Archivio per novembre 2008

“Perché proporre una nuova tassa” – Articolo di Innocenzo Cipolletta pubblicato su Il Sole 24 Ore del 18.11.08

novembre 25, 2008

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Disegno di legge delega sul federalismo fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 ottobre 2008

novembre 19, 2008

 

SINTESI DEL PROVVEDIMENTO

 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva un disegno di legge in materia di federalismo fiscale sui cui principi è stato acquisito il parere positivo della Conferenza Unificata.

Il disegno di legge reca una delega per dare attuazione all’art. 119 Cost., come modificato nel 2001 dalla riforma del Titolo V della parte seconda dellaCostituzione, con cui è stata in particolare stabilita l’autonomia di entrata e di spesa

di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, con l’attribuzione a tali enti di tributi propri e di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio, oltre ad un fondo perequativo statale, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Con l’attuazione dell’art. 119 dovrebbe essere superato il sistema di finanza regionale e locale ancora improntato a meccanismi di trasferimento, in cui le risorse finanziarie di Regioni ed enti locali non sono stabilite e raccolte dagli enti che erogano i servizi ma derivano loro, in misura significativa, dallo Stato. In questo modo tuttavia il sistema di finanza derivata non favorisce la responsabilizzazione degli amministratori né il controllo dei cittadini.

Inoltre, i trasferimenti si sono spesso realizzati sulla base della spesa storica: è mancato qualsiasi meccanismo premiante o qualsiasi incentivo all’efficienza.

Di conseguenza sono venuti a mancare alcuni elementi essenziali per un armonico funzionamento del sistema secondo l’art. 119 Cost.:

⇒ la responsabilizzazione dei centri di spesa;

⇒ la trasparenza dei meccanismi finanziari;

⇒ il controllo democratico dei cittadini nei confronti degli eletti e dei propri

amministratori pubblici.

I punti principali del disegno di legge sul federalismo fiscale sono iseguenti.

Nessun aggravio per i cittadini. Il passaggio al nuovo sistema non può produrre aggravi del carico fiscale nei confronti dei cittadini: alla maggiore autonomia impositiva di Regioni ed enti locali corrisponderà una riduzione dell’imposizione statale. La pressione fiscale complessiva dovrà anzi ridursi e ad ogni trasferimento di funzioni dallo Stato alle autonomie dovranno corrispondere trasferimenti di personale, in modo da evitare duplicazioni di funzioni o costi aggiuntivi.

Autonomia impositiva. Finisce il sistema di finanza derivata, sulla base della spesa storica, e si passerà gradualmente all’autonomia impositiva ed al criterio dei costi standard: in luogo del finanziamento della spesa storica, che può consentire anche sprechi o inefficienze, si farà riferimento ai costi corrispondenti ad una media buona amministrazione (costi standard).

Viene prevista un’effettiva autonomia di entrata e di spesa di Regioni ed enti locali. Ci saranno quindi tributi di cui le amministrazioni regionali e locali potranno determinare autonomamente i contenuti, nella cornice e nei limiti fissati

dalle leggi. I tributi dovranno garantire flessibilità, manovrabilità e territorialità; le amministrazioni più efficienti, che sanno contenere i costi a parità di servizi, potranno così ridurre i propri tributi.

– Le Regioni disporranno, per il finanziamento delle spese connesse ai livelli essenziali delle prestazioni (in specie: sanità, istruzione, assistenza e in modo analogo trasporto pubblico locale), di: tributi regionali da individuare in base al principio di correlazione tra il tipo di tributo ed il servizio erogato; di una aliquota o addizionale IRPEF; della compartecipazione regionale all’IVA; di quote specifiche del fondo perequativo. In via transitoria, le spese saranno finanziate anche con il gettito dell’IRAP fino alla data della sua sostituzione con altri tributi. Per

le altre spese le Regioni disporranno di tributi propri;

– i Comuni disporranno di tributi propri derivanti da tributi già erariali. In particolare, per le funzioni fondamentali disporranno della compartecipazione e dell’addizionale all’IRPEF. Disporranno anche di tributi di scopo legati ad esempio ai flussi turistici o alla mobilità urbana;

–  le Province disporranno di tributi propri e di tributi di scopo; inparticolare, le funzioni fondamentali saranno finanziate da unacompartecipazione all’IRPEF.

Perequazione. Nel quadro del superamento del criterio della spesa storica, si farà riferimento ai costi standard; sarà assicurata l’integrale perequazione per gli enti con minore capacità fiscale per abitante, per le spese riconducibili ai livelli essenziali, per le Regioni, ed alle funzioni fondamentali, per gli enti locali.

Il fondo perequativo per i livelli essenziali delle prestazioni sarà alimentato, per le Regioni, dalla compartecipazione all’IVA; per le altre spese dall’addizionale regionale all’IRPEF.

La perequazione ridurrà le differenze delle capacità fiscali senza alterarne l’ordine e senza impedirne la modifica nel tempo secondo l’evoluzione del quadro economico. Le Regioni potranno ridefinire la perequazione degli enti

locali fissata dallo Stato, d’intesa con gli stessi enti.

Garanzie per gli enti locali. I tributi degli enti locali saranno stabiliti dallo Stato o dalla Regione, in quanto titolari del potere legislativo, con garanzia di un significativo margine di flessibilità e nel rispetto dell’autonomia propria dell’ente

locale. Gli enti locali disporranno di compartecipazioni al gettito di tributi erariali

e regionali, a garanzia della stabilità dell’ente.

Città metropolitane e Roma capitale. Sono previste specifiche disposizioni per le aree metropolitane, la cui autonomia di entrata e di spesa dovrà essere commisurata alla complessità delle più ampie funzioni.

Con specifico decreto legislativo sarà disciplinata l’attribuzione delle risorse alla città di Roma, conseguenti al ruolo di capitale della Repubblica. Sarà inoltre disciplinata l’attribuzione a Roma di un proprio patrimonio.

Coordinamento dei diversi livelli di governo. Dovrà essere garantita la trasparenza delle diverse capacità fiscali per abitante prima e dopo la perequazione, in modo da rendere evidente i diversi flussi finanziari tra gli enti; è stabilito il concorso all’osservanza del patto di stabilità per ciascuna Regione e ciascun ente locale nonché l’introduzione a favore degli enti più virtuosi e meno virtuosi di un sistema rispettivamente premiante e sanzionatorio.

Attuazione degli artt. 119, quinto e sesto comma, Cost. E’ prevista una specifica disciplina per l’attribuzione di risorse aggiuntive ed interventi speciali in favore di determinati enti locali e Regioni: gli interventi sono finanziati con

contributi speciali dal bilancio dello Stato, con i finanziamenti dell’Unione europea e con i cofinanziamenti nazionali. E’ prevista anche la possibilità di forme di fiscalità di sviluppo.

Viene data inoltre attuazione al sesto comma dell’art. 119 Cost. sul trasferimento di beni dallo Stato al patrimonio di Regioni ed enti locali.

Sedi di coordinamento. Si prevede per la prima fase attuativa l’istituzione di una Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, della quale faranno parte i rappresentanti dei diversi livelli istituzionali. La Commissione dovrà raccogliere ed elaborare i dati in vista della predisposizione dei decreti legislativi da parte del Governo, in un quadro di complessiva collaborazione e condivisione tra Stato, Regioni ed enti locali.

Sull’esempio di importanti paesi europei di ispirazione federale (Spagna, Germania) si prevede poi l’istituzione di una cabina di regia (denominata “Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica”), quale sede condivisa tra tutti gli attori istituzionali coinvolti, con funzioni di verifica del funzionamento del nuovo sistema a regime e del corretto utilizzo del fondo perequativo.

Regioni speciali. I decreti di attuazione dei rispettivi statuti dovranno assicurare il concorso delle Regioni speciali al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà ed all’esercizio dei diritti e doveri da essi derivanti.

Specifiche modalità saranno individuate per le Regioni a statuto speciale i cui livelli di reddito pro-capite siano inferiori alla media nazionale.

 

Fase transitoria. Saranno garantite:

– la gradualità del passaggio, in modo non traumatico, dal vecchio sistema

basato sulla spesa storica al nuovo sistema fondato sul criterio dei costi

standard;

– la sostenibilità del passaggio da parte di tutti i soggetti istituzionali;

– la congruità delle risorse a disposizione di ogni livello di governo.

Salvaguardia. L’attuazione della legge deve essere compatibile con gli impegni finanziari assunti con il patto europeo di stabilità e crescita. Le maggiori risorse finanziarie rese disponibili a seguito della riduzione delle spese determineranno una riduzione della pressione fiscale dei diversi livelli di governo.

 

Il testo integrale del provvedimento è visionabile sul sito: http://www.governo.it/governoinforma/dossier/federalismo_fiscale/index.html

 

Presentazione della ristampa del volume “Suez e San Gottardo” di Bruno Caizzi

novembre 18, 2008

27 novembre 2008

presso Assoedilizia

Via Meravigli 3 Milano

ore 10.30

 

Presentazione della ristampa del volume

Suez e San Gottardo

di Bruno Caizzi

a cura di C. G. Lacaita

Giampiero Casagrande Editore

 

Partecipano

Achille Lineo Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia

Evelyne Stampfli, Console Generale Aggiunto di Svizzera a Milano

Monica Duca Widmer, deputata al Gran Consiglio del Canton Ticino

Roberto Romano, Centro interdipartimentale di Storia della Svizzera, Università degli Studi di Milano

Carlo G. Lacaita, Università degli Studi di Milano

Remigio Ratti, Università della Svizzera Italiana – Università di Friburgo

 

Sarà presente l’Editore

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www.assoedilizia.com

 

 

 

 

 

Intervento dell’Ing. Scaroni all’ENI: “Kyoto, l’Unione Europea e le sfide dell’energia, del clima e dell’ambiente”

novembre 14, 2008

 

Buongiorno a tutti,  

Il tema di oggi è quanto mai d’attualità. Da qualche giorno infatti divampa la polemica sull’opportunità o meglio sulla necessità di ripensare le nostre scelte sul Protocollo di Kyoto. Tutta l’Europa, dal Financial Times a Le Monde si interroga sul perché della presa di posizione del Ministro Scajola e del Ministro Prestigiacomo.
Vi dico subito che penso che abbiano ragione. Hanno avuto il coraggio politico di dire quanto tutti un po’ pensano, come nella favola del re nudo, e cioè che l’adozione del protocollo, così come prospettata dall’Unione Europea, è una pura follia.  
Semmai il nostro torto è di non averlo detto prima. Ben quattro ministri dell’ambiente hanno avuto l’occasione di evidenziare i due limiti fatali di Kyoto.
·     Il primo è che Kyoto è profondamente inutile: un esercizio assimilabile a voler svuotare l’oceano con un secchiello.  
 Kyoto è inutile poiché ad un problema globale come il cambiamento del clima risponde con un progetto che – contrariamente alle intenzioni originali – globale non è.
Gli Stati Uniti, ad esempio, che pesano da soli per il 22% delle emissioni globali, non l’hanno mai ratificato.
E l’accordo non coinvolge nemmeno i paesi in via di sviluppo, che hanno aumentato le emissioni del 90% dal 1990 ad oggi e che ora pesano per circa il 40% delle emissioni globali.
Imporre vincoli restrittivi solo in pochi paesi – quando il mondo diventa ogni giorno più globale – crea seri rischi di delocalizzazione di industrie emissions-intensive in aree del globo senza vincoli. Con il risultato che le emissioni globali di CO2 restano invariate, e che i paesi che si autoimpongono questi vincoli perdono in termini di competitività.
Inoltre – anche se immaginassimo che le industrie non si spostassero – le riduzioni che costano così tanta fatica all’europa sono pressochè irrilevanti su scala globale.
Basti pensare che l’Europa pesa per il 15% delle emissioni globali di CO2. Ne consegue che un taglio del 20% delle emissioni europee equivale ad una riduzione delle emissioni globali di circa il 3%.
O, per metterla in un altro modo, tutti gli sforzi che farà l’Europa da qui al 2020 porteranno ad una riduzione delle emissioni pari ad un ottavo dell’incremento nelle emissioni di sola cina nello stesso periodo.

·     Kyoto non è solo inutile: è anche ingiusto.

Non solo perché penalizza l’europa rispetto al resto del mondo, Stati Uniti, Cina e India in primis. Ma anche perché all’interno dell’Unione Europea si richiedono sforzi molto diversi. Infatti, l’accordo tra i paesi Europei per suddividere l’impegno di Kyoto (il burden sharing agreement del 1998) ha fissato per ognuno degli obiettivi di riduzione rispetto alla situazione nel 1990.
Questo vuol dire che i paesi che nel 1990 erano meno efficienti – ad esempio la Germania, che all’epoca aveva emissioni pro-capite di 15,5 tonnellate di CO2 equivalente –  possono raggiungere i loro target senza troppa fatica. Paesi come l’Italia, invece, che già nel 1990 erano virtuosi, con emissioni pro-capite di 9,2 tonnellate di CO2 equivalente, oggi devono fare enormi sforzi per conseguire i propri target di riduzione. 
A quest’ingiustizia si potrebbe passar sopra se gli sforzi compiuti dall’Europa nel suo insieme portassero  reali benefici a livello globale. Ma purtroppo non è così.
Su questo tema, l’Unione Europea non solo ha errato. Ha anche perseverato, con il programma 20-20-20 al 2020, che oltre ad essere inutile e ingiusto è anche velleitario e scriteriato.
Velleitario perché gli obiettivi contenuti nel programma sono chiaramente dettati da un’esigenza comunicativa, non da un’analisi di quello che occorre e che possiamo fare.  
Infatti, traducendo in numeri assoluti queste percentuali ci si rende conto ch e un taglio delle emissioni del 20% nel 2020 rispetto richiederebbe una riduzione di 1,2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, che significherebbe la chiusura dell’intero parco termoelettrico europeo.
E in comune con il resto dei nostri sforzi in tema, non servirebbe nemmeno a molto. Vi basti pensare un’eventuale riduzione del 20% dei gas serra al 2020 verrebbe vanificata da 51 giorni di normale attività dell’industria cinese.
E che dire del target di raggiungere il 20% di rinnovabili sui consumi primari al 2020? Questo significherebbe produrre energia da rinnovabili pari ai consumi energetici primari di Italia, Olanda e Belgio.
Una sfida complessa considerando che la Germania – paese leader in assoluto nell’utilizzo di pannelli fotovoltaici – riesce a coprire da questa fonte solo lo 0,4% dei suoi consumi primari, ad un costo da 5 a 7 volte superiore che utilizzando una centrale a gas.
Il programma 20-20-20 è anche scriteriato, perché uno dei tre “20” – quello sull’efficienza energetica – è rimasto un auspicio e non si è tradotto in iniziative concrete.
Questo è il paradosso. A mio avviso, l’obiettivo di efficienza energetica era non solo quello da perseguire con più tenacia, ma anche quello più concreto e importante. L’efficienza energetica è una vera e propria fonte alternativa; non ha emissioni e salvaguarda l’ambiente a costo zero.
Pertanto, io auspicherei che il tema dell’efficienza diventasse l’obiettivo cardine di ogni politica volta a mitigare i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la sicurezza energetica. In altri termini, l’efficienza energetica è la strada maestra per rendere sostenibile i consumi energetici.
Occorre promuovere la sua diffusione a partire dal singolo cittadino. Tra le misure necessarie non vedo solo gli strumenti normativi e di mercato. Deve essere diffusa in tutti i settori della società la conoscenza delle potenzialità della “fonte efficienza energetica”, verso cui c’è grande ignoranza.
Io cito sempre l’esempio del parco auto-statunitense, il meno efficiente al mondo con una media di 4km/l. Ecco, se quel parco avesse la stessa efficienza media del parco auto europeo, circa 13km/L, gli Stati Uniti risparmierebbero 4 milioni di barili al giorno di petrolio, cioè l’intera produzione dell’Iran di oggi.
(* )Ma perché dobbiamo accontentarci di un parco macchine che percorre solo 13km con un litro, mentre ci sono oggi automobili confortevoli che ne fanno tranquillamente 20?
Pensate che se il parco macchine europeo percorresse in media 20km con un litro, l’Europa risparmierebbe circa 1,5 milioni di barili al giorno. Per ottenere lo stesso risultato, dovremmo costruire 36 centrali nucleari nel nostro continente.
In sostanza, l’efficienza energetica rappresenta di gran lunga l’obiettivo più importante e più percorribile nel breve-medio termine. Dovremmo concentrci su di essa invece di teorizzare massimi sistemi incapaci di produrre risultati significativi ma sicuramente capaci di appesantire i costi dell’energia per le famiglie europee.

 

 altro possibile esempio sostituivo, tratto da rimini 2006

 * Ma perché bisogna accontentarsi di un parco macchine che fa 13 km con un litro? Anche l’Europa non è poi così virtuosa. Esistono oggi auto confortevoli che fanno più di 20 km con un litro. E allora se tutte le automobili di Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone, insomma di tutti i paesi ricchi grandi consumatori di petrolio, facessero in media 20 km con un litro, si risparmierebbero più di 10 milioni di barili al giorno, cioè tutta la produzione del primo produttore al mondo, l’Arabia Saudita e, per inciso, più di tutto il consumo di Cina e India messe assieme.

 

Organigramma di Assoedilizia, Associazione Milanese della Proprietà Edilizia

novembre 13, 2008


Presidente
Avv. Achille Lineo Colombo Clerici

 Vice Presidenti

Avv. Edgardo Barbetta
Arch. Alfredo Campanini Bonomi
Dott. Bernardo Negri da Oleggio

 

Consigliere Amministratore

Dott. Roberto Rezzani

 

Giunta Esecutiva

Dott. Luigi Arborio Mella
Rag. Sergio Brembati
Avv. Michele D’Amico
Ing. Carlo Angelo Menni di Vignale
Dott. Alessandro Panza di Biumo

 

Consiglio Direttivo

Ing. Gianfranco Agnoletto
Dott. Alessandro Alessi
Dott. Giuseppe Barbiano di Belgiojoso
Dott. Eugenio Bergamasco
Dott. Andrea Bologna
Dott. Febo Borromeo d’Adda
Dott. Giancarlo Castelli Villa
Prof. Giuseppe Angelo Cavajoni
Dott. Ugo Dozzio Cagnoni
Prof. Mario Cicogna Mozzoni
Avv. Paolo Fumagalli
Ing. Paolo Jacini
Sig.ra Laura Perego di Cremnago
Dott. Franco Pugassi
Rag. Carmelo Puglisi
Dott. Andrea Resnati
Dott. Roberto Rezzani
Avv. Cesare Rosselli
Ing. Donato Sagramoso
Dott. Giancarlo Silva Confalonieri
Avv. Luca Stendardi

 

Revisori dei Conti

Dott. Achille Frattini
Dott. Gian Massimo Verna
Rag. Maria Grazia Viotti

 

Segretario Generale

Rag. Italo Pallaroni

 

www.assoedilizia.com

 

Federazione Nazionale della Proprietà Fondiaria

novembre 13, 2008

UNIONE REGIONALE LOMBARDA DELLA PROPRIETA’ FONDIARIA ORGANIGRAMMA

Presidente:          Paolo Jacini
Vice Presidenti:  Margherita Giordani Feltrinelli
                              Giuseppe Rota
Direttore:             Antonio Oliva

ASSOCIAZIONE PROPRIETA’ FONDIARIA DELLE PROVINCE DI MILANO E LODI – ORGANIGRAMMA

Presidente:          Francesco Cappa
Vice Presidente Vicario:  Carlo Marietti
Vice Presidente: Achille Lineo Colombo Clerici
Direttore:             Antonio Oliva

Incontro Etica e Finanza con il Presidente del Parlamento Europeo Pottering

novembre 12, 2008

 

Milano,8 novembre 2008

 

Presso la sede della Banca Intesa-S.Paolo si è tenuto un incontro conviviale del Gruppo Etica e Finanza con il presidente del Parlamento Europeo, Hans-Gert Pottering.

Presenti, tra gli altri, il pres. del Gruppo Angelo Caloia, Giovanni Bazoli, Enrico Salza,i Vescovi lombardi Merisi e Giudici, Mons. Erminio De Scalzi, Mons.Verzeleri, Mons. Luigi Testori,Mons. Baron, i parlamentari europei Jas Gawrosky e Cristiana Muscardini, Alberto Quadrio Curzio, Giampio Bracchi, l’assessore milanese Finazzer Flory,Rosario Alessandrello, Mario Boselli, Roberto Mazzotta, Alfio Noto, Giancarlo Pagliarini, Achille Colombo Clerici, Federico Falck, Siro Lombardini, Lanfranco Senn, Giuseppe Vigorelli, Benigno Morlin Visconti

 

Il giorno seguente al Presidente Pottering è stato consegnato, ad Albiate, il Premio Vittorino Colombo.