Archivio per novembre 2012

Crisi economica e locazioni commerciali – Intervista al Corriere della Sera: Colombo Clerici Assoedilizia

novembre 28, 2012

Colombo Clerici (Assoedilizia) al Corriere della Sera

AFFITTI: IL 20% DEI NEGOZIANTI NON GARANTISCE IL RAPPORTO DI LOCAZIONE

“Venti negozianti su cento, a Milano, sono locatari “instabili”, non in grado di garantire, nel lungo periodo, la continuità regolare del rapporto di locazione o perché danno la disdetta e rilasciano i locali o per insolvenza o perché sostituiscono a sé altri conduttori, magari meno affidabili”.

E’ questa, in sintesi, la stima di Assoedilizia, secondo il suo presidente Achille Colombo Clerici, in una dichiarazione al Corriere della Sera rilasciata nel corso di una intervista  pubblicata il 28 novembre 2012. 

Colombo Clerici aggiunge: “Ci sono proprietari che non riscuotono il canone da oltre un anno, ma per varie ragioni stentano a sostituire gli inquilini. Da una parte, in caso di insolvenza, le azioni di rivalsa e di escomio sono lente e faticose; d’altra parte tra domanda e offerta si è creata una forbice troppo ampia e mettersi a cercare un nuovo conduttore è un rischio che possono permettersi in pochi”.

A chi (commercianti) propone di ridurre gli affitti del 30-40%, ribatte Colombo Clerici: “Facile a dirsi, ma meno a farsi. I proprietari, che sono già oberati da oneri gestionali, amministrativi, fiscali, manutentivi e da insolvenze, hanno già ora un bilancio che non presenta margini di utili”.

 

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Cina Città – Comunità Cinese a Milano, Via Paolo Sarpi Convegno – Istituto Europa Asia

novembre 28, 2012

Il Futuro di Via Sarpi a Milano

Marcello Menni

L’Istituto Europa Asia, presieduto da Achille Colombo Clerici, ha partecipato con un suo rappresentante alla tavola rotonda organizzata dalla Associazione Vivisarpi e dal Cooordinamento dei Comitato Milanesi sul futuro della quartiere Paolo Sarpi.

L’incontro, anche per la presenza di un folto gruppo di abitanti del quartieri piuttosto critici sull’impatto della componente cinese sulla comunità locale, è stato visto dagli organizzatori, ed in particolare dall’ing. Salvatore Crapanzano, come un’occasione di un rilancio del dibattito fra la comunità cinese, in crescita e sempre più convinta delle proprie istanze, e la popolazione italiana, che ha assistito ad un radicale cambiamento del proprio quartiere in pochi anni.

L’assessore Majorino ha rimarcato il ruolo di favore del Comune a favore della integrazione specificando però che il nuovo PGT inibisce la presenza dei grossisti, che tante polemiche provocano, nella zona di Sarpi.
Su questo punto il Comune, ha detto, è disposto alla comunicazione, ma non alla mediazione, auspicando che la comunità cinese non obblighi,  con forti prese di posizioni contrarie, all’uso della forza.

L’assessore De Cesaris ha evidenziato come l’area sarà sempre più soggetta a interventi volti al miglioramento della qualità della vita e dell’attrattività del quartiere, anche in termini turistici.

Ha ricordato il progetto della nuova sede della Fondazione Feltrinelli, che rilancerà la vita sociale della zona.
Ha, inoltre, sottolineato che edifici pubblici o a vocazione pubblica devono essere messi a disposizione della collettività.

E’  intervenuta pure la professoressa, Paola Brianta, ora docente all’University College. Esperta nella gestione dei rapporti fra comunità ha ricordato che in altri contesti – come quello londinese – ci sono mix di comunità diverse ben più eterogenee che a Milano e che lo scopo è comunque quello di costruire una comunità dialogante e che sappia esprimere le proprie priorità e mettere a tema i propri disagi.

La segretaria dell’Associazione Aleni, prof.ssa Jia Yaquin, isitituzione nata per la promozione culturale della comunità cinese, ha fornito un quadro sull’organizzazione della comunità, che si presenta piuttosto frazionata, come testimonia l’esistenza di numerose associazioni di commercianti; eppure consapevole della propria forza e della necessità di un dialogo con gli abitanti italiani, come in una grande famiglia.

Piuttosto critico l’intervento del Viceconsole cinese a Milano, Hualong Yan, desideroso di aumentare un dialogo, a suo parere fino ad oggi scarso, con le autorità comunali.

 

Fisco Immobili – Perdita di Ricchezza Nazionale – Quale politica per la casa? – Assoedilizia,Confedilizia Achille Colombo Clerici

novembre 28, 2012

Dichiarazioni del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici

“Riconosciamo al Governo Monti il merito di tenere in equilibrio la precaria situazione contabile del nostro Paese, avendone rafforzata la credibilità ed il peso internazionale.

Ma non possiamo sottrarci al dovere di osservare che per il settore immobiliare, in particolare, questo ha comportato un costo sproporzionato.

La Repubblica del 19 novembre scorso a pag. 13 titolava: Monti: “E’ il momento di comprare in Italia”.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, incontrando l’emiro del Kuwait, “rassicura il governo locale sugli sforzi fatti dall’Italia per il risanamento ed invita a venire in Italia, a investire.” 

Conviene, conviene eccome: soprattutto da quando i prezzi dei beni italiani, a cominciare da quelli immobili, a seguito della politica fiscale praticata dal nostro Governo, da un anno a questa parte son ribassati notevolmente.

E poi, non dimentichiamolo, dal Kuwait non vengono qui le famiglie a comprar casa: ma arriva un bel fondo immobiliare, che gode di agevolazioni fiscali finanziate con le tasse pagate dalle famiglie italiane risparmiatrici.

Lo Stato italiano, dunque, non sa nemmeno a quanto ammonti la perdita di ricchezza conseguente al brusco ridimensionamento dei valori intervenuto a livello nazionale nel solo campo degli immobili.

Non lo sa perché non esiste neanche una valutazione ufficiale del valore dello stock degli immobili (terreni e fabbricati, residenziali ed usi diversi, pubblici e privati) nel nostro Paese.

 Non dico, una valutazione analitico-deduttiva: ma nemmeno una valutazione sintetica che indichi un ordine di grandezza complessivo (c ‘è soltanto una stima dell’Agenzia del Territorio – rapporto 2011 – per il solo settore residenziale che parla di un totale di 6335 miliardi, di cui 5721 appartenente alle persone fisiche, e 614 alle persone non fisiche).

E non esiste, perché non si è mai sentita la necessità di assumere questo dato tra gli indicatori dell’andamento economico.

Sicché vien spontaneo chiedersi come si possa in queste condizioni, fare ora una qualsivoglia politica economica, non dico generale, ma neppure settoriale.

In tanti anni di lavoro sui temi del territorio e della proprietà immobiliare mi son purtroppo reso conto che il difetto discende da una visione degli economisti che sembrano considerare il settore immobiliare una variabile indipendente del sistema economico, che può subire qualunque tassazione, senza tema che si producano conseguenze negative sulla economia nazionale.
Concetto questo che poteva reggere fin tanto che l’economia aveva rilevanza prevalentemente nazionale.
Ora che è globalizzata non regge più; e quanto è avvenuto in proposito in Italia ce lo sta dimostrando. 

Non trascuriamo di dire che  andrebbe affrontata, parallelamente tutta la problematica nascente dalla finanziarizzazione della economia: ma aprire questo capitolo ci porterebbe lontani dal ragionamento che stiamo seguendo.

A seguito dell’innalzamento del carico fiscale gli immobili, come beni da investimento, hanno perso attrattività; il calo della pressione della domanda sul flottante di mercato, che e’ assai esiguo rappresentando attualmente solo l’1% dell’intero stock delle abitazioni, ha prodotto una brusca discesa dei valori del restante 99%  degli immobili (osserviamo per inciso che il mercato immobiliare presenta un dinamismo di 250 volte inferiore rispetto a quello della Borsa Valori).

Tale ridimensionamento porta come conseguenza una riduzione della capienza delle garanzie bancarie per la concessione dei mutui, il cui numero, anche per tale ragione si contrae ulteriormente; mentre parallelamente si riduce l’attività produttiva immobiliare, in una sorta di circolo vizioso.

Oggi a talune banche, per finanziare un investimento immobiliare, non basta più “vedere” il patrimonio immobiliare posseduto dall’operatore.
Vogliono avere contezza del suo “respiro finanziario”; vogliono vedere insomma quanta disponibilità liquida possiede.

La perdita di valore degli immobili ad oggi, nel nostro Paese, si può  stimare, in termini di ordine di grandezza, attorno ai mille miliardi.

Tutto questo, si badi bene, in una situazione che vede una relativa tenuta dei valori immobiliari, perché i proprietari evitano ancora di svendere gli immobili: preferiscono pagare le tasse sopravvenute con altri redditi diversi da quelli immobiliari che presentano una più ridotta capienza, o con il risparmio disponibile, piuttosto che dismettere.

Ma fino a quando?

In caso contrario, immaginiamo le conseguenze.

Comunque sia, il fatto è che, come qualcuno mi ha osservato,  già da ora, senza aspettare il peggio, lo Stato ha un minor introito fiscale e per ciò stesso minori disponibilità finanziarie per la politica del welfare che dovrebbe realizzare.”

 

Biblioteca Ambrosiana Milano – Premio Sant’Agostino – Dialogo Interreligioso, card. Angelo Scola e Principe di Giordania Bin Talal – Istituto Europa Asia

novembre 26, 2012

Per il dialogo interreligioso riconoscimenti anche al consigliere del Re del Marocco Azoulay e al giornalista Lenoir; Premio Sant’Agostino al cardinale Scola e al principe di Giordania Bin Talal   

Benito Sicchiero

La sponda sud del Mediterraneo, un mare da millenni scaturigine di benessere e di guerre, di cultura e di integralismi, è (o dovrebbe essere) ancora una volta tra le priorità della sponda nord, l’Europa, dopo le “primavere arabe” e il loro incerto sviluppo.

Accanto alla altrettanto incerta politica comunitaria, si muove la Chiesa rinforzando il dialogo tra comunità e religioni diverse.

Un importante segnale viene dalla prima edizione del Premio Sant’Agostino istituito dalla Fondazione Osservatorio del Mediterraneo, in collaborazione con l’Accademia di Studi Interreligiosi di Milano (Interreligious Studies Academy).

Quattro i premiati, due per ogni sponda del Mediterraneo: il cardinale Angelo Scola nella sua veste di presidente della Fondazione Oasis,  il Principe di Giordania Ghazi Bin Muhammad Bin Talal, promotore del progetto A Common Word, il consigliere del Re del Marocco André Azoulay in qualità di Presidente della Fondazione Euromediterranea Anna Lindh per il dialogo tra le culture, il direttore della rivista Le Monde des Religions di Parigi, Frédéric Lenoir.

Il premio – spiegano i promotori dell’iniziativa – è intitolato a Sant’Agostino perché “fu pioniere dei legami tra le due rive del Mediterraneo” e intende “valorizzare quelle iniziative euromediterranee che si siano particolarmente contraddistinte per un’attività e un impegno di rilievo nazionale o internazionale nell’ambito del dialogo interreligioso con particolare riferimento alle tre religioni del Monoteismo Abramico”.

Nato sulla sponda africana, S. Agostino trovò la fede sulla riva europea, per poi tornare ad esercitare a Ippona, l’attuale An-Naba in Algeria, il suo magistero di vescovo predicatore della concordia e del dialogo.

Fra gli invitati alla cerimonia il presidente dell’Istituto Europa Asia e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

La premiazione  si è svolta nella prestigiosa Biblioteca Ambrosiana di Milano, presente il Prefetto mons. Franco Buzzi.

Per il principe di Giordania, che non era presente, ha ritirato il premio l’ambasciatore del Regno di Giordania, Zais Al-Lozi; il direttore Lenoir era rappresentato da Jean Gauretat.Ricordando una lettera pastorale del Papa sulla necessità di non sottrarsi alla testimonianza, Scola ha sottolineato: “L’alternativa tra egemonia e testimonianza è davvero cruciale.

E Sant’Agostino, con la sua vita e con i suoi insegnamenti, ci mostra come la seconda delle due posizioni sia più adeguata alla natura stessa della verità.
La libertà religiosa – ha concluso – pur presentando ancor oggi molti nodi critici che domandano ulteriori approfondimenti, infatti garantisce la possibilità a tutte le componenti di una società plurale, laiche e religiose, di presentare la loro proposta di vita nella sua interezza e al tempo stesso esercita una funzione limitatrice rispetto alle sempre ricorrenti tentazioni egemoniche, dal momento che impedisce di monopolizzare lo spazio pubblico”.

Il direttore della Fondazione Osservatorio del Mediterraneo, Mohamed Nadir Aziza, ha spiegato che questo “è un doppio omaggio: a Sant’Agostino e a Sant’Ambrogio, e in particolare all’incontro tra i due. Agostino come promotore della tolleranza e per questo vogliamo che le religioni tornino ad essere una scuola di tolleranza”.

 

Fisco Immobili – Carico fiscale sugli immobili – Confedilizia, Conferenza di Francesco Forte a Roma Hotel Nazionale – Achille Colombo Clerici Assoedilizia

novembre 23, 2012

La preoccupazione di Colombo Clerici confermata da uno studio dell’economista Francesco Forte

COLOMBO CLERICI: CON L’ATTUALE POLITICA FISCALE IMMOBILIARE TEMO CHE IL GOVERNO SCORAGGI L’ INVESTIMENTO DIRETTO CITTADINO-IMMOBILI  

La tesi del Governo Monti, secondo cui la pressione fiscale italiana sugli immobili rappresentava un’anomalia rispetto alla media internazionale dei Paesi sviluppati, in quanto di molto inferiore, era infondata.
L’accusa lanciata dallo studio “Miti e realtà della tassazione degli immobili in Italia. Il confronto internazionale”  non è leggera, anzi. 

Il governo “avrebbe fornito  dati parziali per poter introdurre in Italia una patrimoniale  generalizzata sulla casa”.

Confermando la preoccupazione espressa dal presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici all’indomani dei provvedimenti fiscali emessi dall’attuale Governo, alla base di ciò ci sarebbe stata, come affermato da Francesco Forte, una “motivazione ideologica: quella di  voler penalizzare il capitalismo familiare a gestione diretta, indirizzando il risparmio  delle famiglie verso impieghi finanziari controllati da banche,  assicurazioni, fondi immobiliari”.

In altre parole, il cittadino verrebbe dirottato dall’ investimento diretto nell’immobile verso forme di investimento gestite da intermediari.

Lo studio è firmato da Francesco Forte, docente di Scienza delle Finanze  presso l’Università La Sapienza di Roma (ex ministro delle Finanze del  Governo Fanfani), da Domenico Guardabascio e Loana Jack.
Il governo Monti aveva fornito i seguenti dati (ottenuti pur sempre da  statistiche e indicatori internazionali): le tasse sugli immobili  sarebbero stati pari solo allo 0,6% contro percentuali maggiori di altri  Stati (3,5% Regno Unito, 2,4% Francia, 1,1% media dei Paesi Ocse).
Secondo lo studio di Forte, invece, non era necessario introdurre l’IMU  al posto dell’ICI, né aumentare le rendite catastali ed il carico fiscale sugli immobili in locazione.
La ricerca, infatti, tiene conto anche della tassazione indiretta sugli  immobili. 

L’imposta di registro, ad esempio, pesa per lo 0,72% del  Prodotto Interno Lordo.
Conteggiando il carico fiscale indiretto e tutte le imposte sulle proprietà immobiliari, insomma – secondo lo studio  di Forte – le tasse italiane  erano in linea con quelle europee.

 – 1,45%    Italia
– 1,44%    Ocse
– 1,32%    UE Ocse
– 1,26%    Eurozona Ocse 

Di fatto, ciò toglie valore alla  tesi che ha dato il via all’introduzione dell’IMU ed all’inasprimento del carico fiscale sugli immobili in locazione.

Foto: Colombo Clerici all’Università LUISS di Roma

 

 

Articolo di Milano Post: “A Milano valori catastali rivalutati 2 volte in 5 anni, Assoedilizia protesta: parla Colombo Clerici”

novembre 23, 2012
L’INCHIESTA: “A Milano valori catastali rivalutati 2 volte in 5 anni, Assoedilizia protesta: parla Colombo Clerici”
 

L’IMU a Milano si paga il doppio. Avete capito bene: oltre al danno, la beffa.

In quattro micro-zone della città, infatti, c’era già stata – prima che quella di Monti e del governo tecnico – una rivalutazione dei valori catastali, dovuta di fatto a una revisione catastale che ha interessato 50 mila unità abitative.

Pensate che i valori storici erano già stati aumentati del 60 per cento. E che, dunque, la calata della rivalutazione voluta da Monti ha finito in queste parti della città per sommarsi a quella precedente: ha del clamoroso, ma è la situazione che vivono i cittadini milanesi che abitano in centro, nell’area che da sud-ovest a nord-est attraversa Corso Magenta, il Duomo, fino a Porta Venezia.

Pensate, per essere non catastrofici ma precisi, che il coefficiente moltiplicatore – voluto da Monti e applicato a tutte le città italiane – per questi milanesi si sovrapporrà alla moltiplicazione già effettuata in precedenza, e dunque comporterà un incremento IMU del 250 per cento (con alcune agevolazioni soltanto per immobili locati).

Abbiamo intervistato Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, l’associazione milanese della proprietà edilizia. «La precedente rivalutazione» – ci spiega Colombo Clerici – «fu deliberata dal Comune di Milano nel 1998, e si tradusse in applicazione nel 2004, ma ci sono diverse contraddizioni».

Ci dica…
«L’articolo 1 comma 135 del 2004 stabilisce che tale rivalutazione s’intende facoltativa, non obbligatoria; ecco perché, quindi, l’applicazione della rivalutazione avrebbe dovuto essere decisa in Consiglio Comunale, non dai funzionari comunali. Assoedilizia considera illegittimo quanto è avvenuto qua in città».

E poi è arrivata la seconda rivalutazione, quella di Monti…
«E a questo punto ci saremmo aspettati che il Comune intervenisse, parlasse al governo, e spiegasse loro che qui, a Milano, la rivalutazione – pur illegittimamente come ho appena detto – l’avevamo già fatta! E invece nel dicembre scorso sono stati zitti, e hanno imposto a moltissimi milanesi questo raddoppio…»

E’ una situazione che ha del clamoroso…
«Certo, anche perché dobbiamo sottolineare la sperequazione dei valori. Oltre a essere illegittima, la situazione di Milano è anche anomala: perché non è possibile che una casa in Foro Bonaparte sia considerata dello stesso valore di un’altra in viale Pasubio! Così come, al contrario, ci sono case che si trovano in un’altra micro-zona solo perché hanno un numero civico diverso da qualchedun’altra. E’ una situazione kafkiana, e a pagare sono soltanto i cittadini».

Dunque i problemi sono due. Una prima rivalutazione che non sta né in cielo né in terra, e una seconda rivalutazione – quella nazionale – che si sovrappone come una vera e propria spada di Damocle.
«Sì, e noi di Assoedilizia l’abbiamo fatto presente: ma non abbiamo mai ottenuto risposta».

A questo punto che cosa si può fare?
«Le dico con amarezza che c’è una totale mancanza di ascolto. L’ente impositore, in qualità di apparato, ha una forza immensa rispetto al cittadino e alle associazioni come noi…»

Qual è la cosa che le fa più male?
«Non voglio credere alla mala fede, ma senza dubbio questa burocrazia è inaccettabile: perché le leggi dovrebbero essere uguali per tutti, ma in questo caso vediamo come le cose non stiano nient’affatto così».

Salvatore Todaro

Articolo pubblicato su www.milanopost.info

 

Dino Piero Giarda Ministro – Incontro con il “Gruppo Cultura Etica e Finanza” presso la Banca Intesa

novembre 22, 2012

A s s o e d i l i z i a
Istituto Europa Asia

di  Marcello Menni

Cultura Etica e Finanza: incontro con il Ministro Giarda

Il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici ha preso parte al periodico incontro del Gruppo Cultura Etica e Finanza.

Il Gruppo, presieduto dal prof. Angelo Caloia, è uno dei più importanti think tank italiani e da trent’anni ospita personalità di grande importanza sui più rilevanti temi in materia culturale, economico-finanziaria, etica e sociale.

La conversazione della serata è stata animata da Dino Piero Giarda, Ministro dei Rapporti con il Parlamento del Governo Monti e da lunghissimo tempo componente del Gruppo stesso.

Il Ministro ha ricordato la sua esperienza non solo di tecnico, ma anche di politico al servizio delle scelte del governo, ricordando il suo incarico come Sottosegretario dal 1995 al 2001.

La sua riflessione è partita da una dettagliata analisi delle politiche degli anni ’90 (periodo di prevalenza dei governi di centro sinistra) e degli anni 2000 (periodo di prevalenza dei governi di centro destra), lumeggiando un paragone di grande interesse: i dati fondamentali sono che la crescita della spesa pubblica è stata di poco più dell’1% in entrambi i periodi, e la tassazione, in entrambi i decenni è cresciuta di poco meno del 2%.

In altri termini, qualunque formazione politica si sia succeduta al governo del Paese da vent’anni a questa parte, l’andamento del bilancio dello Stato non è  minimamente cambiato.

Riguardo alle caratteristiche della tassazione – al di là di una prevalenza della tassazione diretta negli anni del centro sinistra e una prevalenza dello sgravio del peso dei contributi sociali nello stesso periodo – non ci sono state particolari differenze.

Persino in una decisione fondamentale della politica economica, il graduale spostamento della spesa pubblica a sfavore della istruzione e a favore della sanità, in parte dovuto all’invecchiamento della popolazione ma anche a uno scarso controllo del sistema regionale in ambito sanitario, non c’è stata differenza ma soprattutto, non ci sono state decisioni ragionate.

Il Ministro ha concluso che tale situazione farebbe pensare ad una sostanziale “irrilevanza” della politica (“la politica come epifenomeno”secondo la definizione di Raffaele Mattioli ) degli ultimi anni, incapace di fare politiche di rottura, in particolare di far fronte di un incredibile aumento del debito pubblico e in una sostanziale  stagnazione che ha portato nel periodo 2002 – 2012 a una crescita zero.

Il prof. Giarda ha affermato che la ricetta minimale del governo – che si scontra comunque con la mancanza di una stabile maggioranza parlamentare – è la risistemazione del sistema di spesa pubblico da una parte.

Sul punto ha posto l’attenzione sull’obiettivo che sarebbe quello di avere costi standard per aree omogenee cosa che adesso – con un proliferare di enti locali periferici spesso inutili per piccoli territori – non avviene.

E ha rivendicato la paternità dei calcoli per il risparmio che si otterranno dal taglio delle province, che porterà minori uscite per 440 milioni di euro.
D’altra parte è in atto un aumento delle tasse – già iniziato dal governo Berlusconi -: sul tema ha affermato che è personalmente contrario a patrimoniali  e all’aumento dell’IVA, quest’ultima in particolare definita come “misura recessiva”.

In ogni caso ha affermato che il problema della crescita rimane e che – nonostante le sue convizioni di Keynesiano  – nessuno oggi ha ricette credibili per rilanciarla.

Presenti all’incontro l’ing. Salza, Presidente di Fideuram, il Prof. Petroni Rettore dell’Università di S. Marino e un parterre di finanzieri e professori universitari, fra i quali Federico Falck, Giampio Bracchi, Federico Radice Fossati, Tancredi Bianchi, Giuseppe Vigorelli, Giacomo Vaciago, Giancarlo Pagliarini, Piergaetano Marchetti, Gianfranco Imperiali, Vittorio Moccagatta, i proff. Propersi e Mocarelli.

Foto: Colombo Clerici con il prof. Giovanni Bazoli