Politecnico Milano – Ingegneria Gestionale Cerimonia celebrativa trentennale della fondazione – Istituto Europa Asia – Colombo Clerici

Il trentennale di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano

BERTELE’: QUANDO L’UNIVERSITA’ ITALIANA FA SCUOLA ALL’EUROPA

Gianfelice Rocca: “Anche nei prossimi dieci anni la Cina forziere dell’occidente” 

Benito Sicchiero 

Erano poche decine, nel 1982, quando prese il via al Politecnico di Milano la facoltà di “Tecnologia industriale, indirizzo economico-organizzativo”: una “cosa” strana, fusione tra mondi lontani, l’ingegneria meccanica e quella elettronica.

Oggi conta più di 12.000 Ingegneri Gestionali che operano ovunque nel mondo, si occupano delle attività più varie nei comparti più diversi – dall’industria ai servizi, dalla finanza alla consulenza, dalle authority alla pubblica amministrazione – e creano nuove imprese.

Un modello che ha fatto scuola in Europa ispirando figure quali l’ingegnere economico franco-tedesco e quello organizzativo spagnolo.

Un’avventura di successo, intorno a cui è cresciuta la School of Management: il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e il Mip, la business school.

E’ quindi con legittimo orgoglio che, con la regia di Umberto Bertelè, docenti e allievi, antichi e nuovi, si sono incontrati alla Bovisa per celebrare l’evento; presenti alte autorità istituzionali, civili e culturali. 

Dopo i saluti del Rettore Giovanni Azzone (gestionale “pioniere” iscritto nel 1982), da Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda, sono giunte parole di ottimismo, di cui tanto c’è bisogno: “Secondo una ricerca Assolombarda, il sistema regionale che coniuga produzione e finanza è tutt’altro che in declino: esso compete nel mondo facendo cose che altri non fanno e, quando le fanno, facendole meglio.
Non è un caso che in Milano e provincia abbiano sede 4.000 multinazionali che qui stanno perché trovano, pur nelle molte carenze tipiche del Paese, qualità umane e professionali assenti in Germania come negli Usa”.

Ottimismo per il presente, quindi. Ma il futuro?

Molto interessanti le previsioni di Gianfelice Rocca, ingegnere gestionale ad honorem, ed uno degli imprenditori più ”internazionali” d’Italia, i cui interessi – dalla siderurgia all’energetica – spaziano  dalla Cina al Medio Oriente, agli Usa, all’America Latina: il suo gruppo ha quasi 18 miliardi di dollari di capitalizzazione (a paragone, la Fiat 15, le due più grandi banche nazionali 21).

Sparando a raffica dati e cifre, Rocca si è detto convinto che nei prossimi 10 anni l’economia occidentale e dell’America latina rimarrà “appesa” alla Cina la quale, grazie all’enorme crescita del risparmio privato, sarà in grado di offrire denaro “facile” al resto del mondo acquisendo altresì risorse primarie e infrastrutturali.

Tra i risultati, la crescita della middle class mondiale da 1.500 milioni di unità a 2 milioni e mezzo.
E’ quindi ottimista, Rocca, sul prossimo futuro, che vedrà ulteriormente diminuire globalmente la disuguaglianza sociale.

Certo, ci sono le trappole dello sviluppo: dall’inquinamento agli squilibri interni al motore del mondo, la Cina appunto.
E nel Vecchio Continente pesa la carenza di lavoro: il cui incremento, conclude Rocca, va cercato nell’impulso da offrire alla medium technology (macchine utensili,  infrastrutture, energie rinnovabili) da accompagnare a maggiore mobilità e minori tasse.

E’ un momento delicato della vita dell’Europa che corre il rischio di vanificare le conquiste sociali ed economiche che l’hanno portata al vertice del mondo.
Commenta Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, perciò doppiamente coinvolto da tali considerazioni: “Non è una sorpresa apprendere che anche le elaborate ricerche di Assolombarda concordano sulla validità del sistema Milano-Lombardia. Ma quanto detto da Meomartini e da Rocca è particolarmente apprezzabile perché, sulla base di previsioni scientifiche e non di folate di fumose parole, è uno sprone psicologico particolarmente utile per superare questo difficile momento”.

Alla festa di Ingegneria Gestionale sono quindi intervenuti 10 alumni di età le più varie, rappresentativi delle molteplici attività in cui i “gestionali” sono coinvolti: da chi ha lanciato o addirittura quotato nuove imprese, a chi ha avuto o ha importanti incarichi a livello internazionale, a chi opera nelle authority.

Ecco i loro nomi (in ordine di intervento): Lingyun Xia, Carlo Capè, Mirko Molinari, Luca Lo Schiavo, Francesca Gamboni, Alessio Ascari, Marco Belletti, Fabio Vacirca, Elisabetta Ricci, Alessandro Fracassi. Ricche le loro esperienze trasmesse negli otto minuti a loro disposizione: dalla laureata che rifiuta un’ottima collocazione a Londra per continuare la specializzazione a Milano agli sforzi che fa un italiano all’estero per affermarsi (certo l’immagine del Paese non aiuta).

Consigli per i giovani conterranei: essere ottimisti e trasferire in Italia le migliori esperienze straniere, è inutile scoprire l’acqua calda.

E, come ogni festa degna di questo nome, conclusione con tre premiazioni speciali collettive: agli alumni, ai docenti pionieri, ai primi cinquanta laureati con lode.

foto presidente 60

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