necessità di “intendersi bene” su questa materia, soprattutto tenendo conto dell’altra riforma in atto, ovvero quella del catasto, che potrebbe influire anche sui valori ereditari degli immobili, mettendo gli eredi nelle condizioni di svendere l’immobile ereditato per far fronte alla tassa, con conseguente ulteriore crollo dei prezzi nel mercato.

“Con la riforma del catasto in corso – spiega Clerici – che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa. L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore”.

“Più che un inasprimento – continua Clerici – occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali (o sottoponendole a tassazione fissa di 168 euro) al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie. Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva. E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno”.

Un appello a fare chiarezza, quindi, dal presidente di Assoedilizia, e da tutti i cittadini italiani.

foto presidente 126

Imposta di Successione – Revisione? Eliminare le imposte ipotecarie e catastali in caso di successione di immobili – Assoedilizia

settembre 26, 2014

A s s o e d i l i z i a

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“L’imposta ipotecaria e l’imposta catastale vanno nuovamente assorbite nell’imposta principale di successione.

 *    *    *

A proposito del ventilato restyling dell’imposta di successione, peraltro smentito proprio ieri l’altro dal vice Ministro Luigi Casero, occorre intendersi bene.

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4% del valore immobiliare.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per se’, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni 4 anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Pertanto, parlare di ripristino e di introduzione dell’imposta di successione, come ha fatto qualche commentatore, è assai generico e si presta a seri equivoci, visto che l’imposta è già stata ripristinata dopo anni di abolizione. L’unico caso che conosciamo di abolizione, in via di principio, dell’imposta successoria è quello relativo agli immobili storico-monumentali.

Ma non pensiamo minimamente che ci si possa riferire a questo caso, sia pure nella previsione di un assoggettamento impositivo limitato agli immobili storici produttivi di reddito effettivo.

Sempre per rimanere nella fiscalità immobiliare, l’altro caso di esenzione, ma solo per una fascia di valore, riguarda la franchigia ordinariamente prevista per tutte le successioni: 1 milione per ogni erede discendente in linea retta.

Va detto che  in Italia l’ imposta ereditaria, che grava, nel suo attuale assetto, principalmente sugli immobili intestati alle persone fisiche (in massima parte abitazioni)  per i quali il carico fiscale complessivo, tra imposta principale (aliquote del 4-6-8% a seconda delle categorie di eredi )  ed imposte ipocatastali (3%, le quali nell’antico regime erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano) raggiunge rispettivamente  il 7,4-9,6-e l’ 11,8% della base imponibile immobiliare ( sempre rispettivamente alle medesime categorie di eredi), per via delle ipocatastali e della  presunzione di possesso di beni mobili.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore.

Più che un inasprimento, occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali (o sottoponendole a tassazione fissa di 168 euro) al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva.
E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.

Un Governo che si preoccupi di tutelare l’investimento privato nella casa, alla luce non solo dell’esigenza della sua concorrenzialità economica, ma anche del suo ruolo sociale quale volano della funzione abitativa, non può tralasciare di rivedere la materia relativa a questo tributo. Ma solo per ridurne il complessivo carico fiscale.”

Ambrosetti 2014 presidente 2

Beni Turistici, Attrattività turistica – La civiltà e la cultura italiane nel mondo – Istituto Europa Asia

settembre 25, 2014

Istituto Europa Asia
IEA
Europe Asia Institute

Dichiarazione del presidente di IEA Achille Colombo Clerici:

Nelle giornate del 21 e 22 settembre si è celebrata la  31^ edizione delle Giornate Europee del patrimonio.
Si è trattato di una manifestazione ideata nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee.

E’ stata un’occasione di straordinaria importanza per richiamare e consolidare, nella coscienza collettiva e di fronte all’Europa, il ruolo centrale della nostra cultura nelle dinamiche sociali italiane ed europee.
Ci si rende conto, ogni giorno sempre più, di come i valori della nostra cultura, della nostra civiltà, non possano essere sacrificati sull’altare di una omologazione che discende anche da politiche unitarie del governo europeo spesso improntate a visioni che trascurano le nostre peculiarità.

Il livellamento, l’omologazione non possono avvenire verso il basso, ma semmai verso l’alto.
E questo nell’interesse di certo non esclusivamente del nostro Paese, ma dell’Europa intera.

In Italia si registra da qualche anno un progressivo venir meno di tradizionali attività, competenze, capacità nei diversi campi dell’artigianato, dell’arte, della agro ed enogastronomia, della creatività.

Anche questi valori concorrono, insieme ai beni culturali sul territorio (dei quali in particolare l’Italia è il Paese maggiormente ricco al mondo, in termini di monumenti, musei, chiese, monasteri, palazzi e castelli, ma anche di beni paesistici e paesaggistici) a costituire il patrimonio italiano “da presentare” al mondo intero.

Essi non vanno pretermessi o dimenticati, ma vanno salvaguardati e potenziati: a fini culturali ed a fini turistici e commerciali.

E’ bene quindi che nel dibattito che riguarda l’atteggiamento politico/amministrativo nel nostro Paese verso tutto quanto è la vera ricchezza nazionale si cominci ad introdurre la categoria concettuale dei beni turistici: nell’intento di promuovere anche l’insieme delle attività, delle tradizioni, delle funzioni, dei beni culturali materiali ed immateriali, in grado di determinare l’attrattività turistica del luogo e dell’ambiente.

Foto d’ archivio: Achille Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi

Achille Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi