“I nomi che hanno fatto grande Milano” – Articolo pubblicato su “Lusso” febbraio/marzo 2009

di Benito Sicchiero

Probabilmente nessuna città d’Italia è (è stata?) città aperta come Milano. Capace di formare e accogliere nuova aristocrazia dell’industria, del commercio, delle professioni.
D’altronde come spiegare altrimenti il fatto che essa è diventata la locomotiva economica ed innovativa del Paese, la sola capace di reggere il confronto con le città simbolo dell’Europa?
Quando Napoleone fece costruire a tempo di record la strada del Sempione “pour faire passer les canons” e quando il milanese senatore Jacini fece realizzare il traforo ferroviario del Gottardo vincendo le resistenze di chi temeva l’invasione (allora) dal nord, Milano, la Lombardia e l’Italia tutta non videro arrivare né cannoni né turbe di protestanti e di industriali rapaci. Giunsero nuove idee, capitali, modernità: i Falck dall’Alsazia, i Toeplitz (Banca Commerciale) dalla Germania, Ginori e Hoepli dalla Svizzera. L’apertura di Milano al progresso scientifico e tecnologico nell’Italia ottocentesca ancora largamente rurale e oscurantista ne garantì il primato che mantiene tutt’ora, seppure sotto altre forme.
La grande borghesia imprenditoriale piantava radici nel fertile terreno dissodato nei secoli precedenti dall’aristocrazia dei Visconti, spietati e sanguinari ma che resero Milano grande e protagonista dell’Umanesimo chiamando artisti, Giotto tra tutti, e scienziati; di Francesco Sforza, protagonista di quella sottile arte delle alleanze, politiche e finanziarie – una specialità non sempre avveduta dei milanesi – cui si deve tra l’altro il primo moderno ospedale del mondo (la Cà Granda);  di Lodovico il Moro che fece di Milano l’Atene d’Italia chiamando Leonardo (e finì in rovina, giungendo a vendere persino le mura della città per saldare i debiti); dei Borromeo che arginarono per secoli la vincente influenza calvinista nel centro Europa.
Nei secoli successivi compaiono altre grandi famiglie che continuano a plasmare la città e la regione nelle arti, nella politica, nell’economia: i Melzi d’Eril, che contribuirono all’affermarsi dell’idea dell’unità nazionale; i Belgiojoso, con grandi contributi all’architettura (Torre Velasca), alla democrazia (Ludovico, esponente della Resistenza, deportato ad Auschwitz);  i Caproni che, con l’aviazione, portarono Milano al vertice della tecnologia mondiale (vendettero aerei pure agli americani). E poi i Pirelli, i Crespi, i Breda, i Moratti, Mondadori, Rizzoli, Salmoiraghi. 
Di generazione in generazione – come si evince dal lussuoso volume “Milano Le grandi famiglie Nobiltà e borghesia” edizioni Celip –  si tramandano valori “di laboriosa allegrezza, di dura e talora opaca disciplina, la legittima brama del guadagno, del benessere, una solidità cordiale e civile” (Carlo Emilio Gadda). Certo, ad aristocrazia ed alta borghesia si possono legittimamente imputare albagie, sfarzi, eccentricità e durezze. Ma queste famiglie si sono distinte per il rispetto del risultato, per l’adesione ad un codice etico condiviso, per la predisposizione a una instancabile mobilità sociale, una autentica civiltà che così si esprimeva: se non si dà, non si è classe dirigente. In salute, assistenza, istruzione e formazione. “Qui – osservava Carlo Cattaneo – il povero riceve una più generosa parte di soccorsi che altrove”. Siamo a metà dell’Ottocento, quando Milano si paragonava a New York. E’ la capitale morale, il centro più moderno ed evoluto del Paese. Le grandi famiglie si occupano di cose che ritengono fondamentali: il lavoro, l’economia, i giornali, la cultura … La politica è vista come una scienza inferiore, come qualcosa di meno nobile che si può lasciare a Roma o a Torino. Un atteggiamento di superiorità che passa dalla nobiltà risorgimentale alla borghesia milanese, e che si rivelerà disastroso.
La sfida è, oggi, adeguare la tradizione alle mutate condizioni.  Sulle grandi famiglie deluse dal prorompere dei disvalori, spesso d’importazione, continua  a gravare una grande responsabilità morale: continuare a diffondere una coscienza civile, sociale, culturale. Altrimenti Milano sarà semplicemente, poveramente, ricca.

IL RUOLO DI ASSOEDILIZIA NEL RIDARE VOCE E VISIBILITA’ ALLE FAMIGLIE PATRIZIE E ALL’ALTA BORGHESIA

A Milano l’aristocrazia e l’alta borghesia, a differenza di quanto avviene in altre città dove si ritrovano in circoli esclusivi e in salotti riservati,  hanno una voce pubblica e autorevole: Assoedilizia. Nella giansenista capitale economica del Paese i blasonati proprietari terrieri dei secoli precedenti diventati proprietari immobiliari ed i più recenti esponenti dell’alta borghesia imprenditoriale, anch’ essi investitori nel mattone, si sono riuniti (1884) nella Associazione dei Proprietari di Case: rispondendo così, in maniera dinamica, all’esigenza di organizzazione, in forme nuove, degli interessi sociali ed economici. 

Da allora l’associazione, che negli anni ha cambiato nome, ha svolto un ruolo di tutela della tradizione e della continuità avendo bene al centro la famiglia e i suoi valori: in primis laboriosità e risparmio, ma anche solidarietà e capacità di innovarsi: la milanesità  in una parola. Valori, che hanno consentito la ripresa dopo la catastrofe bellica e le grandi trasformazioni socio-economiche, di cui Assoedilizia costituisce uno dei più visibili punti di collegamento con il territorio e con le forze di governo che  si susseguono nel tempo.

Anche se nei palazzi delle grandi famiglie si è fatta la storia di Milano e spesso d’Italia (qui, per citare, sono nati l’associazionismo e il sindacalismo cattolici e socialisti, il fascismo, ma pure la liberazione)  aristocratici ed altoborghesi privilegiavano l’understatement ed il low profile. Una incongruenza anacronistica nell’era della comunicazione come portato della civilta’ dell’immagine. Diventato presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, esponente del milieu, si è reso conto che quanto gelosamente difeso e tramandato rischiava di essere travolto da altri e meno nobili valori supportati dalla grancassa massmediatica. Il suo impegno si è tradotto nel far conquistare ad Assoedilizia una influenza e una visibilità mai prima registrate.

Oggi è la più rappresentativa e la più radicata nel territorio fra le organizzazioni dei proprietari di casa.  Coordina la Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia, presente in tutti i capoluoghi di provincia e nelle città principali con 26 tra associazioni locali e delegazioni. Solo a Milano conta 8.500 associati tra cui 1.200 investitori istituzionali nell’immobile – banche, compagnie di assicurazione, enti, società immobiliari – e 2.700 amministratori di condominio. Rappresenta oltre 100.000 famiglie ed estende la sua influenza a larghe fasce della popolazione lombarda.

Nel direttivo siedono alcuni dei nomi più rappresentativi dell’alta borghesia e del patriziato lombardi. 

Assiste il piccolo proprietario, come la grande società immobiliare in ogni problematica che riguarda l’abitazione e l’immobile in generale,  e interviene  sui temi che riguardano  l’attuazione di una efficiente politica della casa e dell’investimento edilizio.  Ma – questo è il suo valore aggiunto – la sua funzione va al di là dei confini degli stretti interessi del settore. Convinta che vivere, ed abitare meglio significhino migliorare e valorizzare l’ambiente che ci ospita, Assoedilizia si impegna nella protezione e nella tutela del territorio attraverso il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio, avendo quali obiettivi il decoro della città, lo sviluppo delle infrastrutture, la   sicurezza della casa e nella casa e nella citta’. Essa opera in stretto contatto e collaborazione (critica ove occorra) con Parlamento, Governo,  Regione, Comuni, Province, enti , organizzazioni, istituzioni private e pubbliche anche attraverso convegni, conferenze stampa, studi e ricerche, interventi legislativi, comunicati stampa, rubriche radiotelevisive, ecc,.

Assoedilizia ha patrocinato la nascita dell’associazione Amici di Milano che raccoglie una buona rappresentanza del milieu aristocratico-borghese, culturale, professionale e imprenditoriale. Tra le iniziative di Amici di Milano, il Premio internazionale-targa d’argento del Presidente della Repubblica, per i giovani milanesi emergenti.

  

Achille Lineo Colombo Clerici

Achille Lineo  Colombo Clerici, avvocato,  è nato a Milano nel 1941.  E’ sposato, due figlie.

E’ impegnato nella vita associativa ricoprendo, tra altre, le cariche di Presidente di Assoedilizia-Associazione della proprietà edilizia,  Presidente della Federazione lombarda della proprietà edilizia, Vicepresidente di Confedilizia, dell’Ucid-Unione cristiana imprenditori e dirigenti di Milano e della Federazione della Proprietà Fondiaria; è fondatore e membro di giunta della Fondazione Carlo Cattaneo di Lugano, vice presidente della Fondazione culturale Vittorino Colombo, presidente dell’associazione Amici di Milano e dell’associazione Amici dei Grandi Alberghi. Molti gli incarichi ricoperti in precedenza, tra cui quello di  componente del Commissariato del Governo per il Controllo della Regione Lombardia e di consigliere della Diocesi di Milano.

Consulente della Regione Lombardia e del Comune di Milano.

La profonda conoscenza di Milano, la rappresentanza delle famiglie storiche che hanno edificato e fatto grande e prospera la città, l’ impegno nel sociale e la notevole cultura gli consentono a buon diritto di affrontare, con conoscenza di causa, i temi legati ai molteplici aspetti della città e dell’ambiente e del territorio.

 

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