Archivio per maggio 2009

Evasione fiscale sui canoni di locazione

maggio 31, 2009

Dichiarazione del presidente Assoedilizia Achille Colombo Clerici al Corriere della Sera:

 “Per eliminare l’evasione fiscale sui canoni di locazione Assoedilizia ha suggerito di istituire legislativamente l’obbligo di pagamento dei canoni stessi in banca o presso gli sportelli postali, nei paesi in cui  manchino agenzie bancarie: a pena di nullità del pagamento.
L’ente che riscuote dovrebbe  costituirsi quale sostituto di imposta ed effettuare una ritenuta del 20 % del reddito immobiliare a titolo di imposta, da versare direttamente all’erario.

 Questo sistema permetterebbe nel medesimo tempo di ridurre gli oneri fiscali gravanti sulla locazione attraverso la cedolare secca del 20% per tutti i soggetti locatori e per tutti i contratti.

 La tassazione separata dei redditi immobiliari realizzerebbe una vera equità fiscale perché : 

– da un lato equiparerebbe i redditi immobiliare a quelli mobiliari (azioni, bond, gestioni patrimoniali), dando slancio agli investimenti in locazione, soprattutto abitativa, della quale il nostro Paese ha impellente bisogno.

 – in secondo luogo eliminerebbe quella odiosa discriminazione per la quale chi affitta una casa finisce per pagare maggiori imposte anche sui redditi derivanti dal proprio lavoro, autonomo o dipendente che sia.”

www.assoedilizia.com
www.instat.wordpress.com

Annunci

Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari”

maggio 29, 2009

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che già in passato non aveva mancato di manifestare il proprio apprezzamento alle manifestazioni in favore del “Centro Dino Ferrari”, ha voluto fare, in occasione dell’edizione “2009 Charity Event”, una speciale medaglia quale segno concreto della vicinanza con cui segue l’attività dell’Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari” e ne condivide lo spirito.

Il “centro Dino Ferrari” alle Olimpiadi invernali di Vancouver 2010 con Coni e Casa Italia
Le ragioni di una partnership
Ricerca e sport con un unico obiettivo: migliorare la qualità della vita

Con la partecipazione dell’Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari” a Casa Italia in occasione dei XXI Giochi Olimpici invernali di Vancouver 2010, il “ponte” Milano-Canada che è stato lanciato in occasione dell’accordo tra il “Centro Dino Ferrari”- Università degli Studi di Milano e la University of British Columbia di Vancouver trova un avamposto concreto e importante.
Ma anche una collocazione ideale che si lega strettamente alla missione che Italia Team, il progetto di cui Casa Italia fa parte, condivide con gli Amici del “Centro Dino Ferrari”: migliorare la qualità della vita delle persone. Un grande traguardo che, nel primo caso, viene perseguito attraverso la promozione dello sport, i suoi valori e il suo alto potenziale educativo, nel secondo, attraverso la ricerca clinica e scientifica. Un gioco di squadra che a Casa Italia Vancouver vale oro.

Gli amici del “Centro Dino Ferrari” a Casa Italia a Vancouver: una partecipazione che vale oro

Un grande spazio vetrina e un ricco contenitore non solo di sport, ma anche di cultura, enogastronomia, musica, moda, economia: a partire dai Giochi di Pechino 2008, Casa Italia è diventato il punto di comunicazione e di convergenza di tutto ciò che fa eccellenza italiana agli occhi del mondo. Sede del CONI e delle Federazioni, dal 1984 Casa Italia è il quartier generale della rappresentativa italiana in occasione degli appuntamenti olimpici e il punto di riferimento per atleti, ospiti e giornalisti. Con Italia Team, Casa Italia ha introdotto importanti novità: un rinnovato concept architettonico, un fitto palinsesto di eventi, un’ampia visibilità mediatica, l’apertura al pubblico esterno e alle aziende partner. Coerentemente con la filosofia ispiratrice dei Giochi canadesi, il progetto architettonico di Casa Italia a Vancouver risponderà alle più recenti linee guida in tema di sostenibilità ambientale.

Italia team un modo nuovo di fare sponsoring
Affiancarsi alla Squadra Olimpica italiana e diventare ambasciatori sul palcoscenico internazionale dei valori più puri dello sport e dell’eccellenza italiana. Questo è Italia Team, il progetto di sponsoring che il Coni rivolge ad aziende e istituzioni per il triennio 2008-2010. Il programma comprende i tre grandi appuntamenti globali del periodo: i Giochi Olimpici di Pechino 2008, i Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009, i Giochi Olimpici invernali di Vancouver 2010. Ma anche una ricca piattaforma di azioni di marketing e di comunicazione tra le quali Casa Italia. Italia Team è gestito dalla società statunitense Octagon in partnership con il gruppo italiano Assist e con la società monegasca Podium.

Elenco Soci Amici del Centro Dino Ferrari
Pierluca Acerbi
Rosanna Acunzo
Ettore Agosti
Luigi Agrati
Rosario Alessandrello
Mariella Aragnetti Bellardi
Matteo Arpe
Arturo Artom
Giorgio Babanicas
Alessandro Bandini
Rita Battanta
Benedetta Bergamo
Paolo Berlusconi
Silvio Berlusconi
Annamaria Bernardini De Pace
Paola Bianchi
Amedeo Biraghi
Emilio Borra
Carlo Borromeo
Ezio Bortolussi
Giaele Bosio
Roberto Bossi
Michelangelo Botti
Luciano Bruzzi
Daniel Bryner
Gianmaria Buccellati
Guido Buratti
Elisabetta Caltagirone
Michele Canepa
Nicolò Cardi
Renato Cardi
Veronica Cardin Gallanti
Emilio Casco
Enrico Catelli
Francesca Catelli
Michele Catelli
Gabriella Cattani Manera
Lionel Ceresi
Rossana Cerlini
Carla Chiusano
Francesco Cirrincione
Eugenio Cividini
Carlo Clavarino
Paolo Clerici
Achille Lineo Colombo Clerici
Cecilia Colussi Rossi
Manuela Consensi Dini
Luca Cordero di Montezemolo
Rita Costi
Cesare Cusan
Matteo Cusan
Paolo De Luca
Alessandra De Marco
Ivan De Masi
Paride De Masi
Emanuela Desiderati
Claudio Dini
Giuliana Dompé
Sergio Dompé
Stefano Durelli
Renato Farina
Vittorio Feltri
Floriana Ferrari
Ottavio Ferrari
Piero Ferrari
Francesco Festorazzi
Luisella Fornaroli
Luisa Frigerio
Andrea Gallanti
Marina Garghetti Olper
Lorenza Garghetti Sanchioli
Carlo Gasperoni
Antonio Gavazzeni
Claudia Gian Ferrari
Giovanni Giani
Nicola Giol
Rossella Giorgetti
Paola Gradi

Silvia Grassi Damiani
Emanuela Gresti
Maria Nives Iannaccone
Andrea Invernizzi
Dora Invernizzi
Marco Invernizzi
Patricia Invernizzi
Minjung Kim Invernizzi
Luciana Lucchi Bossi
Maurizio Maffeis
Rosella Mangeruca
Sergio Mantegazza
Dani Maré
Paola Marzotto

Marina Mazzoleni
Daniela Minafra
Sofia Mondelli
Maria Grazia Monzino
Angelo Moratti
Carmen Moretti De Rosa
Laura Morino Teso
Saverio Moschillo
Umberto Occhipinti
Camillo Olivetti
Wilhelm Pabisch
Bruno Panigadi
Gianluca Papetti
Marco Pasetti
Antonello Passera
Paola Pelucchi
Nicoletta Pensotti
Daria Pesce
Anna Piccolo Brunelli
Fausto Pigini
Germana Polli
Marco Pollice
Sergio Pontoni
Massimo Ponzellini
Anna Porta
Isabella Pratesi
Gino Camillo Puliti
Titti Quaggia
Paolo Quattrocchi
Fanny Rattazzi
Gianna Ratti
Simonetta Ravizza
Giovanni Recordati
Hillary Recordati
Alessandro Rosso
Alberto Rusconi

Stefania Sabbadini Broggini
Antonella Salvatori Brusati
Elio Scarpini
Roberta Scavia Brusò
Giorgio Schön
Giuseppe Scorza
Vincenzo Silani
Elena Spagnol
Carla Spagnoli
Nicoletta Spagnoli
Claudio Stefanati
Giancarlo Sterza
Elisabetta Sturmann Zocchi
Rossella Taffa
Silvia Tagliaferri
Lidia Toresani Panigada
Ettore Tosi
Maurizio Traglio
Bruno Tronchetti Provera
Cristina Tronchetti Provera
Beatrice Trussardi
Marialuisa Trussardi
Francesca Valerio Invernizzi
Luca Vanoli
Clara Varoli Walter
Maria Alberta Viviani
Tiziana Volpes
Giampietro Zané

 

Due occasioni per Pavia

maggio 29, 2009

Nella splendida Villa Botta Adorno di Torre d’Isola (Pavia) l’Associazione della Proprietà Edilizia-Confedilizia della Provincia di Pavia e il Comitato Interprofessionale Edile per la Provincia di Pavia hanno organizzato martedì 26 maggio scorso un convegno per dibattere sul Piano di Governo del Territorio-PGT in fase di elaborazione ed Expo 2015: eventi che, come è stato sottolineato fin dal titolo “Due occasioni per Pavia”, rappresentano il futuro della città e del suo territorio.

Operatori economici, professionisti, associazioni imprenditoriali, cittadini e i candidati sindaci alla imminente consultazione elettorale per il nuovo Sindaco di Pavia che hanno riempito il salone della Villa, sono stati chiamati a confrontarsi dal Presidente dell’APE ing. Massimo Lardera che ha moderato i lavori cui sono giunti i saluti del presidente dell’Amministrazione provinciale e del commissario straordinario del Comune Laura Bianchi. 

E’ toccato all’avv. Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia, vicepresidente di Confedilizia e presidente della Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia, nello svolgere il saluto introduttivo, inquadrare la realtà sociale, economica e culturale del territorio in un’ottica di un auspicabile e possibile sviluppo. Ecco il testo.

 Veramente due grandi occasioni, per la città di Pavia, rappresentate dalla redazione del Piano di Governo del Territorio e dalla prospettiva dell’Expo 2015.

Due occasioni, due opportunità che devono agire in parallelo.

La prima permette di mettere a fuoco il ruolo della città. Come città storica, città d’arte, città del sapere, della scienza e della tecnologia, ma anche città al centro di una provincia dalla profonda tradizione agricola: in grado di coniugare i valori agricoli a quelli ambientali e turistici. Con un forte radicamento culturale  al territorio.

L’altra, come vetrina internazionale volta alla promozione del territorio, consente  l’innesto della realtà pavese in un contesto sinergico di valenza regionale, in vista di quella sfida internazionale che l’intero polo territoriale gravitante su Expo, sarà chiamato a giocare, in termini di concorrenzialità e di competitività.

E certamente il territorio pavese conquisterà uno spazio ed una funzione complementari di grande rilievo: solo che riesca a cogliere la giusta logica e ad assumere le opportune scelte.

 E d’altronde, il P.G.T., come strumento di pianificazione urbanistica estremamente flessibile, permetterà quel continuo adeguamento e aggiornamento delle scelte e degli obiettivi, che costituiscono la base di un processo decisionale efficace al fine del conseguimento del risultato.

L’altr’anno a Cernobbio, nel corso del meeting dell’economia tenuto dallo studio Ambrosetti, nell’ambito della sessione dal titolo “La città motore di crescita”, il business-guru Johnas Riddesträle appuntava la sua attenzione sul fatto che le città, per vincere la competizione internazionale che hanno di fronte, debbano essere i fattori di sogno, poli di immagine e di attrattività.

E per essere vincenti, non debbono tanto essere migliori, quanto, viceversa, diverse.

E’ la diversità, dunque, (che spicca ad esempio nel caso delle città storiche, delle città d’arte che non soffrono di alcuna concorrenza), la componente vincente.

Diversità, sirena del mondo esclamava il poeta.

 Pavia può giocare appieno questa carta.

Se prendiamo in esame le componenti su cui  basa la città, riscontriamo eccellenze in ogni ambito.

Considerando la comunità, vediamo che la società pavese si basa sui principi della tradizione solidaristica tipicamente lombarda (lavoro-operosità-religiosità ,intesa non tanto e non solo come fede, ma come coscienza dei valori – famiglia), ma con innesti della cultura piemontese, tradizionalista e riservata.

Quanto all’ambiente, abbiamo un classico esempio del dualismo evocato dalla teoria di John Ruskin tra natura allo stato brado e natura coltivata, costruita dall’uomo; che si fa dapprima paesaggio, poi paese ed infine città.  

Questa zona presenta infatti un territorio, una natura costruita, plasmata dall’uomo come vero e proprio giardino agricolo immerso nella storia.

Quanto all’aspetto della cultura, in città e nella provincia, si trovano opere artistico-storico-monumentali legate all’antichità della vita sul territorio ed una realtà di prim’ordine nei domini della medicina, delle scienze, della tecnologia, delle lettere e delle arti; come attesta l’avvocato Carlo Goldoni, che qui trascorse alcuni anni della sua giovinezza ospite del Collegio Ghislieri, nelle sue stupende pagine dei “Memoires”.

Una vera città universitaria (con ben 15 Collegi universitari cui si  accede selettivamente mediante concorsi), dotata di eccellenze  artistico-culturali, storico-artistiche ed ambientali che debbono portare a configurare una identità forte della città e del territorio pavese a livello internazionale.

Identità che non deve costituire un fattore di antagonismo,di contrapposizione e di separazione con la realtà milanese (come spesse volte è avvenuto nella storia); ma deve essere piuttosto un elemento di integrazione e di coesione sinergica.

Si sente dire, con sempre maggior frequenza, che l’Expo 2015 non deve esaurire i suoi effetti alla chiusura dei battenti del semestre espositivo (quel fatidico 31 ottobre 2015), che le opere strutturali realizzate non debbono rimanere come cattedrali nel deserto, inutilizzate e sterili.

Ebbene, io continuo a pensare che ci sono le condizioni perchè ciò non avvenga.

Per ottenere questo risultato occorre una risposta di sistema da parte del bacino territoriale che gravita su Expo.

Gli ambiti pavese, milanese, varesino-comasco, e brianteo  sono in grado di fare sistema in un preciso settore economico, quello del turismo: nel quale sussistono enormi potenzialità ancora inespresse, e dove non si è ancora sviluppata quella piena sinergia che è  condizione ineludibile per il comune,complessivo risultato.

Un grande polo turistico di eccellenza mondiale nel cuore della pianura padana. 

La necessaria sfida che porrà l’Expo sarà dunque quella della grande area del milanese, all’interno del più ampio contesto padano, che dovrà affermarsi quale polo turistico di prima categoria a livello planetario.

Questa sfida si vincerà solo sul piano della cultura, radicando al territorio una forte immagine culturale: in tal modo, la vasta regione milanese-pavese-lombarda può  diventare in campo turistico una regione-hub di prima grandezza a livello planetario.

Qualche giorno fa, nel corso di una cena in casa di comuni amici, ne discutevo con il prof. Roberto Schmid, per tanti anni Rettore dell’Ateneo pavese ed attualmente presidente del Comitato scientifico di Expo 2015.

E si pensava, proprio perchè la finalità di Expo è quella di promuovere il territorio, ad un progetto di eventi (coinvolgendo anche i castelli, di cui è ricca la provincia) e di investimenti anche in campo agricolo-tecnologico, in grado di dare slancio non solo al turismo, ma all’intera economia pavese.

Ed il binomio tecnologia-agricoltura potrebbe essere la chiave di volta di un meccanismo economico virtuoso, estremamente efficace nei campi dell’energia, dell’alimentazione, dell’ambiente.

Proprio una settimana fa si è tenuto a Mezzana Bigli un meeting internazionale su questo tema. Ma poi occorrerebbe anche la fiducia di privati che investissero in attrezzature alberghiere; perchè la città soffre di una scarsa ricettività alberghiera.

Per il rilancio di questo territorio in campo turistico, penso ad esempio  ad alcune idee che dovrebbero esser prese in considerazione.

Le storiche vie d’acqua, punto di forza di una suggestiva  attrazione turistica di questi luoghi. la cui percorribilità può esser riconseguita con opere abbastanza semplici: sostituendo ad esempio  i ponti a raso, con ponti che permettano il transito delle imbarcazioni.

Penso ad una sinergia con il Genovesato che può esser propiziata dal potenziamento della linea ferroviaria Pavia-Genova, realizzando il Terzo Valico, e dal quadruplicamento della tratta ferroviaria Como-Milano per collegarsi al sistema di attraversamento delle Alpi Alp-Transit.

Quanto al ruolo dei  proprietari, del mondo dei risparmiatori dell’edilizia, va considerato che essi  non rappresentano di certo un gruppo, una classe, un ceto sociale, ma costituiscono una parte, una categoria sociale trasversale alla società stessa (composta da professionisti, commercianti, imprenditori, industriali, artigiani, funzionari).

Essi seguono, assecondano, favoriscono ed in un certo senso orientano i processi urbani, in quanto concorrono in modo rilevante alla formazione della cultura (connotano l’orientamento culturale della città) dominante del proprio tempo ed a determinare i caratteri della città e del suo territorio.

Essi, inoltre, hanno assolto ad un altro compito sul piano sociale, in particolare in campo ambientale, soprattutto in questo momento storico.

La casa, l’immobile (nel quale i proprietari hanno investito, ma in cui anche vivono) infatti, resta uno dei pochi fattori territorializzanti nella vita moderna: in altri termini produce un radicamento terraneo, (così definito da Massimo Cacciari nella sua monografia “La città”) cioè un attaccamento al territorio.

L’interesse dei cittadini alla prosperità del territorio in un’epoca in cui stiamo assistendo a tutta una serie di fenomeni deterritorializzanti (quali i processi di ristrutturazione – innovazione tecnologica – terziarizzazione – finanziarizzazione – internazionalizzazione) e di delocalizzazione di attività e funzioni con abbandono del territorio, la casa continua a mantenere la sua funzione di presidio del territorio e di fattore di tutela ambientale.

P.G.T. ed Expo 2015 non possono dunque non trovare nella proprietà edilizia di Pavia un interlocutore interessato, collaborativo e propositivo,  dal punto di vista, non solo edilizio, ma anche e soprattutto culturale e morale.

 Riprendendo i lavori, Lardera e il presidente degli Architetti pavesi Marco Bosi hanno sottolineato come la possibilità di recepire gli stimoli provenienti da una così importante manifestazione internazionale attraverso uno strumento urbanistico che, per sua natura giuridica, prevede un’ampia partecipazione di tutte le forze economiche e sociali della città, deve essere utilizzata nel modo migliore.
 E’ seguito l’intervento di Piero Mossi, presidente della Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Pavia, incentrato sulla costituzione di un tavolo di lavoro assieme a Comuni e Provincia onde sottoporre progetti da realizzare in occasione di Expo. Tra questi l’aumento della capacità ricettiva del territorio (cui sono interessate, tra le altre, società spagnole e francesi) e di ristorazione a costi contenuti. In previsione anche una serie di eventi che vedono, al primo posto, temi di sviluppo alimentare (non dimentichiamo che il primo obiettivo di Expo è combattere la fame nel mondo) quali la coltivazione del riso e la rivalutazione di prodotti tipi del territorio, manifestazioni d’arte a Pavia e a Vigevano, la nuova facoltà universitaria di Enologia.

Iniziative che potranno dispiegarsi al meglio grazie al Piano di Governo del Territorio – come ha sottolineato l’avv. Bruno Bianchi, presidente della Fondazione “de Jure Publico” – che, illustrando la nuova cultura giuridica alla base della normativa, ha messo in rilievo la “rivoluzione” del PGT rispetto alle precedenti forme di governo del territorio. Che si può riassumere così: dall’imposizione del decisore alla partecipazione della collettività. Rispondendo al meglio alla domanda: si governa meglio per autorità o per consenso?, e chiudendo con una nota di cronaca: sugli oltre 1000 Comuni lombardi soltanto una settantina hanno finora adottato il nuovo strumento.

Di grande interesse infine le autopresentazioni dei candidati Sindaco e dei rispettivi programmi: Andrea Albergati, Irene Campari, Alessandro Cattaneo, Paolo Ferloni hanno fornito elementi per il dibattito pubblico: differenti le visioni, ma un unico obiettivo, il benessere di Pavia e del suo territorio.

“A Milano serve una svolta. Creiamo l’Expo dei cittadini” – articolo di Marco Vitale pubblicato sul Corriere della Sera il 25.5.09

maggio 26, 2009

«A Milano serve una svolta Creiamo l’ Expo dei cittadini»

L’ economista Vitale: il cardinale ha ragione, la città diventi esempio per il Paese

Spesso mi capita di parlare di Milano con amici e conoscenti di città del profondo Sud. Mi parlano delle tristezze, della violenza, della corruzione, della mancanza di professionalità, della iperpoliticizzazione dominanti nelle loro città. Poi aggiungono: certo che per voi a Milano è diverso ed è più facile vivere. Quando cerco di spiegare loro che da noi a Milano non è più molto diverso e che non è per niente facile vivere, colgo nei loro occhi un grande smarrimento, una enorme tristezza. Sembra che vogliano dire: ma se anche Milano viene meno come punto di riferimento, come testimonianza del buon vivere civile, che cosa ci resta? Dove riporre i nostri sogni, dove radicare la nostra speranza? Questo episodio mi è capitato tante volte, fino al punto che che ho imparato a non replicare più e a dire «sì, certo, a Milano è diverso», per lasciare indisturbato il loro sogno e magari sognare con loro una Milano che non c’ è più. Ma è sparita o si è solo inabissata come un fiume carsico? A questo mi fanno pensare le importanti parole del cardinale Tettamanzi nell’ intervista al Corriere e le sue domande evocano quella che anche Bonvesin de la Riva si pose nel 1288: «Ma se i milanesi possiedono veramente tutte le doti che tu esalti, come mai la loro virtù non vale a reprimere tante malvagità? Rispondo: perché spesso i malvagi hanno forze e poteri; perché spesso i figli delle tenebre nelle loro malvagie imprese sono più attivi e scaltri che non i figli della luce nelle loro opere buone…». Il bisogno di onestà Il Cardinale ha lanciato un monito fondamentale: Milano ha delle responsabilità di fronte al Paese; dunque noi tutti abbiamo delle responsabilità verso la città, il territorio e il Paese. Ma da dove incominciare? «Essere stati è condizione dell’ essere» dice Braudel. E allora incominciamo pure dalla storia di Milano, perché chi conosce la sua storia e, attraverso essa, i suoi caratteri più profondi, non può non amarla. Perché Milano, e noi con essa, ha bisogno soprattutto di amore. C’ è però una domanda centrale alla quale si deve dare una risposta: che cosa ostacola la riemersione della forza trainante di Milano? La città conserva potenti fasci di luce: come può non riprendere il ruolo che le compete una città in grado di attrarre tante intelligenze in ogni campo della società? Bisogna cambiare il terreno di gioco. Bisogna uscire dal recinto che ferisce l’ onestà e la professionalità. Bisogna far emergere le qualità migliori e lavorare per conservarle. E poi si deve essere vigili, per proteggerle dai «figli delle tenebre» indicati da Bonvesin. Senza confrontarci sul loro terreno di gioco, perché qui gli spiriti delle tenebre sono invincibili. Le cose da fare E allora, davanti al crollo di tante aspettative degli ultimi anni, cominciamo con un primo sommario elenco delle cose da fare. Milano ha un disperato bisogno di discutere della gestione del suo territorio metropolitano in una prospettiva strategica, in modo competente, onesto e non inquinato da interessi specifici. Avviamo un Forum cittadino, dove la città possa dibattere ciò, con onestà e competenza. Milano chiede che si parli seriamente dei contenuti dell’ Expo 2015: è piena di altissime competenze in materia. Ma finora si è parlato solo di stipendi, di metri quadrati degli uffici, di costosissime consulenze. E allora promuoviamo un gruppo di lavoro, articolato in varie sezioni, che dia voce alle migliori competenze cittadine. La città ha un enorme bisogno di un consiglio comunale dove sopravviva quel poco che resta della misera vita democratica cittadina. Ma per i «figli delle tenebre» il Consiglio comunale è un luogo ormai privo di qualsiasi sostanza e interesse, un luogo da irridere se non da offendere. E allora organizziamo una Consulta cittadina dove si dibattano pubblicamente i temi che dovrebbero essere oggetto di dibattito nel Consiglio comunale; insomma un Consiglio comunale pro-forma. Una nuova rappresentanza Bisogna dare voce a una rappresentanza nuova, a chi si sente escluso dalle trasformazioni della città. Milano invecchia, ma i giovani ci sono. Ci sono nel potente sistema universitario. E ci sono nei licei. Sono un capitale sociale importante: è giusto mettere i giovani al centro di un progetto che riguarda il futuro. Ed allora proponiamo alle autorità scolastiche di promuovere incontri nei licei per dibattere con i giovani quei temi della contemporaneità, della vita civica e di Milano, che i professori da soli non riescono a svolgere. Sarebbe un grande aiuto per la scuola e per noi. Moltiplichiamo gli incontri con i testimoni di coraggio, di onestà e professionalità, ed il clima cittadino nei rapporti tra scuola e città, tra anziani e giovani, cambierà in meglio, rapidamente. C’ è una riflessione, poi, che va fatta: troppo spesso gli immigrati non rispettano la città. Ma chi insegna loro a rispettarla? Chi spiega loro un po’ di storia e di struttura della città? Si può rispettare ciò che non si conosce? Milano ha sempre metabolizzato le diversità, trasformandole in un punto di forza. Ma era una città sicura di sé: deve tornare ad esserlo. Il rischio del razzismo È necessaria un’ azione di spietato, personalizzato monitoraggio sulle cose che non vanno, sui problemi concreti che non si risolvono mai. Anche questa è politica, perché quando i problemi non si risolvono mai, con l’ uso competente della scienza e della tecnica, l’ ambiente cittadino si incattivisce, la convivenza diventa più difficile, si diventa ostili l’ un l’ altro, si diventa razzisti. Milano risente da troppo tempo di un clima di sfiducia. Questo ci fa soffrire. Ma questa sofferenza oggi può diventare la nostra speranza. E un grande giornale può svolgere un ruolo importante, rispondendo così all’ appello del Cardinale. Milano deve ritrovare un nuovo civismo, rafforzare quello che già esiste e darsi obiettivi ambiziosi. Tutto ciò va inquadrato in una cornice concettuale solida: a noi non manca. Basta ricollegarci ai nostri veri grandi economisti, che non sono quelli che hanno studiato ad Harvard, ma quelli che si chiamano Pietro Verri, Cesare Beccaria, Pompeo Neri, Giandomenico Romagnosi, Carlo Cattaneo, quelli che hanno accompagnato Milano nel suo decollo e nel suo sviluppo, che hanno posto le basi della Milano contemporanea. Verri analizza e commenta la grande prosperità e forza di Milano prima del XVI secolo; poi analizza e commenta il grave declino che Milano subì nei 172 anni di dominazione spagnola. Nell’ analizzare le ragioni dell’ antica prosperità, Verri indica, accanto a ragioni legate alla posizione strategica per i grandi commerci, la certezza del diritto («la sicurezza dei beni fondata su buone e chiare leggi») e il rispetto della città verso le attività imprenditoriali (che allora si chiamavano: i commerci). E poi aggiunge due ragioni che rinviene negli antichi statuti di Milano del 1480. La prima è il divieto alle corporazioni di ergersi a corpi chiusi e separati, avvantaggiati o protetti da leggi e regolamenti. Tutto ciò per difendere la professionalità, il saper fare, rispetto all’ essere affiliati a qualche setta; dell’ essere in sostanza cittadini individualmente, e non per appartenenza a qualche partito o corporazione o cosca. La seconda, in una approssimata e semplificata traduzione, è la difesa della libertà di intraprendere «ogni mestiere, arte, professione o qualunque altra attività che non sia contraria alla legge municipale». La vera anima della città Come diverso sarà il periodo successivo del dominio spagnolo, fatto di corporazioni, di chiusure, di autorizzazioni, di divieti, di manomorte e di conseguente declino. Solo quando «l’ umile» Milano dell’ illuminismo avviò la stagione delle riforme, si tornò a vedere l’ anima vera della città. La Milano moderna di Cattaneo, la Milano contemporanea o, meglio, i suoi caratteri di città aperta, attiva, tollerante, capace di assorbire e metabolizzare persone e contributi provenienti da ogni dove, nasce lì, da quella grande stagione. Dove poggiano le radici più profonde di questa caratteristica di fondo che attraversa i secoli e scompare nei periodi bui e di oscurantismo, che certamente non mancano, per riemerge poi come un fiume carsico, è difficile dire. Per essere città aperta non è sufficiente giacere distesa nella grande pianura e ricevere chiunque arriva e da qualunque parte arrivi. È necessario accogliere chi arriva e, a poco a poco, integrarlo. Per far questo sono necessari un modello, una cultura, una identità, qualcosa da dire e la capacità di dare, ma anche di prendere. Milano in questo è sempre stata grande: da Leonardo da Vinci a Verdi, da Toscanini a Torelli Viollier, da Quasimodo a Montanelli, da Ambrogio a Montini. Nessuno di questi grandi uomini che hanno fatto grande Milano, era nato qui. Milano è diventata per loro (e per migliaia di altri) una seconda patria. L’ orgoglio di appartenenza non è una nostalgia da reduci: serve a riconoscersi in un luogo che non è solo un accumulo di mattoni. Da qui dobbiamo ricominciare, per trasformare l’ allarme Milano nella speranza Milano. marco.vitale@vitalenovello.it La frase Tettamanzi e la speranza Milano può e deve ritrovare la sua vocazione di capitale morale … Io dico che c’ è una speranza Milano che può contagiare il Paese intero. Ma questa speranza perché non ha visibilità? Perché non fa notizia? «Adottati» Leonardo Leonardo da Vinci nacque a Vinci nel 1452 e a Milano si trasferì nel 1482, dove trascorse il periodo più lungo della sua vita, quasi 20 anni Giuseppe Verdi Nato nel 1813 in provincia di Parma, il celebre compositore trascorse gli ultimi anni della sua vita a Milano, dove morì nel 1901 Arturo Toscanini Nato a Parma nel 1867 Toscanini diventò direttore del Teatro alla Scala di Milano nel 1898 dove rimase fino al 1908 per poi tornare negli anni Venti Papa Paolo VI Giovanni Battista Montini, prima di essere nominato Papa nel 1963 fu arcivescovo di Milano dal 1° novembre 1954 Indro Montanelli Fiorentino di origine, Indro Montanelli, classe 1909, trascorse gran parte della vita a Milano, dove si spense nel 2001 I temi Expo finora si è parlato solo di stipendi e di metri quadrati per uffici Consiglio Serve una Consulta cittadina dove dibattere pubblicamente Il futuro Milano discuta la gestione dei nuovi progetti

Vitale Marco

Relazione introduttiva del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici, al Convegno Confedilizia Pavia in data 26 maggio 2009

maggio 26, 2009

Veramente due grandi occasioni, per la città di Pavia.

Rappresentate dalla redazione del Piano di Governo del Territorio e dalla prospettiva dell’Expo 2015.

Due occasioni, due opportunità che devono agire in parallelo.

 La prima permette di mettere a fuoco il ruolo della città. Come città storica, città d’arte, città del sapere, della scienza e della tecnologia, ma anche città al centro di una provincia dalla profonda tradizione agricola:in grado di coniugare i valori agricoli a quelli ambientali e turistici. Con un forte radicamento culturale  al territorio.

L’altra, come vetrina internazionale volta alla promozione del territorio, consente  l’innesto della realtà pavese in un contesto sinergico di valenza regionale, in vista di quella sfida internazionale che l’intero polo territoriale gravitante su Expo, sarà chiamato a giocare, in termini di concorrenzialità e di competitività.

E certamente il territorio pavese conquisterà uno spazio ed una funzione complementari di grande rilievo: solo che riesca a cogliere la giusta logica e ad assumere le opportune scelte.

 E d’altronde, il P.G.T., come strumento di pianificazione urbanistica estremamente flessibile, permetterà quel continuo adeguamento e aggiornamento delle scelte e degli obiettivi, che costituiscono la base di un processo decisionale efficace al fine del conseguimento del risultato.

 L’altr’anno a Cernobbio, nel corso del meeting dell’economia tenuto dallo studio Ambrosetti, nell’ambito della sessione dal titolo “La città motore di crescita”, il business guru Johnas Riddesträle appuntava la sua attenzione sul fatto che le città, per vincere la competizione internazionale che hanno di fronte, debbano essere i fattori di sogno, poli di immagine e di attrattività.

  E per essere vincenti, non debbono tanto essere migliori, quanto, viceversa, diverse.

 E’ la diversità, dunque,  (che spicca ad esempio nel caso delle città storiche, delle città d’arte che non soffrono di alcuna concorrenza), la componente vincente.
Diversità, sirena del mondo esclamava il poeta.

Pavia può giocare appieno questa carta.

Se prendiamo in esame le componenti su cui  basa la città, riscontriamo eccellenze in ogni ambito. 

Considerando la comunità, vediamo che la società pavese si basa sui principi della tradizione solidaristica tipicamente lombarda (lavoro-operosità; religiosità, intesa non tanto e non solo come fede, ma come coscienza dei valori; famiglia), ma con innesti della cultura piemontese, tradizionalista, riservata e conservatrice.

 Quanto all’ambiente, abbiamo un classico esempio del dualismo evocato dalla teoria di John Ruskin tra natura allo stato brado e natura coltivata, costruita dall’uomo; che si fa dapprima paesaggio, poi paese ed infine città. 

 Questa zona presenta infatti un territorio,una natura costruita, plasmata dall’uomo come vero e proprio giardino agricolo immerso nella storia.

 Quanto all’aspetto della cultura, in città e nella provincia, si trovano opere artistico-storico-monumentali legate all’antichità della vita sul territorio ed una realtà di prim’ordine nei domini della medicina, delle scienze,della tecnologia, delle lettere e delle arti;come attesta l’avvocato Carlo Goldoni,che qui trascorse alcuni anni della sua giovinezza,ospite del Collegio Ghislieri, nelle sue stupende pagine dei “Memoires”.

 Una vera città universitaria (con ben 15 Collegi universitari cui si  accede selettivamente mediante concorsi), dotata di eccellenze  artistico – culturale, storico-artistiche ed ambientali che debbono portare a configurare una identità forte della città e del territorio pavese a livello internazionale. 

Identità che non deve costituire un fattore di antagonismo,di contrapposizione e di separazione con la realtà milanese (come spesse volte è avvenuto nella storia); ma deve essere piuttosto un elemento di integrazione e di coesione sinergica.

 Si sente dire, con sempre maggior frequenza, che l’Expo 2015 non deve esaurire i suoi effetti alla chiusura dei battenti del semestre espositivo – che le opere strutturali realizzate non debbono rimanere come cattedrali nel deserto, inutilizzate e sterili.

 Ebbene, io continuo a pensare che ci sono le condizioni perchè ciò non avvenga.

  Per ottenere questo risultato occorre una risposta di sistema da parte del bacino territoriale che gravita su Expo.

 Gli ambiti pavese, milanese, varesino-comasco, e brianteo  sono in grado di fare sistema in un preciso settore economico – quello del turismo: nel quale sussistono enormi potenzialità ancora inespresse, e dove non si è ancora sviluppata quella piena sinergia che è  condizione ineludibile per il comune, complessivo risultato.

 Un grande polo turistico di eccellenza mondiale nel cuore della pianura padana. 

 La necessaria sfida che l’Expo porrà sarà dunque quella della grande area del milanese, all’interno del più ampio contesto padano, che dovrà affermarsi quale polo turistico di prima categoria a livello planetario.

 Questa sfida si vincerà solo sul piano della cultura,radicando al territorio una forte immagine culturale:in tal modo,la vasta regione milanese-pavese- lombarda può diventare in campo turistico una regione-hub di prima grandezza a livello planetario.

 Qualche giorno fa, nel corso di una cena in casa di comuni amici, ne discutevo con il prof. Roberto Schmid, per tanti anni Rettore dell’Ateneo pavese, ed attualmente presidente del Comitato scientifico di Expo 2015.

  E si pensava, proprio perché la finalità di Expo è quella di promuovere il territorio, ad un progetto di eventi ( coinvolgendo anche i castelli, di cui è ricca la provincia) e di investimenti anche in campo agricolo-tecnologico, in grado di dare slancio non solo al turismo, ma all’intera economia pavese.

 Ed il binomio tecnologia-agricoltura potrebbe essere la chiave di volta di un meccanismo economico virtuoso,estremamente efficace nei campi dell’energia, dell’alimentazione, dell’ambiente.

 E proprio una settimana fa si è tenuto a Mezzana Bigli un meeting internazionale su questo tema.

 Ma poi occorrerebbe anche la fiducia di privati che investissero in attrezzature alberghiere; perché la città soffre di una scarsa ricettività alberghiera. 

Per il rilancio di questo territorio in campo turistico,penso ad esempio  ad alcune idee che dovrebbero esser prese in considerazione.

  Le storiche vie d’acqua,punto di forza di una suggestiva  attrazione turistica di questi luoghi.

La cui percorribilità può esser riconseguita con opere abbastanza semplici: sostituendo ad esempio  i ponti a raso, con ponti che permettano il transito dei barconi.

 Penso ad una sinergia con il Genovesato che può esser propiziata dal potenziamento della linea ferroviaria Pavia-Genova,realizzando il Terzo Valico. 

Quanto al ruolo dei  proprietari, del mondo dei risparmiatori dell’edilizia, va considerato che essi  non rappresentano di certo un gruppo, una classe, un ceto sociale, ma costituiscono una parte, una categoria sociale trasversale alla società stessa (composta da professionisti, commercianti, imprenditori, industriali, artigiani, funzionari).

Essi seguono, assecondano, favoriscono ed in un certo senso orientano i processi urbani, in quanto concorrono in modo rilevante alla formazione della cultura (connotano l’orientamento culturale della città) dominante del proprio tempo ed a determinare i caratteri della città e del suo territorio.

 Ma di certo, la loro funzione sociale non si limita a questo aspetto. I proprietari ed i risparmiatori del settore edilizio, con i loro investimenti, hanno permesso il formarsi della città ed il costituirsi di quel mix funzionale che, ancor oggi, è il fiore all’occhiello delle nostre città italiane.

 Senza il volano della locazione per l’abitazione e per le botteghe commerciali artigianali e spesse volte per molti edifici industriali, come avremmo potuto fronteggiare le emergenze abitativo/funzionali createsi nei due Dopoguerra, e come avremmo potuto permettere, nel nostro paese, quei processi di inurbamento che hanno condotto attraverso enormi migrazioni, a cambiare il volto delle nostre antiche città?

 Pavia offre un modello esemplare, paradigmatico di questo ruolo della nostra categoria.

 Perché qui i proprietari avvertirono tra i primi in Italia, la coscienza di quel ruolo di pubblico interesse, che la casa e l’investimento immobiliare erano chiamati a svolgere, nell’ambito non solo economico e culturale, ma anche sociale.

 Nacquero allora le prime Associazioni della nostra categoria, non solo per difendere interessi corporativi, con un ruolo tipicamente sindacale, ma per esprimere una posizione sociale e culturale che potesse esser di utilità nella vita pubblica.

 Nella storia sociale del nostro Paese esse segnarono il passaggio dall’Associazionismo filantropico, culturale o lusorio dell’epoca dei savants, e degli aristocratici, all’Associazionismo civile dell’epoca degli scienziati e del primitivo welfare in Germania: (le grandi riforme sociali di Bismarck alla fine dell’Ottocento) un associazionismo che aveva coscienza della funzione sociale anche sul piano culturale e in tale ottica diveniva gradatamente vivaio ove si formavano le nuove generazioni del personale politico nazionale.

 Così, in molti casi, gli esponenti delle nostre Associazioni erano chiamati a responsabilità politiche e di governo, ai vari livelli, locali e nazionali.

 Le associazioni della proprietà edilizia, fra le prime, diventarono dunque la base per la formazione e la selezione della classe dirigente economica e politica del Paese; cerniera tra il pubblico ed il privato, tra società e Stato.

Vorrei aggiungere che le nostre organizzazioni, (forse perché rappresentanti una categoria economica che concentra il proprio interesse in investimenti intimamente radicati sul territorio) non hanno mai perseguito interessi contrastanti con l’interesse del Paese.

 Anzi, spesso, la Proprietà edilizia è stata caricata di oneri di socialità impropri (quasi delle forme di tassazione indiretta: vincoli, blocchi, espropri, equo canone).

 Essa, inoltre, ha assolto ad un altro compito sul piano sociale, in particolare in campo ambientale, soprattutto in questo momento storico.

 La casa, l’immobile, infatti, restano uno dei pochi fattori territorializzanti nella vita moderna: in altri termini producono un radicamento terraneo, (così definito da Massimo Cacciari nella sua monografia “La città”) cioè un attaccamento al territorio.

 L’interesse dei cittadini alla prosperità del territorio in un’epoca in cui stiamo assistendo a tutta una serie di fenomeni deterritorializzanti (quali i processi di ristrutturazione – innovazione tecnologica – terziarizzazione – finanziarizzazione – internazionalizzazione) e di delocalizzazione di attività e funzioni con abbandono del territorio, la casa continua a mantenere la sua funzione di presidio del territorio e di fattore di tutela ambientale.

  P.G.T. ed Expo 2015 non possono dunque non trovare nella proprietà edilizia di Pavia un interlocutore interessato, collaborativo e propositivo,  dal punto di vista, non solo edilizio, ma anche e soprattutto culturale e morale.

www.assoedilizia.com

ASPESI all’Expo Italia Real Estate

maggio 25, 2009

ASPESI
Saremo presenti all’E.I.R.E., l’evento internazionale del real estate italiano, nel Padiglione 2 Stand P38 di Fiera Milano/Rho dal 9 al 12 giugno prossimi.
EVENTO ASPESI
Presentazione della ricerca
“DINAMICA DEL SETTORE IMMOBILIARE–COSTRUTTIVO E RIPRESA DEL PIL: IL CASO ITALIANO”
a cura del Centro Studi Immobiliari Aspesi
Mercoledì 10 giugno 2009 alle ore 14.45 all’EIRE, presso la nuova Fiera di Milano/Rho
Brown Conference Room

La gravissima crisi economica mondiale in corso suscita, sia negli esperti che nell’”uomo della strada”, il ricorrente quesito sui tempi e i modi della sua fine e dell’inizio della ripresa. E’ ben nota la valenza anticongiunturale del settore immobiliare-costruttivo (ad alta intensità di occupazione e a basso tasso di importazioni). In particolare nel nostro Paese ogni fase critica ha visto storicamente un ruolo essenziale del nostro settore fino al 2005, anno in cui il + 6% dell’edilizia compensò la caduta dell’industria manifatturiera e dei servizi, evitando che l’Italia fosse dichiarata tecnicamente in recessione dalla UE quando il resto del mondo stava crescendo
e in certi casi anche a ritmi sostenuti.
Questa interrelazione tra ciclo edilizio-immobiliare e ciclo economico generale ha suscitato l’attenzione dell’ASPESI che ha ricordato un importante studio sul tema del compianto Prof. Mario Talamona. Il nostro Centro Studi Immobiliari è stato, quindi, incaricato di sviluppare una ricerca sul rapporto tra disponibilità finanziaria, mercato immobiliare e crescita del Pil.
Di seguito il panel del convegno, organizzato con la collaborazione del Gruppo Zurich:

ore 14.30 Welcome coffee e registrazione dei presenti

ore 14.45 Presentazione della ricerca a cura del Prof. Carlo A. Ricciardi, Ordinario di Economia Politica della Facoltà di Scienze della
Comunicazione dell’Università IULM

Intervento di approfondimenti metodologici del Prof. Giuseppe Boari, Ordinario di Statistica della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Tavola Rotonda:

Coordina: Evelina Marchesini, giornalista del Sole 24 Ore, responsabile Mondo Immobiliare e Casa&Case
Fabio Casiroli (Docente del Politecnico di Milano), Achille Colombo Clerici (Presidente Assoedilizia), Pier Luigi Mantini (Deputato), Ambrogio Prezioso (Presidente Consulta Ance-Aspesi e Associazione Costruttori di Napoli), Giorgio Stracquadanio (Deputato), Manfredi
Rosso (Chief Investment Officer Gruppo Zurich Italia).

Conclusioni del Seminario: Federico Filippo Oriana, Presidente ASPESI e Coordinatore Forum Interassociativo Real Estate
Ricordiamo che per accedere alla Sala è necessario essere accreditati ad EIRE. Di seguito modalità e costi di iscrizione.

INGRESSI DI FAVORE PER I SOCI ASPESI
Ai Soci Aspesi accreditati verrà consentita la riduzione dei biglietti di ingresso (validi per le quattro giornate) al prezzo scontato di € 204,00 in luogo del prezzo al pubblico di € 306,00.
Per ottenere tale trattamento occorre presentare all’ingresso l’attestazione nominativa dell’Associazione, che verrà da noi inviata a chi ne farà richiesta entro lunedì 8 giugno. La condizione non consente la registrazione online: pertanto, per usufuire dell’agevolazione, bisognerà accreditarsi sul posto presso la reception dedicata agli operatori non registrati web.

Politicamente non corretta la posizione dei Commercialisti contrari alla cedolare secca sugli affitti – CON IL 20% DI TASSA, PIU’ CASE IN LOCAZIONE – Comunicato stampa Assoedilizia

maggio 25, 2009

Recupero evasione fiscale nel settore E MAGGIORI ENTRATE FISCALI  per stato ed enti locali (Ici, Iva, Ires ed oneri sociali)
Bilancio fiscale complessivamente positivo
 Nessuna denuncia dei redditi per i pensionati che affittano.

 Milano,

 – Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici:

  “ La posizione dei Commercialisti italiani contraria all’adozione della cedolare secca per gli affitti, nei termini in cui è esposta sui mezzi di comunicazione, è politicamente non corretta. 

A fronte di misure agevolative e fiscali concesse ad una categoria per determinati rapporti economici, o si prova che esse sono sconvenienti dal punto di vista socio-economico, oppure non è corretto chiederne la non adozione sulla base del semplice fatto che la categoria rappresentata dall’esponente non ne è interessata.

 Quando vennero introdotti gli incentivi fiscali (regime tributario agevolativo) per le SIIQ, Assoedilizia non si permise di chiederne la revoca, ma si limitò ad auspicare che le stesse misure fossero estese anche alle società di gestione immobiliare.

 Dal punto di vista sostanziale, la cedolare secca sui canoni di locazione (reddito derivante da un vero e proprio investimento economico di risparmio) permette un trattamento fiscale oggettivo e non soggettivo; legato cioè alle condizioni reddituali del contribuente.

 Quanto al presunto vuoto fiscale derivante dall’introduzione della cennata misura, occorre considerare che la questione è assai più complessa di quanto non sia emerso in alcuni conteggi di stampa.

 Infatti, senza dire del  recupero dell’evasione fiscale nel settore,se, a seguito dell’incentivazione dell’investimento in abitazioni in locazione,si sposta l’attuale rapporto 73/19% tra abitazioni in proprietà (utilizzate a titolo di abitazione principale) e abitazioni in locazione, in prospettiva queste ultime finirebbero per aumentare consistentemente il gettito ICI a favore dei Comuni.

 Inoltre,  promuovere l’investimento in immobili destinati alla locazione, oltre ad un effetto indubbiamente positivo sul piano sociale (mobilità abitativa – maggiore e più conveniente offerta in locazione – blocco della emorragia delle dismissioni di immobili) innesca un processo economico-produttivo virtuoso, producendo nell’immediato l’incremento dei gettiti IVA e IRES (costruttori), nonché dei posti di lavoro; con conseguente aumento del gettito degli oneri sociali e della capacità di spese di molte famiglie.

Tra l’altro, punire l’investimento in locazione con conseguente freno all’espansione della nuova produzione edilizia, mentre ci  si preoccupa di varare il piano casa per il rilancio dell’attivita edilizia stessa, sarebbe un controsenso nella politica governativa: e finirebbe per favorire un bisogno nuovo (ampliamenti), sacrificando un bisogno pregresso (la forte domanda in locazione)”

 

Assoedilizia rileva inoltre che, sulla base della attuale normativa fiscale,  si potrebbe ritenere che, in caso entrata in vigore per i canoni di locazione della tassazione con il sistema della ritenuta a titolo di imposta ( cedolare secca ) ,venga meno l’obbligo di presentare la denuncia dei redditi per coloro (persone fisiche)  che oltre agli affitti,non percepiscano altri redditi ad esempio  da lavoro, o godano solo di pensione.

www.assoedilizia.com