Giuseppe Sala – Incontro di Assoedilizia con i candidati sindaco di Milano

Pubblicato luglio 23, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Assoedilizia informa

Incontro del presidente di Assoedilizia con il candidato sindaco di Milano Giuseppe Sala
POST-COVID, PORTARE MILANO AL CENTRO DELL’EUROPA

 di Vito Luise

“Milano abbisogna di un Sindaco in grado di assicurarle la competitività con le grandi metropoli europee. Perché ciò avvenga è necessario raggiungere un alto grado di attrattività: se una città è attrattiva, è meta preferita dagli investitori esteri che svolgono la doppia funzione di causa ed effetto dei grandi flussi di turisti stranieri. Questi, a loro volta, hanno ormai un ruolo di estrema rilevanza nel progresso della città: non solo attivano un enorme indotto – food, moda, shopping, ospitalità e quant’altro – ma si rendono ambasciatori nei rispettivi Paesi della realtà milanese, producendo nuovi investimenti esteri. Occorre dunque riattivare quanto prima questo processo circolare.  La città mostra segni di ripresa e di forte resilienza, ma siamo ancora molto lontani dal pieno recupero. Sull’andamento della ripresa ho quale termometro la riapertura di tutti quegli alberghi che sono stati e sono ancora chiusi per pandemia”.

Così Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia – che annovera tra i propri associati molte delle famiglie che hanno “fatto” la città – e di Amici di Milano; ma  soprattutto personalità di grande cultura e profondo conoscitore della realtà metropolitana, incontrando in rappresentanza di  Assoedilizia, in “spirito di par condicio” e nell’ambito di una programmata serie di incontri con i candidati alla poltrona di sindaco in vista della tornata elettorale del prossimo autunno, il dottor Giuseppe Sala, sindaco uscente e candidato a sindaco nelle amministrative comunali del prossimo autunno.

La discussione si è svolta ampiamente su moltissimi temi riguardanti la vita e le problematiche della città: l’attenzione ai quartieri, la sicurezza urbana, gli interventi per il traffico e la mobilità, la qualità dell’aria, i servizi sociali e sanitari, complicati dall’emergenza Covid, la macchina amministrativa comunale, l’organizzazione del lavoro e delle funzioni urbane, anche alla luce della tendenza allo smart working; la riconversione del patrimonio edilizio; il commercio di prossimità che versa in crisi profonda; l’edilizia e la casa; la città della cultura, della ricerca e dell’Università, il rapporto con L’Europa.

Foto d’archivio: Giuseppe Sala con Achille Colombo Clerici

Milano, Pierfrancesco Maran apre la campagna elettorale

Pubblicato luglio 22, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Assoedilizia informa

L’assessore comunale Pierfrancesco Maran apre la campagna elettorale

MILANO, DIALOGO ALLA PARI CON LE METROPOLI DEL MONDO 

di Benito Sicchiero

Città verde, mobilità sostenibile, social housing, case popolari, il piano degli scali ferroviari che ha l’ambizione di rendere l’area urbana sostenibile, inclusiva, e ancora più attrattiva. Prima tappa 2026, obiettivo finale 2030. Ma già tra due anni, sull’onda della riconferma di Giuseppe Sala a sindaco di Milano, l’assalto alla Regione da tempo immemorabile roccaforte della Lega e alleati. Un bis, insomma, di quanto avvenne dieci anni fa quando il centrosinistra di Pisapia strappò Milano al centrodestra.   

E’ il programma che Pierfrancesco Maran, assessore all’urbanistica, verde e agricoltura del Comune di Milano, ha illustrato a centinaia di concittadini accorsi allo Spirit de Milan, zona Bovisa, per l’avvio della campagna elettorale.

Per Maran la sfida è riportare la città, capitale dell’economia, della cultura, dei diritti, duramente colpita dalla pandemia al centro dell’Europa e a dialogare alla pari con le più importanti e ben più popolose metropoli del mondo. C’è già qualche segnale positivo. Gli investimenti esteri hanno superato la quota del 2019, anno record: ma al centro del suo programma resta il lavoro.

Maran ha ricordato i principali risultati ottenuti dall’amministrazione di cui fa parte: quello che lo inorgoglisce di più è il car-sharing, primo caso in Italia. Ed ha elencato puntigliosamente il suo programma che è anche il leit-motiv dal titolo “Milano ha grandi progetti per il futuro”: la qualità e la crescita del verde pubblico che da qui al 2030 vedrà nascere almeno 20 nuovi grandi parchi e collegare il verde cittadino a quello della campagna;  la riqualificazione delle case popolari in collaborazione con Aler; il nuovo piazzale Loreto, templi della cultura quali Scala e Conservatorio anche nelle periferie,  il Villaggio Olimpico allo Scalo Romana, per citare. All’insegna della correttezza e della progettualità.

Soprattutto l’ascolto dei bisogni dei cittadini. Come ha suggerito il sindaco Sala, dare risposta alla domanda “Milano, come ti senti?”. Bisogna informare i cittadini, dire loro – senza altezzosità – che sì, noi siamo diversi. Altri dipingono la città come una Gotham city, ma non propongono soluzioni.

Sala ha aperto la sfilata di esponenti del Pd, ma non solo: citiamo il predecessore Giuliano Pisapia (“le ingenti risorse europee di cui altri si fanno vanto sono in realtà merito di politici quali David Sassoli”),  gli europarlamentari Brando Benifei e Pierfrancesco Majorino, l’onorevole Lia Quartapelle (“Guardare la città con gli occhi delle donne e dei bambini”), il segretario regionale Guido Peluffo, la sindaca di Arese Michela Palestra, l’assessore comunale Cristina Tajani, l’ex assessore Marco Granelli. 

Foto d’archivio: Giuseppe Sala, Pierfrancesco Maran, Achille Colombo Clerici nella sede di Assoedilizia

LUCA BERNARDO Incontro Assoedilizia con i candidati sindaco al Comune di Milano

Pubblicato luglio 22, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Assoedilizia informa

Incontro di Assoedilizia tra il candidato sindaco di Milano Luca Bernardo e il presidente Achille Colombo Clerici 

POST-COVID, PORTARE MILANO AL CENTRO DELL’EUROPA 

Benito Sicchiero

“Milano abbisogna di un Sindaco in grado di assicurarle la competitività con le grandi metropoli europee. Perché ciò avvenga è necessario raggiungere un alto grado di attrattività: se una città è attrattiva, è meta preferita dagli investitori esteri che svolgono la doppia funzione di causa ed effetto dei grandi flussi di turisti stranieri. Questi, a loro volta, hanno ormai un ruolo di estrema rilevanza nel progresso della città: non solo attivano un enorme indotto – food, moda, shopping, ospitalità e quant’altro – ma si rendono ambasciatori nei rispettivi Paesi della realtà milanese, producendo nuovi investimenti esteri. Occorre dunque riattivare quanto prima questo processo circolare.  La città mostra segni di ripresa e di forte resilienza, ma siamo ancora molto lontani dal pieno recupero. Sull’andamento della ripresa ho quale termometro la riapertura di tutti quegli alberghi che sono stati e sono ancora chiusi per pandemia”.

Così Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia – che annovera tra i propri associati molte delle famiglie che hanno “fatto” la città – e di Amici di Milano; ma  soprattutto personalità di grande cultura e profondo conoscitore della realtà metropolitana, incontrando in Assoedilizia, nell’ambito di una programmata serie di incontri con i candidati alla poltrona di sindaco in vista della tornata elettorale del prossimo autunno, il professor Luca Bernardo, candidato espresso dal centrodestra.  È un candidato “civico”, proveniente dal mondo delle professioni, e non dal mondo politico ed è il primario di Pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli. Con esperienze lavorative negli Stati Uniti, attivissimo nel sociale, è stato tra l’altro responsabile dell’ambulatorio immigrati del Fatebenefratelli; è giornalista, autore di numerose pubblicazioni; per il ministero dell’Istruzione fa parte dell’Osservatorio nazionale per l’Infanzia ed è direttore del Centro di Coordinamento Nazionale Cyberbullismo. Nel 2017 è stato chiamato dall’Anticorruzione (Anac), guidata da Raffaele Cantone, come esperto nazionale in ambito sanitario.

La discussione si è svolta ampiamente su moltissimi temi riguardanti la vita e le problematiche della città: l’attenzione ai quartieri, la sicurezza urbana, gli interventi per il traffico e la mobilità, la qualità dell’aria, i servizi sociali e sanitari, complicati dall’emergenza Covid, la macchina amministrativa comunale (solo per citare, “la capitale tecnologica del Paese non può far attendere 8 mesi la concessione della carta d’identità elettronica” ), l’organizzazione del lavoro anche alla luce della tendenza allo smart working che sta alterando profondamente la qualità di vita di decine di migliaia di famiglie, “desertifica gli immobili”; il commercio di prossimità che versa in crisi profonda; l’edilizia e la casa; la città della cultura, della ricerca e dell’Università.

Il suo leit-motiv: “il mio impegno va oltre il lavorare per i milanesi, ma sarà lavorare con i milanesi”.

Foto: Luca Bernardo con Achille Colombo Clerici

“Cambiamenti climatici e opportunità” Articolo su QN IL GIORNO del 10 luglio 2021 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato luglio 12, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Articoli

Sorpresa da Eurobarometro: il sondaggio condotto per conto della Commissione Europea nei Paesi dell’Unione (coinvolti 26. 669 cittadini appartenenti a diversi gruppi sociodemografici dei 27 Stati membri).   

Nonostante la pandemia, la recessione economica, la disoccupazione, l’immigrazione incontrollata e quant’altro, i cittadini del Vecchio Continente ritengono che i cambiamenti climatici siano il problema più grave che il mondo si trovi ad affrontare. Oltre nove persone su dieci intervistate infatti sono convinte che i cambiamenti climatici siano un problema grave (93 %), e quasi otto su dieci (78 %) lo ritengono molto grave.

Comprensibile l’entusiasmo del vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo Frans Timmermans: ”Il sostegno per l’azione climatica resta elevato. Gli europei sono consapevoli dei rischi a lungo termine rappresentati dalle crisi del clima e della biodiversità.” 

E’ diffusa la convinzione che la lotta contro i cambiamenti climatici porti con sé opportunità per i cittadini e per l’economia. Quasi otto europei su dieci (78 %) concordano sul fatto che l’azione a favore del clima si tradurrà in innovazioni che renderanno le imprese europee più competitive e sono convinti che promuovere la competenza dell’UE in materia di energie pulite in Paesi extraeuropei possa contribuire a creare nuovi posti di lavoro da noi. Sette europei su dieci ritengono che ridurre le importazioni di combustibili fossili possa avvantaggiare economicamente l’UE e sono convinti che i costi dei danni causati dai cambiamenti climatici siano molto superiori agli investimenti necessari per la transizione verde.

C’è chi vede in questo l’effetto di una pervasiva azione di convincimento di potentati imprenditoriali e finanziari che hanno fatto di Greta Thunberg la loro icona. Quasi nessuno, infatti, sembra scorgere l’altro lato della medaglia: un costo maggiore, per cominciare. Come ogni industria nascente anche la green economy non ha economia di scala; il costo delle tecnologie verdi è più alto rispetto alle tecnologie tradizionali; c’è un grosso rischio per i posti di lavoro legati a queste ultime. Aggiungiamoci i Paesi in via di sviluppo, che soffrono di problemi ambientali diversi da quelli delle nazioni più sviluppate. I barcaioli anti Fulton non avevano tutti i torti a protestare. 

“Se il futuro dell’Europa è in Italia” Articolo di Achille Colombo Clerici su QN Il Giorno del 3 luglio 2021

Pubblicato luglio 5, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Uncategorized

Senza nulla togliere al merito del Governo che è riuscito a far affluire in Italia una quota assai consistente del Next Generation EU si può affermare, sinteticamente: se il futuro dell’Italia è in Europa, il futuro dell’Europa è in Italia. Vediamo perché.

Innanzitutto va detto che, per quanto riguarda il nostro Paese, la ripresa del Pil dopo il Covid sfiorerà quest’anno il 5%, ma il livello pre-pandemia (di per sé non un obiettivo ottimale) si raggiungerà solo nel 2022, sia pure con un indebitamento pubblico che balzerà dal 134,8 del 2019 a quasi il 160%. L’inevitabile riduzione di questo debito può avvenire in costanza di alcuni fattori. Nello scenario attuale, la crescita reale del Paese poco sotto l’1% – con un avanzo primario tra l’1,5 e il 2% – il permanere di tassi di interesse molto bassi, potranno portare il debito pubblico al 150% nel prossimo decennio.  Questo livello manterrebbe comunque l’Italia esposta ad eventi “avversi”, quali un rialzo dei tassi.

A ridurre il rischio gioca il fatto che una quota consistente del debito (44,6%) è detenuto dall’UE e dall’Eurosistema: al netto di questa quota, il debito si attesta al 111,2% del Pil, destinato ad abbassarsi ulteriormente grazie ai prestiti previsti dal Recovery Plan. E un ulteriore contributo alla manovra-riduzione dovrebbe giungere dalle riforme e dagli investimenti programmati dal Pnrr. In totale, un tasso di crescita potenziale dello 0,8% che si sommerebbe, come detto, a quello ‘storico’ che è quasi dell’1%.  In questo scenario, l’evoluzione del rapporto debito/Pil si orienterebbe verso una decisa riduzione, con una prospettiva economica, politica e sociale del Paese decisamente più stabile.

Ma il medesimo scenario sottintende che si renda permanente la mutualizzazione e l’emissione di Eurobond; cioè la ridistribuzione del debito pubblico – non solo italiano ma anche degli altri Paesi – in seno ai meccanismi finanziari della Comunità: cosa che, come sappiamo, i “Paesi frugali” aborrono. Riforme (modifiche dei Trattati) saranno necessarie anche in Europa, dopo le elezioni in Francia e Germania.

L’amara pillola del dover pagare i debiti altrui potrebbe essere inghiottita se i Frugali si convincessero che aiutare l’Italia ed altri sarebbe, alla fine, positivo anche per loro. Ma se – parliamo per noi – dovessimo fallire la prova, sarebbe la fine dell’Europa come la conosciamo. In alternativa, il bis, di proporzioni colossali, del “caso Grecia”.

Rigenerazione urbana: “Riuso edilizio criteri superati” QN Il Giorno del 26 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato giugno 28, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Articoli

L’Unione Europea, secondo il programma messo a punto dalla Commissione Energia e Industria, si aspetta dall’Italia una ondata di interventi di ristrutturazione profonda degli edifici, che dovrebbe portare alla riqualificazione edilizio/energetica circa 100 milioni di mq. di edificato all’anno, con un finanziamento a titolo di sovvenzione per oltre 10 miliardi annui. 

Un quantitativo enorme, se pensiamo che equivale allo stock edilizio dell’intera città di Milano: ripeto, ogni anno…

L’Italia risponde con il Disegno di legge sul riuso edilizio di edifici pubblici e privati in stato di degrado, o di abbandono, o dismessi, o inutilizzati, o in via di dismissione o da rilocalizzare.  La normativa attualmente all’esame del Senato, per come si presenta, forse potrà dare qualche minimo risultato a Milano, ma già a Roma e Bologna molto minore e nel resto d’Italia di poco conto.  

La legge, infatti, invece di innescare una risposta di sistema, in grado di smuovere, incentivandoli, centinaia e centinaia di migliaia di interventi spontanei, portati avanti dai diretti proprietari, pretende di pilotare in modo dirigistico una serie di interventi privilegiati, gestiti da cooperative, consorzi, imprese, sostenuti dalle Sgr e altri simili soggetti operatori, dotati dei requisiti di legge.

Il meccanismo è il solito della vetero-urbanistica.

Quel risanamento degli edifici cittadini, attraverso il meccanismo del deterrente dell’espropriazione per pubblica utilità, con eventuale riassegnazione ai soggetti attuatori che, introdotto dalla legge 865 del 1971, già era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale.

Il disegno di legge, inoltre è assai macchinoso, prevedendo, in materia di rigenerazione urbana, cabina di regia, programmi e aree territoriali nazionali; leggi e bandi regionali; banche dati del riuso e piani di rigenerazione comunali di iniziativa pubblica o basati su accordi operativi privati.  

E’ altresì assai farraginoso poiché, pretendendo di fare sintesi di tutti i problemi del territorio, della società e dell’ambiente, finisce per affastellare in unico discorso situazioni e istituti ordinamentali eterogenei, quali le aree, gli immobili, o le unità immobiliari degradati o abbandonati o semplicemente sfitti, non utilizzati o abbandonati, ovvero il contratto a canone concordato e il canone agevolato, che non sono propriamente espressioni di un’ endiadi, ma istituti distinti e differenti, aventi logiche e peso economici molto diversi. 

Insomma si tratta di una legge tutta basata sull’ interferenza pubblica e sulla burocrazia; che è ciò di cui meno abbiamo bisogno.

Già il superbonus, destinato al milione ed oltre di condomini italiani, ha prodotto, per l’eccessivo appesantimento burocratico, solo poco più di un migliaio di interventi effettivi.

Se l’intento è quello di portare avanti interventi sugli immobili pubblici, si faccia una legge apposita, senza coinvolgere i privati in una logica che è loro estranea.

“Blocco dei licenziamenti e blocco degli sfratti”- Articolo su QN Il Giorno del 19 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato giugno 23, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Articoli

Per la Commissione Europea – secondo la raccomandazione inviata al nostro governo – il blocco dei licenziamenti in Italia, unico Stato membro ad avere adottato tale provvedimento all’inizio della crisi-Covid, è controproducente e favorisce i lavoratori a tempo indeterminato a scapito di quelli a tempo determinato, come gli interinali e gli stagionali.

Inoltre riteniamo possa rendere molto più arduo il rientro alla normalità nel dopo smart working

 Secondo una analisi compiuta dall’Ocse, in tutti i Paesi europei presi in esame si è registrata una contrazione dei posti di lavoro; ed a pagare lo scotto più pesante sono stati i lavoratori a tempo determinato cui non sono stati rinnovati i contratti. Ma negli altri Paesi dell’Unione nei quali non è stato adottato il blocco dei licenziamenti non si è verificato alcun disastro sociale. Ad esempio, in Germania e Francia, l’impatto della crisi sull’occupazione è stato contenuto con altri mezzi.

La Germania, come molti altri Paesi Ocse, ha reso più generosa la cassa integrazione; la Francia ha adottato un sistema di controlli rafforzati dei licenziamenti collettivi nelle aziende con più di 50 dipendenti. In conclusione in Europa, dove si è attuata una cassa integrazione più estesa (e vantaggiosa per le imprese), si è riscontrata una relativa stabilità dei contratti a tempo indeterminato.

Se al blocco dei licenziamenti può essere imputata una sostanziale eccessività, il blocco indiscriminato degli sfratti per morosità, che si trascina da oltre un anno e mezzo, è diventato insostenibile per un’intera categoria, quella dei proprietari immobiliari locatori, iniquamente sospesi da un diritto fondamentale: quello di ricevere tutela giuridica per la riscossione del credito relativo al corrispettivo della concessione, contrattuale, dell’uso di un proprio bene. Analogamente al fornaio che vende il pane. Con l’aggravante che nel caso del blocco dei licenziamenti lo Stato ha messo a disposizione ingenti risorse, mentre nel secondo caso, solo ora sembra si profili uno rimborso della rata di Imu pagata tre giorni fa: con un impegno di 50 milioni. Sul blocco-sfratti si pronuncerà dunque la Corte Costituzionale.  Si tratta comunque di due forzature del sistema economico liberale cui l’Italia afferma di ispirarsi.

La scomparsa di Livio Caputo – Cordoglio di Assoedilizia

Pubblicato giugno 15, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Assoedilizia informa

Il cordoglio di Assoedilizia e di Amici di Milano espresso dal presidente Achille Colombo Clerici  

LIVIO CAPUTO, STORICA FIRMA DEL GIORNALISMO, POLITICO INTEGERRIMO 

Il presidente Achille Colombo Clerici, i vice presidenti, i componenti la Giunta e il Consiglio Direttivo, il segretario generale, consulenti e collaboratori di Assoedilizia-Associazione della Proprietà Edilizia nonché il direttivo e i soci di Amici di Milano partecipano con profondo cordoglio al lutto della famiglia, di Milano e del Paese per la scomparsa del senatore, giornalista e scrittore Livio Caputo.

Considerato uno degli esponenti più in vista del movimento liberale italiano, Caputo era nato a Vienna il 24 agosto del 1933. Laureato in Giurisprudenza a Torino, aveva intrapreso la carriera giornalistica già durante gli anni dello studio, diventando corrispondente da Bonn per il Corriere d’Informazione e il settimanale Gente, per poi trasferirsi a Londra come inviato dei quotidiani Il Resto del Carlino e La Nazione e del settimanale Epoca. Nel 1965 venne inviato a New York, come capo della redazione dei periodici della Arnoldo Mondadori Editore. Rientrato in Italia nel 1970, fu inviato per Epoca, di cui divenne per un breve periodo direttore nel 1976. In seguito entrò come inviato ed editorialista nel quotidiano Il Giornale, fondato e diretto da Indro Montanelli di cui divenne amico, e si distinse come uno dei commentatori di Telemontecarlo. Nel 1979 subentrò a Nino Nutrizio alla guida del quotidiano La Notte, restando in carica fino al 1984. Passato al Corriere della Sera come capo dei servizi esteri, nel 1992 tornò al Giornale come vicedirettore.

Candidato al Senato nelle file di Forza Italia, nel 1994, venne eletto e diventò prima vice capogruppo vicario e poi sottosegretario agli Affari Esteri. Non fu rieletto nel 1996, ma l’anno seguente entrò nel Consiglio comunale di Milano, dove rimase fino al 2006.

“La ripresa passa dal ritorno del turismo straniero” – Articolo pubblicato su QN IL GIORNO del 5 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato giugno 9, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Articoli

Il “ponte” della Festa della Repubblica con 9 milioni di turisti in viaggio e città d’arte, spiagge, monti e laghi affollati come non accadeva da tempo è di buon auspicio per la stagione 2021, come d’altronde è confermato dalle prenotazioni. Ma la crisi del settore causata dalle pandemia – già costata nel 2020 28 miliardi di euro, 1,5 punti di Pil – verrà superata non prima del  prossimo anno. Per raggiungere l’obiettivo, sarà necessario attrarre i turisti stranieri che già nella Grande Crisi del 2008 hanno rappresentato un importante volano economico, mitigando le conseguenze del crollo del turismo domestico.

Lo afferma, assieme agli operatori del settore, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia: “La prima priorità è ripristinare la fiducia nei confronti del turismo internazionale: a monte di tutto c’è la ripresa dell’afflusso dei turisti stranieri”.

Nel 2019 gli arrivi di stranieri sono stati 63 milioni, per 218,8 milioni di presenze, ed una spesa 44,3 miliardi di euro. La Germania è storicamente il primo Paese di provenienza dei turisti stranieri (27,1%), seguita a distanza da Stati Uniti, Francia, Regno Unito (tutti intorno ai 6,5 punti percentuali). Ma chi spende di più pro- capite sono Russi e Cinesi, che sarebbero assenti quest’anno per motivi sanitari (e politici).

Attrarre nuovamente i turisti significa anzitutto rassicurarli sul piano della sicurezza sanitaria. Il messaggio da diffondere è che la vacanza in Italia non comporta rischi per la salute e limitazioni di sorta.  

Utile quindi l’iniziativa di Enit che ha realizzato Visit Italy Web Radio, la prima web radio internazionale per la promozione e il rilancio del turismo italiano attraverso l’intrattenimento musicale, con 27 sedi distribuite in Europa, Americhe, Asia, Oceania.

Anche Milano, la città più duramente colpita, con la regione, dalla pandemia, si attiva per riprendere il ruolo di città fortemente attrattiva. L’obiettivo dell’area Turismo del Comune di Milano è fare sistema con i partner di settore per una promozione efficace della città e del suo posizionamento internazionale come sede di grandi eventi, meeting e congressi, che generano un rilevante indotto. Ma il Comune non può esser lasciato solo: altre città europee sono supportate dai rispettivi governi.

l turismo internazionale comunque, per rilanciarsi, deve “reinventarsi” con il digitale, onde interpretare le esigenze del turista e cercare risposte alle stesse.  

Colombo Clerici “La Rai a Milano è un passo ora necessario” – Il Giornale del 7 giugno 2021

Pubblicato giugno 7, 2021 di questionesettentrionaleefederalismo
Categorie: Articoli, Assoedilizia informa

“È un primo passo necessario per la ripresa del Paese”. Achille Colombo Clerici, presidente Assoedilizia, vede un segnale positivo nel progetto della nuova sede Rai di Milano che prevede, entro il 2025, l’abbandono degli studi di via Mecenate, una rivisitazione della sede di corso Sempione e un nuovo Centro di produzione nell’area del Portello, ex polo fieristico milanese. “Mi auguro non si tratti di un atto episodico, ma l’inizio di una inversione di tendenza” dice Colombo Clerici. E conclude: “Teniamo presente ad esempio che Bankitalia e Consob hanno già proprie filiali nel capoluogo lombardo, seppur con funzioni ridotte”.