Archivio per agosto 2011

ICI Comune di Milano – Case Sfitte? – Assoedilizia Colombo Clerici

agosto 30, 2011

A proposito della politica comunale sull’ICI, si parla del dato di 80 mila seconde case sfitte in Milano.
A parte la questione numerica,  perché il dato, che ci sembra francamente sovrastimato, andrà certamente verificato, riteniamo occorra capire meglio di cosa stiamo parlando.

Nel numero delle case dette impropriamente “seconde case sfitte” (che si dovrebbero meglio definire case, diverse dalla abitazione principale, non destinate alla locazione)  si ricomprendono:

1) gli alloggi tenuti permanentemente a disposizione da stranieri e da forestieri per motivi familiari, di lavoro, di studio (non certamente per il tempo libero o per vacanza, come avviene a S. Remo, a Cortina, a Venezia, in parte a Roma, a Capri e via dicendo);

2) gli alloggi “fisiologicamente” non occupati  in ragione del dinamismo della vita cittadina ( Ristrutturazioni -Esigenze familiari, ad esempio matrimonio figli – Fallimenti – Successioni e divisioni ereditarie – Cambio residenza – Esigenze di lavoro );

Occorre aggiungere che, in questi ultimi anni, è cresciuto notevolmente il numero  degli alloggi che non si riescono ad affittare a causa della contrazione della domanda di mercato e della sovrabbondanza di offerta.

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, commenta: “Sostanzialmente oggi non esiste la tipologia delle case tenute sfitte per libera scelta del proprietario. Questa situazione si verifica solo per necessità del possessore e per fatti fisiologici nella vita della famiglia e della società.

Chi dovesse tenere oggi una casa sfitta per un puro tornaconto economico andrebbe incontro a tasse, spese condominiali, di gestione amministrativa, di manutenzione, di adeguamento, di assicurazione, tali da dissuadere chiunque da una simile idea.

E questo a maggior ragione da qualche anno a questa parte poiché in una fase di mercato, come l’attuale, caratterizzata da prezzi calanti il proprietario non può nemmeno confidare nella compensazione derivante dalla rivalutazione dell’immobile.”

TABELLA

Alloggio semicentrale  mq. 100

Canone locazione indicativo:  12.000 euro Incasso medio dedotta IRPEF (33% )  8634

                *    *    *

Costi standard annui minimi: 7.000 euro
– spese generali e riscaldamento
– ICI  TARSU   ed Imposte sul reddito
– Assicurazione e amministrazione
– Obsolescenza e costi manutentivi.      

Totale.         7.000

Il proprietario dunque che non loca, invece di incassare 8.600 euro (che pur non sono netti, ma gravati dell’ICI, delle spese manutentive e di ripristino dallo stato di obsolescenza, gestionali e di assicurazione), ne paga 7.000 con un danno annuo di circa 13/14.000 euro.

 

 

Patrimoniale, Dibattito – Assoedilizia Colombo Clerici: qual è la perdita di ricchezza del comparto?

agosto 26, 2011

PATRIMONIALE SUGLI IMMOBILI: PER LA CASA UNA DEBACLE TIPO BORSA

Da Roma il presidente di Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia Achille Colombo Clerici dichiara :

“Il dibattito sulla patrimoniale, nelle varie prese di posizione, politiche o accademiche, che si susseguono quotidianamente, sta assumendo gradatamente i toni del populismo punitivo che contrassegnavano alcune posizioni politiche nei primi anni Settanta e che da tempo non si riscontravano.

Ed anche le dichiarazioni di alcuni esponenti del mondo industriale, nel tentativo evidentemente di scaricare su altri il peso di un onere che deve essere viceversa il più possibile generale, e che deve partire comunque prima dallo Stato e dalle sue risorse, propongono una patrimoniale sugli immobili che finirebbe con il travolgere anche l’economia del settore produttivo primario.

Già il fatto che regni questo clima a livello di puro dibattito e che vengano avanzate dalle più diverse parti le ipotesi di tassazione  del comparto immobiliare più disparate, ma tutte seriamente allarmanti per la loro portata espropriativa, ha prodotto e produrrà effetti nefasti sul mercato.

Chi progettava investimenti immobiliari, con gli attuali chiaroscuri, desiste volentieri dal proposito; mentre chi ha già investito ha fortissime perplessità sulla convenienza di mantenere l’investimento.

Purtroppo il mercato ha ragioni diverse da quelle della politica.

Dopo l’enorme perdita di ricchezza mobiliare che ha contrassegnato l’andamento dei mercati finanziari in questo agosto, nessuno sa oggi quale perdita di ricchezza possa esser intervenuta nei risparmi delle famiglie, investiti negli immobili.

Infatti, al di là dei valori di “affezione” che ciascuno può avere in mente per la propria casa, il valore reale è quello che risulta in sede di conclusione di una transazione: la verifica solo allora si può ottenere.

Non vorrei esser giudicato una Cassandra.

Dico solo: trattative molte, operazioni concluse poche e risicate nei valori.

Conclusivamente credo sia auspicabile, piuttosto, che ogni esercizio di fantasia, nell’articolare “ricette” politiche e di categoria per il pareggio dei conti pubblici, si abbia ad orientare sforzandosi di trovare spazi e modalità per la riduzione dei costi della politica, degli sprechi delle pubbliche amministrazioni e dell’evasione fiscale.

Senz’ altro ne beneficerebbe l’economia nazionale.

Ahimè, è un’idea che sfiora ben pochi: è più facile parlare di patrimoniale sugli immobili.

Ma contro i luoghi comuni, soprattutto se politicizzati, si perde ogni ragione, anche quella economica.”

 

Patrimoniale oltre 10 milioni di valore – Proposta di ItaliaFutura – Assoedilizia Colombo Clerici commenta

agosto 20, 2011

Roma 20 agosto 2011

Commento del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“La patrimoniale permanente fino allo 0,5% sugli immobili c’è già (qualunque sia l’entità del patrimonio) ed entrerà in vigore, secondo quanto previsto nella manovra estiva, nel 2012.
A tale patrimoniale si aggiunge la possibilità di una addizionale fino allo 0,1% .

Rimangono escluse solo le prime case.

Cosa si intende, dunque, quando, come ha fatto ItaliaFutura, si propone una patrimoniale ordinaria sui patrimoni oltre i 10 milioni di valore ?

Estenderla a seconde case,  depositi bancari, titoli finanziari, risparmio gestito, possessi aziendali, beni mobili, artistici, di pregio e di valore, beni immateriali?”

 

Turismo – Evasione fiscale settore – Studio Cescat Assoedilizia – Agosto 2011

agosto 19, 2011

TURISMO, 13,5 MILIARDI DI TASSE NON PAGATE

Il fatturato del comparto, compreso l’indotto, toccherà nel 2011 i 185 mld di euro, pari al 12% del PIL.

Le presenze italiane e straniere ufficialmente si equivalgono – 170 milioni di unità-giorno – anche se, soprattutto per la componente italiana, va considerato che, specie nelle accommodations di tipo familiare, nelle pensioni e nei b&b, talvolta viene omessa la registrazione.

Milano, Roma  19 agosto 2011

– Il giro d’affari in “nero” del turismo in Italia nel 2011  supera la bella cifra di 36 mld di euro (scontrini non emessi, iva non dichiarata, imposte sul reddito evase ecc.).

Il mancato introito per le casse dello Stato è pari a 13,5 miliardi di euro: poco meno di un terzo  della manovra “lacrime e sangue” che il governo si accinge a varare.

Evadono principalmente, ma non esclusivamente pensioni, b&b, accommodations di tipo familiare, stabilimenti balneari, bar, ristoranti ecc.

Sono le stime prudenziali del Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia che elaborano il dato del PIL,  previsto per il corrente anno in 1560 mld di euro, e tengono conto, inoltre, dei flussi del turismo italiani e stranieri (circa 170 milioni di presenze per entrambi i settori), dell’incidenza del “turismo familiare” (ospiti di parenti e amici), dei flussi del fine-settimana, del turismo organizzato (tour operator), del turismo fluttuante, roulottes, viaggiatori individuali,  crociere e quant’altro.

L’intero comparto, compreso l’indotto, fattura 185 mld di euro,  pari al 12% del PIL, cifra che non si discosta di molto da quella degli anni  precedenti, eccezion fatta per il 2009.

Per indotto si intende quanto non si può considerare spesa diretta di consumo turistico: a titolo di esempio, l’acquisto di alimentari di chi passa le vacanze a casa  propria o nei campeggi, le spese  per generi quali carburante, indumenti, souvenir (specialmente gli stranieri approfittano delle  vacanze in Italia per acquisti – dagli abiti agli alimenti – di cui è ricca l’offerta tanto che il nostro Paese viene considerato,  a livello mondiale, al primo posto per la combinazione dell’offerta paesaggistica, culturale ed enogastronomica.

Sull’entità dell’evasione fiscale, notevoli le differenze tra macroaree del Paese: il “nero”, al Nord, si aggira sul 20% ma raggiunge il 35% nel Sud e nelle Isole.

Comunicazione www.assoedilizia.com

 

L’ ICI e gli immobili delle Chiese

agosto 18, 2011

Da Roma,  il presidente di Assoedilizia  Achille Colombo Clerici ha dichiarato:

“Se l’interesse superiore oggi è quello di pareggiare i conti dello Stato e l’esigenza quella di reperire a tal fine risorse finanziarie con lo strumento fiscale, c’ è da chiedersi come mai, analogamente a quanto si propone perla Chiesa Cattolica, non si pensi che lo Stato, in uno slancio di responsabilità, abbia a disporre il pagamento dell’ICI su tutti gli immobili di proprietà pubblica (stato, province, regioni) sugli ospedali, sulle scuole, sulle caserme, sulle stazioni ferroviarie,  sugli uffici pubblici, sulle sedi delle Camere di commercio.

La risposta, a prima vista, è intuitiva.
Perché lo Stato siamo noi cittadini, mentre la Chiesa, anzi le diverse Confessioni religiose (visto che il sistema è generale) sono altro: e quindi, mentre è logico che nella gestione pubblica lo Stato non paghi a se stesso, ma eviti “partite di giro”, cioè incassi da una parte e rifinanziamenti dall’altra, la stessa cosa non può pensarsi per l’attività delle Chiese.

A ben vedere, però, questa ragione è profondamente errata, poiché il nostro ordinamento non considera i cittadini come “animaletti, sia pure intelligenti e istruiti”, ma senz’anima, dei quali lo Stato si debba occupare esclusivamente in termini di lavoro, di diritti civili, di istruzione, di salute, di sicurezza, di benessere in genere e di quant’altro.

Nell’ ordinamento italiano, come d’altronde avviene in molte nazioni straniere, la spiritualità religiosa è considerata una componente fondamentale della natura umana, e quindi una faccia della persona (alla stregua della fisicità e dell’intelletto) che non può esser relegata nella sfera del privato; e dunque rappresenta un bene fondamentale che, al pari della salute, della cultura, del benessere, deve esser assicurato e garantito al cittadino dallo Stato.

L’equivoco, in cui si cade, di ritenere le Chiese, nella loro funzione,  altro rispetto allo Stato, nasce dal fatto che quest’ultimo non pretende di esercitare l’attività di culto e di religione direttamente o attraverso la supplenza di altri soggetti (come avviene per le attività “laiche” di interesse collettivo, dalla assistenza, alla cultura): ma riconosce che questa attività, svolta dalle diverse confessioni religiose secondo i propri fini istituzionali, risponde in sé al requisito dell’ interesse collettivo.

E dunque le esenzioni ICI, stabilite per gli immobili destinati ai compiti istituzionali delle Confessioni religiose, non sono graziose e benevole elargizioni  previste nei loro confronti, né tantomeno nei confronti della sola Chiesa cattolica (come d’altronde non lo sono per gli enti no-profit che esercitano attività di interesse collettivo); ma rispondono alla stessa logica delle esenzioni stabilite per gli immobili pubblici.”

 

Contributo di Solidarietà – Discriminatorio dell’ investimento del risparmio privato nella locazione – Manovra fiscale D.L. 12/8/ 2011 – Assoedilizia, Colombo Clerici

agosto 13, 2011

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia  Achille Colombo Clerici:

 “Da una prima lettura del testo in circolazione del D.L. fiscale, approvato ieri dal Governo, sembra possa desumersi che il contributo di solidarietà, previsto all’art. 2, riguardi il reddito complessivo del contribuente (ai sensi dell’art. 8 del TUIR) comprensivo anche dei redditi derivanti dalla locazione di immobili.

Se così è, allora bisognava essere più lineari ammettendo la  cedolare secca per tutte le locazioni indistintamente.

Un aumento di tale portata del prelievo Irpef per le fasce maggiori di reddito è gravosissimo per chi lo subisce, inefficace sul piano generale per la sua incidenza di nicchia e discriminatorio per l’investimento immobiliare a reddito, gravemente penalizzato rispetto all’investimento finanziario.

Con l’incremento dell’aliquota del 10% si avrà un aumento secco del 23,25%  del carico fiscale IRPEF sulle spalle delle persone fisiche  che affittano. Anche la scelta opzionale dell’aliquota del 48% risulta oltremodo gravosa.

*     *     *

“Ancor prima che entrino in vigore gli aggravi (derivanti dal federalismo fiscale) del prelievo ordinario sugli immobili, si introduce un prelievo straordinario .

Una misura fiscale eccessivamente drastica e penalizzante, che rischia di trasformarsi in un fattore di grave squilibrio economico per le famiglie che con il reddito pagano i debiti e le spese ed  in un macigno sulla locazione  privata in Italia.

Infatti l’enorme aumento dello spread che si creerà tra il carico fiscale sul reddito dell’investimento immobiliare, che si cumula con gli altri redditi della persona fisica (eccezion fatta per la cedolare secca, che è misura di limitata portata)  e quello gravante sull’investimento mobiliare finanziario (che viene contenuto nel 20%)  assistito dal meccanismo della tassazione separata, allontanerà sempre più la locazione dall’area di competitività con quest’ultimo.

Si tenga presente che misure fiscali eccessivamente penalizzanti, nei confronti sia pure di una nicchia di operatori economici quali sono le persone fisiche investitrici nell’edilizia, rischiano di produrre l’effetto di uno squilibrio del settore tale da mettere a rischio i valori l’intero comparto.

Preme aggiungere, comunque, che prelievi fiscali di tale eccezionale portata, finiranno nel “pozzo di San Patrizio” senza prima aver posto mano agli opportuni tagli delle spese della politica e degli sprechi della pubblica amministrazione; senza prima aver opportunamente finalizzato il patrimonio dello Stato, delle Amministrazioni e degli enti pubblici alla riduzione del debito pubblico; e senza aver prima condotto una decisa lotta all’evasione fiscale.

E gli uffici finanziari sanno che esistono ancora spazi normativi cui porre mano per restringere le maglie larghe attraverso le quali passa l’evasione”.

 

Imposta Patrimoniale – ICI patrimoniale Ordinaria per finanziare i bilanci comunali – Sintesi Intervista del 11 agosto 2011, Colombo Clerici a Radio 24

agosto 11, 2011

C’è già una patrimoniale ordinaria sugli immobili, ed è l’ICI dovuta annualmente. 

E c’è già una “addizionale” all’ICI ( le tasse di scopo) che i Comuni sono facoltizzati ad istituire.

Nel corso dell’intevista rilasciata a Radio 24 stamani, 11 agosto 2011, Achille Colombo Clerici, in sintesi, ha dichiarato:

“Esiste già, nel nostro sistema tributario, una patrimoniale ordinaria sul valore, e non sul reddito, dei beni immobili: l’ICI.

Il nostro sistema tributario è imperniato sul principio della proporzionalità del prelievo alla capacita contributiva.

Quest’ultima in via ordinaria è rapportata al reddito e non al valore del bene.

Per esigenze straordinarie si ammette, eccezionalmente, cioè “una tantum”, una imposta che abbia come base imponibile il valore del patrimonio.

Nel caso dell’ICI  ci troviamo di fronte ad una imposta patrimoniale vera e propria (che colpisce non la generalità dei cespiti, bensì solo quelli appartenenti ad una unica categoria) con cadenza ripetitiva annuale e permanente: quindi siamo in presenza di una patrimoniale ordinaria.

La prova sta nel fatto che si prescinde, nella applicazione dell’ ICI, dalla capacità del cespite di produrre reddito: nel caso in cui l’immobile sia inidoneo alla produzione di reddito l’imposta è comunque dovuta, sia pure nella misura ridotta del 50% .

– La legge sul federalismo fiscale municipale ha ripreso ed inasprito l’attuale prelievo ICI con l’IMU e con le tasse di scopo: queste, nelle due forme previste, comunale e provinciale, costituiscono una vera e propria “addizionale ICI” e potranno comportare un maggior prelievo fino al 20% dell’attuale ICI; mentre l’IMU prevede un aumento dell’attuale prelievo ICI fino al 112%”.